L’Addio di Draghi fa Tremare i Mercati? Quali Conseguenze per i Nostri Investimenti?

Le tensioni interne alla maggioranza di governo che sostiene l’esecutivo guidato da Mario Draghi sono evidenti, in questa sede è bene lasciare le convinzioni politiche da parte e concentrarci per un attimo su ciò che ci interessa di più: la tutela del nostro patrimonio.

In un suo recente scritto Ray Dalio, noto investitore e tra gli uomini più ricchi al Mondo, cita il caso italiano come un “classico” dei Paesi caratterizzati da due grandi problemi:

  • Enorme debito pubblico;
  • Costanti e significativi conflitti interni.

A questo va aggiunto un terzo problema: la guerra tra Russia e Ucraina che sta creando problemi geopolitici ed energetici.

Ray Dalio più volte sottolinea che l’Italia, con la sua instabilità, rischia l’anarchia e che la breve durata di tutti i governi, compreso questo, rappresenta un fattore di instabilità.

In particolare, è evidente l’enorme inquietudine che desta un futuro senza Draghi alla guida del Paese: le forze politiche, tirate per la giacchetta dai propri elettori che vogliono l’esatto opposto rispetto a ciò che servirebbe per provare a salvare il Paese, appaiono decisamente meno affidabili di quella che è la carta migliore, anche agli occhi dei partner internazionali, che il Presidente Mattarella poteva giocarsi 18 mesi fa.

Ray Dalio ha speso parole di apprezzamento per l’iniziativa, in particolare per il Presidente del Consiglio che ha accettato un lavoro tutt’altro che semplice:“Questa è stata una decisione sia nobile che estremamente funzionale. – scrive – Nobile perché solo un eroe o un pazzo avrebbe accettato un lavoro del genere e Draghi non è un pazzo. Funzionale perché lui e l’intero sforzo sarebbero falliti senza un sostegno di tutte le forze politiche”.

Tutte le democrazie, Stati Uniti compresi, oggi sono di fronte ad un bivio secondo il fondatore di Bridgewater Associates:

  • trovare una quadra unitaria nel supportare un leader bipartisan intelligente, il che richiederebbe a persone con prospettive diverse di non ottenere esattamente ciò che vogliono, ma che darebbe loro risultati figli di compromessi che permetteranno al sistema rimanere intatto e di funzionare meglio;
  • lotta esasperata finalizzata ad ottenere esattamente ciò che vogliono, il che produce un processo decisionale inefficace ed una sorta di “guerra civile” continua poco produttiva che, a spanne, è più o meno la situazione italiana.

Nella sua analisi, infine, Dalio sottolinea che Mario Draghi rappresenta, ad oggi, la figura di garanzia per l’Italia alla luce delle sfide a cui il Paese è chiamato nei prossimi anni: l’aumento dei tassi d’interesse delle Banche Centrali, infatti, produrrà maggiori problemi ai Paesi con un debito pubblico più elevato.

La BCE, fin dai tempi del “Whatever it takes” pronunciato proprio dal nostro attuale Presidente del Consiglio esattamente dieci anni fa, ha creato una finestra probabilmente irripetibile per provare a ridurre il debito pubblico e fare le famose riforme strutturali che l’Europa chiede da decenni.

Oggi, con l’aumento dei tassi ed altri fattori esterni, appare evidente che l’Italia possa essere chiamata ad impattanti manovre che potrebbero creare grosse tensioni sociali e che necessiterebbero di un clima politico simile a quello che ha portato Draghi a Palazzo Chigi.

In quest’ottica, alla luce di quello che scrive Ray Dalio e con un pizzico di sano buon senso, l’addio dell’ex n.1 della BCE può essere una fonte di preoccupazione.

Ma dobbiamo essere preoccupati, adesso sono io che parlo e dico la mia, non tanto come investitori ma come cittadini.

L’Italia, purtroppo, ha un peso specifico limitato sui mercati finanziari mondiali e sull’economia del Pianeta in generale che, ormai, vede contrapposto il blocco guidato dagli Stati Uniti con la Cina.

Noi siamo un partner di “serie B” degli Stati Uniti, non siamo mai stati realmente una potenza, per quanto i nostri media la raccontino diversamente, e l’indecenza della classe politica dell’ultimo trentennio ha solo contribuito ad esacerbare la nostra irrilevanza, creando un clima ostile alle imprese, allo sviluppo ed al benessere.

Un cambio di governo o una crisi politica, quindi, avrebbero un impatto limitato sui nostri investimenti: i nostri clienti sanno bene che limitiamo l’esposizione domestica, al massimo lo facciamo in chiave “salvifica” qualche volta (chi ha sottoscritto #IOPUNTOSULLITALIA sa di cosa sto parlando).

Piuttosto, un periodo di instabilità potrebbe creare problemi alla nostra quotidianità, alla crescita dei nostri figli e nipoti, al sistema Paese nel complesso che sta cercando di ripartire dopo la pandemia e con un conflitto a poche migliaia di chilometri da noi.

C’è una nota di speranza, però, in tutto questo che rappresenta ad oggi una sorta di “assicurazione sulla vita” dell’Italia che è ascrivibile al combinato disposto di:

  • Adesione all’Unione Europea: il Next Generation EU è solo uno degli esempi di come l’Unione può aiutarci dall’esterno e i tanti controlli di Bruxelles sono uno dei deterrenti ai peggiori istinti populisti che vorrebbero distruggere la ricchezza privata dei cittadini;
  • Adesione alla Moneta Unica: se abbiamo Euro in banca, siamo al riparo da svalutazioni selvagge tipo Argentina o Turchia. Certo, l’Euro negli anni oscilla rispetto al Dollaro o ad altre valute forti ma, nel complesso, garantisce una certa stabilità ai nostri risparmi;
  • Forzata inclusione nel sistema di influenza americana: a molti non piace ma gli Stati Uniti, per quanto reputino l’Italia un partner “minore”, hanno tutto l’interesse a non farlo finire nella sfera d’influenza della Russia o della Cina.

Ho letto le peggiori scemenze in giro su questi tre punti ma, passami la schiettezza, io parlo alle persone patrimonializzate che hanno a cuore la tutela della propria ricchezza: se hai soldi, immobili, aziende ed altri valori, i tre punti che ti ho citato sono una sorta di “assicurazione” sul tuo benessere futuro.

Se non hai soldi e non hai niente da perdere può non piacerti ma, passami anche qui una nota di schiettezza, non è a te che mi sto rivolgendo e non so come posso aiutarti.

Chest’è… come amo dire!


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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