Collasso di Terra: perché la DeFi è da prendere sul serio?

Il recente collasso della stablecoin Terra ci mette di fronte ad una serie di valutazioni che vanno affrontate con il giusto livello di attenzione.

Siamo di fronte a quello che per adesso è un giochino pericoloso ma che dobbiamo conoscere perché ci mostra tutta la fragilità di un sistema, la DeFi (finanza decentralizzata), che poggia le sue basi su una narrazione accattivante e, a breve termine, pericolosa.

Partiamo dalle basi.

Cos’è la DeFi

Spiegata veramente in maniera iper semplificata, la DeFi è uno dei “tentativi pratici” di dare un’applicazione “concreta” all’ecosistema crypto con modalità diverse dal più noto “Bitcoin alternativa alla moneta”.

La DeFi permette ai privati di guadagnare prestando i propri asset in cambio di un tasso d’interesse in maniera molto simile a quello che fanno oggi le banche.

Ogni progetto ha una sua blockchain che dovrebbe garantire un certo grado di decentralizzazione, in quanto “disconnesso” dal sistema bancario tradizionale, o una sorta di “centralizzazione limitata” a chi gestisce in qualche modo il progetto.

Cosa sono le Stablecoin

Le stablecoin di cui magari hai sentito parlare sono delle “monete stabili” ancorate ad un asset reale e per sua natura non volatile come può essere il dollaro.

Hanno lo scopo di supportare il “sistema” consentendo agli investitori che hanno investito in criptovalute di non tornare in moneta fiat (es. Dollari o euro) quando vendono i propri asset ma di avere appunto un equivalente valore delle monete stabili: questo permette di risparmiare costi e tempi di conversione e, di fatto, non fa uscire la liquidità dall’ecosistema crypto.

Non c’è una banca centrale ma è il progetto stesso che, con una corrispondenza 1:1 di quanto raccolto dagli investitori o con un meccanismo complesso (si parla di stablecoin algoritmiche), dovrebbe garantire questa corrispondenza.

TerraUSD (UST), per capirci, è una stablecoin come l’altra “famosa” Tether.

Perché la DeFi funziona in teoria ma è (ancora) pericolosissima nella realtà?

Il mondo è un luogo molto più complesso rispetto a quel che si potrebbe immaginare in una discussione al bar. La DeFi nasce per “sostituire” il mondo finanziario tradizionale o per proporsi in qualche modo come “alternativa”.

La DeFi è, nei fatti, un modo diverso per prendere in prestito o prestare capitali: è il “mestiere” della banca in forma più evoluta.

Il sistema finanziario attuale, quello delle “banche cattive” e delle “borse dove si perdono soldi” è il frutto di un’evoluzione lunghissima: dalla crisi del 1929 ad oggi ne sono successe di tutti i colori.

Quasi tutte le grandi crisi (1929 e 2008 su tutte) condividono alcuni minimi comuni denominatori:

  • l’uso illimitato, tossico e pericoloso del credito;
  • l’assenza o l’inadeguatezza delle regole.

Nel 1929, per esempio, il sistema finanziario era ancora immaturo e non c’era la regolamentazione odierna.

Nel 2008 scoppiò una bolla immobiliare basata sulla sofisticata vendita di strumenti finanziari che incorporavano crediti tossici.

Mancavano regole chiare e controlli e la leva del credito, spesso, è stata usata male.

Per questo oggi siamo arrivati ad un sistema di regolamentazione e di trasparenza elevato che prevede una serie di misure a tutela soprattutto di chi investe. E nonostante ciò, per dire, ogni tanto viene fuori qualche scandalo.

Ci siamo arrivati dopo decenni, dal 1929 è trascorso quasi un secolo.

Le regole costano e noi le paghiamo soprattutto con mancati rendimenti ma sono importantissime: senza ci sono anarchia e incertezza del diritto, due pericoli enormi per il nostro denaro.

La DeFi vorrebbe nel giro di pochi anni sostituire tutto questo. I recenti fatti di cronaca ci stanno dimostrando che senza un sistema di regole, garanzie e procedure tutto questo non si può fare, quanto meno non si può fare in poco tempo.

Solo gli ingenui o quelli che non conoscono certe cose possono credere il contrario.

Occhio ai Ponzi

Ci sono enormi evidenze che mostrano come molte piattaforme di DeFi, spesso, hanno tutte le caratteristiche tipiche dei Ponzi: pagano molto chi presta il denaro, garantendo degli interessi elevati se confrontati ai rendimenti dei mercati finanziari o delle criptovalute stesse (parliamo anche di 18-20%) e prestano soldi (stablecoin o criptovalute) ad un tasso molto più basso a chi li chiede.

I capitali raccolti, sulla scia della “golosa” ricompensa, in molti casi, sono molti di più di quelli prestati con un tasso d’interesse basso: una cosa così, è evidente, non può funzionare perché se escono più soldi (interessi pagati agli investitori) rispetto a quelli che entrano (interessi pagati dai richiedenti) non si va avanti.

In più i prestiti avvengono con controlli limitati, in certi casi con modalità semi anonime.

Questo quadro non ci dice che la DeFi non può funzionare, ci dice solo che è ancora immatura pur avendo del potenziale.

La narrazione rivoluzionaria, però, affascina

Noi siamo decentralizzati rispetto a loro”, dove “loro” sta per il sistema finanziario tradizionale.

Una narrazione di questo tipo è affascinante per le masse che si sentono “escluse” e non è un caso se l’ecosistema crypto piace tanto ai giovani (ricordiamoci la percentuale di disoccupazione giovanile ENORME del nostro Paese) e a tutte quelle persone che, per ragioni socio-economiche o culturali, si sentono “fuori” da quella che nella loro testa è l’élite.

Uno dei più grandi giuristi italiani, Santi Romano, ha ideato la teoria degli ordinamenti: anche una rivoluzione, sintetizzando, altro non è che un nuovo ordinamento che vuole sostituirsi al vecchio.

E come lo fa? “Utilizzando” spesso strumentalmente la massa per far passare un messaggio che, sovente, altro non è che la limousine usata dagli “aspiranti nuovi potenti” per sostituirsi a quelli attuali.

Pensiamo alla Rivoluzione Francese o, se vogliamo, a tutti i colpi di stato della storia: c’è sempre un aspirante dittatore col suo gruppo di potere che, facendo leva sul malcontento popolare, fa all in prendendo il posto di quelli di prima.

Oppure, ancora, pensiamo ai vari movimenti populisti dell’ultimo decennio: dietro idee come “Noi siamo il 99 per cento” o “uno vale uno” si nascondeva, in realtà, il tentativo di chi non deteneva il potere di arrivare lì dove desiderava.

A volte ce la fanno, altre volte no.

In tutto questo, però, alle masse che hanno creduto al cambiamento non resta quasi niente.

Molti di quelli che stanno perdendo soldi in queste fasi sono i più sprovveduti che hanno creduto, certe volte al limite della setta, alla narrazione affascinante.

Molti altri perderanno in futuro a fronte di qualcuno che, vincendo alla lotteria, magari riuscirà a tirarsi fuori in tempo.

Qualcun altro, invece, sfrutterà la sua esperienza – altro che “esclusi” dalla società! – per lucrare sull’ingenuità altrui e molti di questi sono proprio i vari protagonisti dell’ecosistema DeFi che vorrebbe “sostituirsi” a quello tradizionale.

Perché la DeFi va presa sul serio

Siamo tutti adulti abbastanza da capire che il mondo non è solo bianco e nero ma è fatto di tante sfumature di grigio.

Quella a cui stiamo assistendo è, al momento, la fase uno di una cosa nuova.

Come investitori dobbiamo prenderla sul serio, guardarla e, perché no, maneggiarla anche con cura – chi di voi ha acquistato “Crypto Senza Pensieri” sa di cosa sto parlando – ma dobbiamo essere ben consapevoli che decenni di storia non si cambiano così, in un secondo.

Non ci sono i “buoni” e i “cattivi”, la società è un luogo dove varie “anime” e vari “interessi” cercano di farsi strada.

Noi votiamo col portafoglio e, visti i sacrifici spesso posti in essere per riempirlo di soldi oltre che di speranze, dobbiamo per forza di cose essere cauti.

Perché l’imprudenza è per i disperati, per chi non ha niente da perdere.

Noi, almeno su questo, siamo diversi.

Però non siamo scemi e non siamo affatto chiusi ai cambiamenti.

Questo sistema ha bisogno di una regolamentazione da parte delle autorità che prima o poi arriverà, ha bisogno di garanzie, regole e procedure.

Quando ci saranno, con ogni probabilità, assisteremo ad un nuovo modo di movimentare capitali: probabilmente più economico, efficace ed efficiente e con una possibilità di partecipazione ai guadagni “aperta” come accade sui mercati finanziari.

Per questo la DeFi va presa seriamente: senza facili entusiasmi, al limite dell’ingenuità, e senza nemmeno una ottusa avversità.

Chest’è…come amo dire!


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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