Non Esistono Pasti Gratis: Cosa Vuol Dire Concretamente?

Nel mondo finanziario si fa spesso riferimento allo slogan coniato da Milton Friedman, premio Nobel per l’economia nel 1976, che ha appunto introdotto un concetto fondamentale: non si può partecipare ad alcun banchetto senza pagare.

O, aggiungo io, non è sostenibile percepire dei vantaggi a lungo termine senza pagare un prezzo.

Ma perché la gente perde soldi in Borsa anche se ripetono tutti come i pappagalli che “non esistono pasti gratis”?

Me lo sono chiesto tante volte e, lo confesso, ho compreso concretamente il perché maturando negli anni, con l’esperienza sul campo.

Quando parliamo di prezzo dobbiamo partire da un punto fondamentale: non sempre lo troviamo attaccato sulla targhetta o comunque ben visibile in vetrina.

Se, per esempio, uscissi di casa per fare una passeggiata su via Roma a Torino, passando davanti ai vari negozi troverei delle belle vetrine con i prezzi esposti: se reputo giusti quei prezzi entro e compro, se non li reputo accettabili continuo la mia passeggiata e magari compro un bel gelato (sempre che non me lo facciano pagare troppo, anche quel prezzo è esposto!).

In Borsa il prezzo da pagare, spesso, non è visibile.

Uno dei prezzi nascosti più elevati si chiama volatilità: quando i mercati scendono o non salgono come tutti si aspettano, anche gli investitori più esperti cominciano ad entrare in crisi.

Le persone, terribilmente indottrinate dai media pessimisti mainstream, si spaventano quando i quotidiani parlano di “X miliardi bruciati” sui mercati, quando vedono le quotazioni crollare rapidamente e quando l’incertezza dura per un po’, senza portare a un trend rialziasta chiaro.

Siccome mentalmente non vogliono accettare le perdite momentanee e le considerano un male, cosa fanno?

Tentano di curarle, in maniera più o meno efficace: c’è chi vende, capitalizzando definitivamente e irrimediabilmente delle perdite secche, oppure chi cerca l’operazione strategica, non riuscendo semplicemente a star fermo.

Accade, se ci pensiamo, un po’ come quando ci sale la febbre. Qual è la prima cosa che ci viene in mente? Prendere il paracetamolo perché non la vogliamo anche se, spesso, ci farebbe fisiologicamente bene stare due giorni a letto permettendo al nostro corpo di “lavorare” per combattere da solo il problema così come Madre Natura ci ha configurato.

L’industria finanziaria, ad ogni livello, sa benissimo tutto questo e ha sempre un prodotto o una soluzione semplice per ogni stagione.

Le banche, per esempio, vendono prodotti come i certificati per recuperare le minusvalenze, fondi tematici che tirano fuori quando funziona un determinato trend (ora sicuro stanno spingendo sugli energetici), o strategie più o meno sensate per dare l’idea che “stiamo facendo qualcosa”.

I venditori di servizi speculativi, poi, in queste situazioni dilagano: investimenti in materie prime, criptovalute emergenti che ora vanno tanto di moda e altri stratagemmi appaiono “sensati” agli occhi dell’investitore inesperto.

Perché, ricordiamolo, sembra più intelligente uno sciocco che ci invita a preoccuparci piuttosto che una persona intelligente che ci ricorda che non tutto è negativo come sembra (ne ho parlato qui!)

Ma perché questi soggetti hanno così tanto successo?

Perché, banalmente, ci stanno consigliando un “trucco” per non pagare il “prezzo” da corrispondere al mercato per poter guadagnare nel lungo periodo.

Noi siamo lì a raccontarci che non siamo speculatori però, non sopportando il segno meno, implicitamente ci apriamo alla scappatoia, qualsiasi forma essa abbia.

…funzionano queste scappatoie?

9 volte su 10 no e già questo dovrebbe bastare a farci desistere.

Secondo uno studio di Morningstar condotto tra il 2010 e il 2011, anni di incertezza sul mercato americano, i fondi tattici, all’epoca venduti come “soluzione” rispetto alla volatilità perché con la loro gestione avrebbero agito appunto tatticamente, hanno quasi tutti sottoperformato il mercato che volevano battere.

“Con poche eccezioni – scriveva all’epoca Morningstar – i fondi tattici hanno guadagnato meno, erano più volatili o erano soggetti ad altrettanto rischio al ribasso rispetto ai fondi con approccio passivo”.

Qualche investitore privato pensa di essere più furbo e non fa come quelli che comprano la medicina, se la costruisce in casa da solo.

In che modo? Uscendo e rientrando dal mercato invece di tenere e star fermo. In questo caso non si sovraperforma mai il mercato perché nessuno riesce ad uscire al momento giusto e a rientrare prima che il rialzo si sia già manifestato.

Anche perché con internet tutto questo accade sempre più velocemente, certe volte non c’è proprio il tempo di agire.

Ancora, qualcun altro pensa di essere furbo e si butta su “quello che sta salendo. Peccato che anche una crescita del 100% di un determinato settore, spesso, arriva alla massa quando si è già manifestata o, quando c’è il sentore, il mercato la prezza immediatamente e l’investitore privato entra già con una parte del margine potenziale eroso.

Ancora, pensiamo a quelli che speculano con operazioni a leva: ETF short, materie prime acquistate in chiave speculativa e opzioni sono il miglior modo per fare i soldi per i broker, non per i clienti.

Come pensate che facciano a stare in piedi se vi danno servizi low cost? Ogni volta che provate a speculare ci sono fior fior di statistiche elaborate da cervelloni e algoritmi che calcolano esattamente quanti soldi perderete e quanti ne guadagneranno loro.

Il banco non si batte mai, anche qui non si scappa.

Quindi non si deve fare mai niente? 

Non proprio, qualsiasi momento ci offre delle opportunità che con un po’ di impegno si possono cogliere. L’importante è saper distinguere il dessert dal pasto completo, il punto dalla linea, il Parmigiano dai maccheroni.

A questo dovrebbe puntare un qualsiasi servizio in questo ambito serio, non alla vendita di pentole.

Solo che le persone vogliono le pentole, quindi i più si concentrano lì.

Noi però siamo persone serie, per questo forse non siamo per tutti.

Per concludere

Volatilità e incertezza sono il prezzo invisibile da pagare nel lungo periodo per restare nel mercato e far crescere esponenzialmente i nostri soldi.

Se vogliamo investire con successo dobbiamo essere disposti a pagare questo prezzo consapevoli del fatto che non possiamo fare i furbi ed entrare senza aver pagato il biglietto.

Magari una volta ogni tanto ci può andar bene, nel lungo periodo non funziona e ciò rappresenta la differenza sostanziale tra la scommessa e l’investimento.

Chest’è… come amo dire!


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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