“Non Voglio Lasciare l’Eredità a Mio Figlio”: Come Diseredare un Figlio?

Non voler lasciare l’eredità ad un figlio significa volerlo escludere dall’asse ereditario. In sostanza, quindi, parliamo di diseredazione. Questo è un problema che affligge coloro che si ritrovano a pensare alle disposizioni relative al proprio patrimonio da inserire nel testamento, che conterrà le ultime volontà.

Purtroppo, però, fare testamento non significa poter disporre interamente e liberamente del proprio patrimonio. Ecco perché, anche quando non si vuole lasciare l’eredità ad un figlio, bisogna comunque fare i conti con quanto imposto dalla legge.

Affinché le volontà del testatore (colui che scrive il testamento) possano essere messe in atto, dunque, dovranno rispettare requisiti specifici ed imprescindibili.

Ecco perché ci tengo a dirti, in tutta onestà, che è molto meglio farsi aiutare per la stesura di questo documento onde evitare di creare problemi futuri che poi saranno i tuoi cari a dover affrontare.

Successione testamentaria: Quote ed eredi

In questa sede, la successione di cui parleremo è definita testamentaria, poiché siamo in presenza di una persona che ha intenzione di scrivere il testamento. La prima cosa che è importante sapere, come accennato, è che nessuno può disporre del proprio patrimonio come meglio desidera.

La legge, infatti, tutela i parenti più stretti del defunto: gli eredi legittimari. Questi ultimi sono il coniuge, i figli e solo in assenza di figli gli ascendenti (genitori e nonni). A questi famigliari, dunque, la legge riserva una quota del patrimonio del parente a prescindere da cosa vi sia scritto nel testamento.

Questa quota prende il nome di quota di legittima, e non può essere toccata o lesa in nessun modo. Il testatore, dunque, ha la possibilità di esprimere le sue volontà solo sulla quota disponibile, che potrà essere ceduta a chiunque egli desideri. Sulla quota disponibile, infatti, non vi sono vincoli o imposizioni da rispettare.

Parlando di quote e di numeri, dunque, ecco che cosa è importante sapere:

  • Se il testatore lascia un figlio solo, a quest’ultimo spetterà metà del patrimonio ereditario (l’altra metà sarà la quota disponibile);
  • Se il testatore lascia due o più figli, a questi spetteranno 2/3 del patrimonio ereditario (1/3 sarà la quota disponibile).


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Non voglio lasciare l’eredità a mio figlio: le donazioni

A fronte di quanto abbiamo detto poco fa inizia ad apparire abbastanza chiaro che i figli rientrano sempre e comunque nell’asse ereditario. Pertanto, non si può diseredare un figlio, poiché a quest’ultimo spetta, per legge, la quota legittima.

Tuttavia, nel caso in cui non si desiderasse inserire il figlio all’interno del proprio testamento, si potrà procedere con le donazioni. Queste ultime devono essere effettuate dal genitore quando ancora in vita e servono per devolvere al figlio in questione la sua porzione di patrimonio.

In questo modo, nel momento in cui il genitore verrà a mancare, e quindi si aprirà la successione, il figlio non potrà impugnare il testamento perché, quando il genitore era in vita, aveva già provveduto a fargli avere la sua quota legittima.

Dall’altra parte, però, è possibile che siano gli altri eredi legittimari ad impugnare il testamento, poiché il patrimonio ereditario si è contratto a fronte della donazione al figlio.

Tuttavia, se i legittimari hanno firmato alla rinuncia di contestazione delle donazioni, così come se sono passati oltre 10 anni dall’apertura della successione, o 20 dalla data della donazione, il testamento non può essere impugnato.

In ogni caso, il concetto è che non si può escludere un figlio dall’asse ereditario così come, dall’altra parte, non si può lasciare l’eredità ad un figlio solo escludendo il resto della prole.

Diseredare un figlio: l’indegnità a succedere

La legge tutela i parenti più stretti del defunto a patto che questi non abbiano avuto dei comportamenti indegni nei suoi confronti. In questo caso, il testatore potrà ricorrere alla dichiarazione di indegnità, che consiste in una vera e propria causa contro il figlio indegno.

Lo scopo, chiaramente, è che il giudice lo dichiari tale e, di conseguenza, gli tolga il diritto di rientrare nell’asse ereditario.

Di questo te ne sto parlando a scopo informativo, poiché l’indegnità significa avere un comportamento riprovevole nei confronti del genitore e, per fortuna, non è una situazione che si verifica così spesso.

Parliamo di un figlio che ha tentato di uccidere il genitore o un parente, che ha indotto con dolo o violenza il genitore a cambiare il testamento, che ha modificato il testamento o che ha scritto un testamento falso.

Come puoi vedere, parliamo di situazioni davvero spiacevoli e gravi, e pertanto, ricorrere alla dichiarazione di indegnità va fatto solo quando si verifichino condizioni di questo tipo.

Cosa succede se si esclude un figlio dall’eredità?

A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: “Ma se io decido comunque di non lasciare l’eredità a mio figlio, cosa succede?”. Ebbene, come abbiamo potuto anticipare prima, gli eredi legittimari sono tutelati dalla legge per ciò che riguarda la loro quota di legittima.

Dunque, se quest’ultima dovesse venire meno o risultare lesa, gli eredi in questione hanno la possibilità di impugnare il testamento. In sostanza, quindi, si vanno a contrastare le volontà del genitore defunto perché i propri diritti sono stati negati.

Pertanto, si agirà tramite l’azione di riduzione, il cui scopo è proprio la reintegrazione della quota di legittima. Nel caso in cui ciò non fosse sufficiente per garantire la porzione di patrimonio all’erede leso, si andranno a puntare i riflettori sulle donazioni fatte quando il defunto era ancora in vita.

Come puoi vedere, le complicazioni e le ripercussioni di non rispettare quanto imposto dalla legge non mancano, e anzi, molto spesso creano difficoltà tra gli eredi. Ecco perché, come ti dicevo all’inizio, prima di procedere con la stesura del testamento è bene farsi aiutare, così da avere ben chiaro anche il più piccolo dettaglio.


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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.
Categorie: Successione

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