Investire in Borsa vs Investire in un Business: Come Ci si Arricchisce Prima?

Da quando mi occupo di finanza personale noto una grande confusione tra investimenti e business. Sono due cose completamente diverse tra loro ma con dei punti in comune: ho avuto la fortuna di fare entrambe le cose nella mia vita, quindi, sento di poter esprimere un parere qualificato.

Partiamo da un dato di fondo a mio parere ineluttabile: se vediamo la classifica degli uomini più ricchi al mondo sono tutti imprenditori. Nessuno è diventato ricco facendo l’impiegato del catasto o, quanto meno, non si diventa ricchi in tempi relativamente brevi con attività di lavoro subordinato.

Si può diventare benestanti o ricchi in età adulta con attività di lavoro subordinato o con delle libere professioni ma è un processo lento.

Anche nel piccolo della nostra esperienza, ci sono due tipologie di clienti:

  • Imprenditori piccoli, medi e grandi: di solito sono quelli con maggiore patrimonializzazione. Spesso ci sono anche figli di imprenditori che devono gran parte della propria ricchezza all’attività imprenditoriale dei genitori mentre loro si sono “accontentati” di una più “sicura” attività lavorativa manageriale nell’azienda di famiglia o altrove. I soldi, però, li hanno volgarmente fatti i genitori e non loro;
  • Liberi professionisti, manager e lavoratori high skilled ben pagati: sono persone che comunque si sono impegnate nella propria vita ed esistono anche in Italia, nonostante il lamentio costante e continuo dei media. Solo che per guadagnare 3-4 mila euro mensili, in genere, sono richiesti esperienza, competenza e, soprattutto, tempo. Mi è capitato raramente di parlare con gente che possiede meno di 35 anni ed ha stipendi di questo tipo, quindi una persona del genere avrà una capacità di risparmio significativa in età abbastanza adulta.

Come accennavo prima, vi sono le vie di mezzo nel senso che c’è il figlio dell’imprenditore diventato manager/lavoratore high skilled oppure vi è la seconda o terza generazione di ceto medio (es: manager figlio di manager, lavoratore high skilled figlio di lavoratore high skilled) che ha generato la propria ricchezza in decenni.

In generale, per costruire un patrimonio guadagnando 3 mila euro netti al mese ci sono due possibilità: eredità oppure accumulazione lenta, magari con interesse composto.

Questo perché nella carriera da lavoratore dipendente è raro passare da 0 a 3 mila ma ci si arriva col tempo, le spese crescono proporzionalmente ad ogni aumento di reddito e ovviamente le persone devono pur sempre sposarsi, comprare casa, avere dei figli etc.

Nella carriera imprenditoriale la grande differenza è che, a fronte di un rischio più alto, puoi costruire un patrimonio in relativamente meno tempo se sei bravo, hai delle attitudini e competenze che vengono messe a leva in un processo ben organizzato.

Ovviamente non tutti ci riescono, anzi, la maggioranza fallisce e ciò rende l’attività d’impresa una cosa appunto difficile e non adatta a tutti.

Personalmente, io ho beneficiato di questo “vantaggio” correndo dei rischi enormi che la maggior parte delle persone non sarebbe disposta a sopportare.

Ma quindi consiglio a tutti di fare gli imprenditori?

Assolutamente NO, anzi. Queste cose possono dirle o scriverle solo i fuffaguru che vendono il sogno di diventare ricchi.

Io sono sempre stato molto realista e la risposta è che l’attività imprenditoriale presenta una serie di rischi talmente alti che spesso non ne vale la pena.

Brutalmente, per me può mettersi in proprio soprattutto chi non ha niente da perdere

Ci sono vari livelli di “non ho niente da perdere” che provo ad elencare:

  • Giovane con meno di 25 anni: se non lo fai a quell’età quando lo fai, a 40 con due figli e un mutuo? A 25 anni puoi non avere i soldi ma li puoi raccogliere (oggi è relativamente semplice rispetto a una volta tra crowdfunding, venture capitalism, investitori privati etc.): a questa età hai tutta la vita davanti e relativamente poco da perdere;
  • Persona che ha professionalmente poco da perdere: ci sono corsi di studio che ti danno subito accesso ad un lavoro anche pagato discretamente (es: ingegneria, medicina, informatica) mentre altri sono professionalmente “sfigati” (es: lauree umanistiche, giurisprudenza).
    Quando ti trovi in questo frangente dove non c’è un lavoro sicuro in multinazionale hai due alternative: o ti arrangi (e ti arrangerai spesso per tutta la vita) oppure corri dei rischi.
    Io, per esempio, sono laureato in giurisprudenza: la mia prospettiva sarebbe stata concorrere con milioni di aspiranti avvocati o milioni di aspiranti dipendenti statali ed era poco esaltante per me.
    L’unica alternativa era correre dei rischi cercando di “inventarsi” un lavoro. Mi è andata bene ma è stato rischioso, molti miei colleghi di Università sono entrati nella Pubblica Amministrazione impiegando il tempo che io ho dedicato al business per fare concorsi pubblici in giro per l’Italia. Chi ha ragione? Non esiste la ricetta, dipende. A me è andata bene, molti sono tornati sui propri passi con la coda tra le gambe;
  • Persona professionalmente realizzata con finanze solide: prendiamo l’esempio di un lavoratore high skilled che ha guadagnato bene per anni, ha messo risparmi da parte e viene già da una buona situazione familiare.
    Perché non dovrebbe a un certo punto cimentarsi nel business? Non è solo per i soldi che si fanno le cose, c’è anche la dimensione aspirazionale. Fare impresa è la più alta forma di libertà, realizzare le proprie idee appaga più dei guadagni che puoi ottenere.

Mi pare ovvio che il benchmark non debba essere “guadagnare 2000€ facendo l’imprenditore” ma bisogna almeno puntare a mettere uno zero nel lungo termine altrimenti, appunto, non ha senso.

Attenzione: costruire un’azienda non vuol dire generare solo un flusso di reddito, ma anche creare patrimonio. Un’azienda si può vendere, al pari di una casa o di uno strumento finanziario.

E gli investimenti?

Anni fa parlavo di “grande illusione del cambiamento gentile” che è quello su cui fa leva l’industria del trading e del make money in generale.

Loro parlano soprattutto alla platea di lavoratori dipendenti insoddisfatti che però non si metteranno mai in proprio per tutta una serie di ragioni e gli propongono il “sogno” di ottenere i vantaggi della vita dell’imprenditore senza gli svantaggi.

Permettimi di essere brutale: sono tutte sciocchezze perché non esiste nessuna attività autonoma di successo che si fa nel tempo libero.

Fare trading o attività di natura speculativa nel breve termine è un lavoro, un lavoro difficile e rischioso come avere un panificio, un ristorante, uno studio legale o una software house.

Chi dice il contrario mente sapendo di mentire ed è in mala fede.

I trader professionisti, quelli che vincono i campionati del mondo, guadagnano il 30% all’anno: uno dei destinatari della promessa di “cambiamento gentile” dovrebbe avere almeno 100-150k da dedicare ed essere bravo quanto i migliori al mondo per guadagnare, se va bene, uno stipendio.

Non mi pare una gran cosa, o sbaglio?

Poi fare un’attività con 100-150k di capitale, correndo dei rischi e prendendo decisioni difficili…è un BUSINESS, non stai investendo!

Cosa vuol dire investire?

Investire vuol dire destinare dei capitali a determinati asset per far crescere il patrimonio nel lungo periodo.

Dovrebbero farlo tutti perché è l’unica modalità di accrescimento del patrimonio relativamente sicura.

Ovviamente per avere dei rendimenti tali da poter “vivere di investimenti” serve la materia prima: i soldi. E i soldi, come abbiamo visto finora, o li hai già oppure li devi fare…e fare i soldi è molto difficile!

In più chi ha molti soldi, di solito, ha poco tempo perché sia fare l’imprenditore che fare il manager o il libero professionista è impegnativo… quindi il tempo per fare attività speculative con elevato time consuming è limitato.

Essendo limitato, quindi, bisogna ottimizzare il processo al fine di ridurre il tempo di impiego attivo e massimizzare i risultati.

In questo noi come azienda interveniamo e siamo specializzati proprio per fornire soluzioni di questo tipo.

Per concludere

Ho cercato di fare delle riflessioni ad alta voce che provo a schematizzare:

  • I ricchi sono imprenditori o figli di imprenditori o persone che si sono impegnate moltissimo nella propria vita;
  • Fare business è difficile e non è per tutti perché è pericoloso;
  • L’impresa è l’unica attività che permette alle persone di accrescere il patrimonio velocemente a fronte di rischi elevati;
  • Fare trading o speculare in borsa è un business con i medesimi rischi di cui sopra;
  • Per avere elevati ritorni dagli investimenti è necessario avere dei soldi che bisogna ottenere con le modalità di cui sopra;
  • Indipendentemente da quanti soldi abbiamo dobbiamo investire perché il lungo periodo è l’unico nostro alleato per l’accrescimento del patrimonio.

Chest’è… come amo dire!


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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