Il Meraviglioso Business dei Razzi

Il 28 settembre 2008 SpaceX lanciò con successo il suo razzo Falcon 1 in orbita terrestre. Questa è una data storica per l’economia dello spazio: per la prima volta, una società privata compie un tipo di missione da sempre catalogato come una prerogativa delle agenzie spaziali nazionali o addirittura internazionali.

Sono passati quasi 13 anni da quel giorno e le cose sono decisamente cambiate. Ora Nasa vede SpaceX come un prezioso fornitore, i Falcon hanno lanciato un sacco di cose in più (incluse alcune stravaganti idee di Elon Musk) e ci sono circa 100 tra grandi società private e startup che si occupano di lanciare razzi o di voler lanciare, un giorno, dei razzi.

Quello storico lancio del 2008 avvenne da Omelek Island, uno degli atolli delle isole Marshall. Le isole Marshall derivano la gran parte del loro PIL proprio dal leasing delle loro isole al governo americano, che le usa come base per i test missilistici approfittando della loro posizione piuttosto isolata nel Pacifico.

L’ultimo lancio dall’isola di Omelek avvenne nel 2009. Ma dopo 13 anni di silenzio, i reattori dei razzi torneranno a illuminare questo ridente arcipelago l’anno prossimo: nel 2022, Omelek sarà la base di un nuovo lancio. Solo che stavolta non si tratterà più di un razzo SpaceX, bensì firmato dalla startup americana Astra.

Astra è una delle mie startup preferite in assoluto, perché è la classica storia di quattro ragazzi con la chitarra in mano che arrivano a fare qualcosa di davvero incredibile.

Vedi, la storia dell’economia dello spazio è passata gradualmente di mano in mano. Prima i governi, poi i miliardari (Jeff Bezos con Blue Origin, Elon Musk con SpaceX, Richard Branson con Virgin Galactic, ecc.), poi alle grandi compagnie multimilionarie come Boeing, infine ai quattro ragazzi con la chitarra in mano: gli startupper sottocapitalizzati.

Una curiosità divertente: Wikipedia ha una pagina “Billionaire space race”, dedicata proprio alla corsa dei miliardari verso lo spazio. Buffo pensare che ora ci siano ragazzi poco più che 20enne a sfidarli, spesso con un discreto successo.

I ragazzi di Astra, per esempio, non usano materiali costosi: niente fibra di carbonio, solo alluminio. Niente stampanti in 3D, solo saldature a mano. Con un cartellino da 2,5 milioni di dollari, il loro razzo più all’avanguardia è probabilmente meno costoso del budget che SpaceX stanzia ogni anno per le fotocopie.

Ci sono anche Orbex, Rocket Lab, la spagnola PLD Space e varie altre compagnie che si occupano della stessa cosa.

Non stiamo parlando di miliardari con una visione di business a 30-40 anni che possono permettersi di perdere centinaia di milioni di dollari prima di vedere un singolo dollaro di margine operativo. Sono società che di qui a poco, per assicurarsi la sopravvivenza, dovranno iniziare a produrre risultati concreti.

Questo pone legittimamente la domanda…

Ma che ce ne facciamo di tutti questi razzi?

Ho studiato la questione e la reputo molto interessante.

Le grandi società (SpaceX e Rocket Lab) che hanno grandi capitali e costruiscono grandi razzi, di fatto sono come la Ferrari e la Lamborghini dello spazio. Il loro business è trasportare nell’alta orbita terrestre dei satelliti che costano 100-400 milioni di dollari e vengono commissionati da grandissime società multinazionali o direttamente dai governi.

Normalmente in questi lanci avanza un po’ di spazio per trasportare altro, per cui caricano a bordo quelli che vengono detti secondary payloads. Si tratta di satelliti molto più piccoli e molto meno costosi, diretti verso la bassa orbita terrestre, che in media hanno un prezzo di 10-50 milioni di dollari.

Chiaramente queste società devono occuparsi in primis della soddisfazione dei loro clienti più importanti, per cui calibrano il lancio per portare nell’orbita ideale gli 1-2 satelliti più costosi. Gli altri vengono scaricati strada facendo e vengono muniti di piccoli razzi in modo da aggiustare la traiettoria in corsa, una soluzione “alla buona” (per la media della precisione nell’ingegneria aerospaziale) che ha un tasso di successo piuttosto scarso.

Dal 2000 al 2016, si stima che il tasso di successo nel lancio dei satelliti più piccoli sia stato del 41,3%.

Malgrado ciò, c’è comunque la coda per avere la possibilità di giocare alla lotteria con i satelliti più piccoli. Ecco perché una serie di nuove società sta cercando il modo di produrre razzi poco costosi, meno potenti, ma in grado di portare con successo i satelliti più piccoli verso la bassa orbita terrestre senza trattarli come dei passeggeri di terza classe.

Perché tutta questa domanda?

Tutta questa domanda si spiega per vari motivi:

  • Stanno diventando molto richieste le costellazioni di satelliti, cioè insiemi di centinaia o migliaia di satelliti piccoli che lavorano insieme offrendo un vantaggio nei tempi di risposta e nei costi operativi rispetto all’avere pochi grandi satelliti in orbita più alta;
  • C’è sempre più interesse scientifico per le immagini satellitari ad alta risoluzione e per gli esperimenti condotti dalla bassa orbita terrestre;
  • Nel mondo for profit, l’intelligenza artificiale e i big data stanno diventando sempre più capaci di fornire risposte a problemi concreti usando le immagini satellitari (prevedere le maree, l’impatto del cambiamento climatico, addirittura le scorte di petrolio nel mondo);
  • Molte tecnologie che verranno installate nelle missioni spaziali più ambiziose vengono prima testate nella bassa orbita terrestre;
  • Nel ramo di internet e delle telecomunicazioni, le costellazioni di satelliti possono produrre connessioni veloci a costi ridotti e con una copertura globale del segnale.

Si stima che il tasso di crescita della domanda di piccoli satelliti sarà del 18-20% in media fino al 2030. Il problema è trovare qualcuno che li trasporti con efficienza, in tempi brevi, esattamente dove devono arrivare.

Ora che Astra si è quotata, Virgin Galactic si è quotata e ora che presto anche Rocket Lab sarà quotata, anche i piccoli risparmiatori potranno avere in portafoglio un pezzo di questa grande missione per l’esplorazione spaziale.

Così l’economia dello spazio diventa democratica: dai governi e dai miliardari fino agli startupper e ai piccoli risparmiatori, dai grandi razzi super costosi al “Maggiolino” dei razzi, dai secondary payloads alle società specializzate nel trasporto di piccoli satelliti. Le prime pagine di un racconto che ci porterà probabilmente molto, molto lontano.


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Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

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