Le Rivoluzioni Epocali Non si Possono Prevedere!

Nel 1985 AT&T commissionò uno studio a McKinsey & Co. riguardo l’adozione della telefonia cellulare entro il 2000.

McKinsey, nel suo report lautamente acquistato dal gigante delle telecomunicazioni americano ai massimi esperti mondiali, stimava circa 900.000 cellulari attivi nel 2000. Il numero effettivo quindici anni dopo superava i 100 milioni, più di 110 volte la stima iniziale.

Un mercato di 900.000 utilizzatori non era interessante per AT&T e quindi decise di non entrare in quel segmento pagando conseguenze devastanti.

“Non c’è alcuna ragione per la quale qualcuno dovrebbe volere un computer nella propria casa” , disse Ken Olsen di Digital Equipment Corp. nel 1977.

“Non credo che l’introduzione delle auto a motore avrà impatti sul trasporto basato sui cavalli”, affermò invece il barone John Scott Montagu MP parlando del futuro dei trasporti dal suo seggio alla Camera dei Lord.

La transizione energetica di cui ci occupiamo con Green 4 Future si basa su una serie di disruption del mondo che conosciamo che il report Rethinking Humanity di RethinkX sintetizza magistralmente così:

“Siamo all’apice della trasformazione più rapida, profonda e consequenziale della civiltà umana nella storia, una trasformazione altrettanto significativa come il passaggio dal foraggiamento alle città e all’agricoltura di 10.000 anni fa”.

Perchè quello che vivremo sarà così rivoluzionario e impattante? 

Perché cambierà radicalmente il modo in cui vivremo e lavoreremo.

Ad inizio Novecento sarebbe stato impensabile per qualcuno lavorare per una azienda di New York da Roma, oggi il progresso tecnologico ha reso per molti lavori questo possibile.

Magari tu stesso, per dire, hai trascorso le ultime estati per un mese al mare o in montagna e la tua azienda ti ha permesso di fare remote working. Immagina di spiegare questa cosa ai nostri antenati che combattevano sul Piave!

Questo processo, che oggi diamo per scontato, ha subito l’accelerazione definitiva con internet grazie al WEB in versione 1.0 di qualche anno fa.

Quando il giovane Jeff Bezos fantasticava su cosa si sarebbe potuto fare un giorno con quello strumento, soltanto 400 persone al mondo avevano accesso ad internet.

Quando internet passò dall’essere un qualcosa di elitario e destinato a pochi, tantissimi utenti e aziende iniziarono a creare siti web e/o pagine internet su portali gratuiti come il famoso Geocities.

Nessuno poteva immaginare con certezza quello che sarebbe accaduto ma c’era un fermento e c’erano enormi capitali che stavano studiando modi per fare grazie al “mezzo” ciò che prima non era possibile fare.

Qualsiasi rivoluzione dirsputive per concretizzarsi ha bisogno di una convergenza di fattori.

Il primo internet, per esempio, aveva come collo di bottiglia la “banda”, quindi la velocità di connessione, che limitava una serie di applicazioni come per esempio parlare efficacemente in maniera conversazionale.

La tecnologia di oggi si è talmente tanto rivoluzionata che chiunque riesce a parlare in maniera conversazionale su internet ed è addirittura possibile organizzare concerti tra artisti presenti fisicamente in diverse parti del mondo!

Perché questo passo indietro se vogliamo scontato?

Perchè il limite della larghezza di banda nell’adozione di internet per quanto riguarda la transizione energetica è rappresentato dalla capacità massima di energia immagazzinabile nel minor tempo possibile.

Un po’ come i tempi di ricarica dei nostri smartphone, ti ricordi?

All’inizio erano semplici telefoni per messaggiare e costavano tantissimo, ora hanno sempre più funzioni, hanno batterie sempre più potenti e si ricaricano in sempre meno tempo con un costo sempre minore di produzione e di vendita.

Che è esattamente quello che sta succedendo rispetto sia alla produzione di energia (i costi di produzione di impianti fotovoltaici problemi pandemici esclusi sta scendendo di anno in anno) sia rispetto all’immagazzinamento (circa il 16% annuo di costi in meno dal 2014 ad oggi).

Di conseguenza, ciò che fino a qualche anno fa era considerato un fenomeno da ricchi, oggi sta seguendo una traiettoria che lo porta sempre di più ad essere una tecnologia alla portata di tutti, sempre più efficiente ed economica.

Ma come ogni disruption gli scettici approfittano di ogni “passo falso”.

Per il web, ad esempio, si utilizzava la statistica dei siti web chiusi con titoli giornalistici come “il web sta morendo” seguiti da resoconti catastrofici di come milioni di siti web aperti erano stati abbandonati o chiusi.

Oggi gli scettici di questa disruption evidenziano invece i costi più elevati di produzione post-pandemia, i problemi della supply-chain e le proiezioni che vedono problemi sempre crescenti rispetto all’adozione dirompente dell’energia green.

Molte criticità sono assolutamente legittime e condivisibili ma se ritieni che, come per il web, non ci siano alternative, il momento di scetticismo in cui ci troviamo rischia di essere un momento ideale per investire su questa rivoluzione.

Il mondo sopporta poco le novità perché soppiantano gli equilibri precedenti.

I social network hanno tolto potere alla carta stampata ed ai quotidiani tradizionali.

Youtube e Netflix hanno tolto spazio alla televisione.

Il fintech sta togliendo fette di mercato enormi alle banche tradizionali.

L’educazione finanziaria sta letteralmente spazzando via il vecchio modo di investire basato su equilibri troppo pendenti verso le banche e le SGR non più sostenibili.

Ogni volta che il nuovo corso balbetta, automaticamente qualcuno dei “vecchi” potenti gioisce e ne profetizza la morte.

La disruption, però, è in mezzo a noi ed è qui per restare.

Ha la forza dell’inesorabilità: non la puoi fermare, al massimo puoi provare a rallentarla.

Ha la spinta della necessità: come per ogni cosa, a un certo punto si deve cambiare e se il cambiamento è possibile è il mondo a chiedertelo.

Sulla transizione energetica si stanno mobilitando da anni in primis i giovani i quali sanno benissimo, avendo più tempo di noi davanti a loro, che il Pianeta rischia di non reggere all’urto dell’estensione dello stile di vita Occidentale a tutti i popoli.

Ce lo stanno chiedendo le popolazioni di vari luoghi del mondo dove siccità e allagamenti stanno già impattando drammaticamente sulle loro vite.

Ce lo stanno chiedendo i milioni di morti per patologie riconducibili all’inquinamento e alla cattiva nutrizione.

Una richiesta di aiuto di tali dimensioni non sarà certamente fermata da qualche vecchio giornalista sponsorizzato dai petrolieri o da qualche scettico seriale per il quale si stava meglio quando si stava peggio.

Non sarà fermata dalla paura di breve termine dei mercati finanziari che sono sempre ansiosi di ottenere performance domani mattina a causa dell’irrazionalità delle masse.

Una richiesta di aiuto di tali dimensioni è business, è produzione di nuova ricchezza, è un’opportunità incredibile sulla quale vale veramente la pena di puntare.

Non solo per guadagnarci qualcosa a lungo termine, fidati.

Io credo nell’etica dell’investimento, quando noi mettiamo i soldi da qualche parte oltre a farlo per ottenere dei rendimenti stiamo in qualche modo “votando”.

Io il mio voto, oggi, vorrei darlo per un mondo con meno Co2 nell’atmosfera, con meno catastrofi climatiche, con meno bambini denutriti a causa delle siccità, con meno cibo spazzatura, con meno plastica nei mari.

E se facendolo posso anche guadagnarci di soldi direi che la mia missione etica, oltre che da investitore, può dirsi completa.

Green 4 Future è lo strumento che ti semplifica la vita nel fare tutto questo ed è disponibile fino alla mezzanotte di oggi, domenica 30 gennaio 2022.

I dettagli per aderire sono qui.


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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