Investimenti e Fantacalcio: Il Paradosso della Fortuna

Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter, una volta disse “Il successo non è mai casuale”.

Ma non è vero

Il successo di pugile, sicuramente, non è mai casuale: sei da solo sul ring e se diventi campione del Mondo, di certo non è casuale. Pura bravura.

Il successo al gratta e vinci, per contro, è del tutto casuale: non puoi essere più bravo né a sceglierlo, né a grattarlo. Pura fortuna.

Un’ampia gamma di altre attività si colloca in mezzo all’una e all’altra cosa. Tra queste ci sono gli investimenti, in cui distinguere fortuna e bravura è quasi impossibile.

Non lo dico io, ma uno degli studi più citati e puntigliosi della storia della finanza: Luck Versus Skill in the Cross Section of Mutual Fund Returns, pubblicato nel 2010 sul The Journal of Finance.

Lo studio ha raccolto le performance di tutti i fondi a gestione attiva con un patrimonio in gestione di almeno 250 milioni di dollari, tra il 1984 e il 2006. Dopodiché ha condotto una simulazione informatica puramente casuale in cui è stato simulato l’andamento di 10.000 fondi che compravano e vendevano azioni a caso durante lo stesso periodo.Non solo i fondi comuni d’investimento non hanno battuto quelli casuali gestiti dal programma di simulazione: una volta conteggiati i costi di gestione, sono andati leggermente peggio.

Il numero di fondi esistenti è talmente grande che, sul numero, qualcuno riuscirà ad avere performance molto elevate a lungo. Ma non è possibile capire se si tratti di bravura dei gestori o puramente di fortuna: la legge dei grandi numeri è di per sé in grado di spiegare una situazione del genere.

Può darsi che effettivamente i gestori più profittevoli siano stati più bravi ma, anche se fosse così, sono talmente diluiti in mezzo a performance scadenti da sollevare quantomeno il dubbio che i loro risultati siano puramente un frutto del caso. Un dubbio così forte e legittimo da essere impossibile risolverlo con certezza.

Un altro esempio è menzionato dal fondatore di Vanguard, Jack Bogle, nel suo libro The Little Book of Common-Sense Investing. 

Bogle analizza la performance dei migliori 20 fondi d’investimento nel periodo 1982-1992: negli anni successivi tutti e 20 i fondi sono stati nel 25% dei fondi peggiori. Poi ripete l’esperimento sul periodo 1995-2005, con lo stesso risultato.

Mano a mano che sempre più fondi vengono creati, poi, il paradosso della fortuna rende ancora più importante il frutto del caso.

Il paradosso della fortuna funziona così: mano a mano che sempre più persone sono brave, competenti, capaci, informate e abili a fare una certa cosa, più la differenza nei risultati di queste persone diventerà un semplice fatto di buona o cattiva sorte.

Immagina ad esempio i giocatori di un grande campionato online di fantacalcio, che può arrivare a includere decine o centinaia di migliaia di giocatori. Molto probabilmente la differenza tra il 5% dei giocatori migliori e il 5% dei giocatori peggiori può essere spiegato dall’abilità: se compro solo giocatori che stanno in panchina o peggio non vengono convocati, quasi sicuramente la mia squadra andrà male.

All’interno di quel 5% di giocatori migliori, però, la fortuna regna sovrana malgrado siano allo stesso tempo quelli più abili. Le loro squadre tenderanno a fare punteggi molto vicini, proprio perché bene o male tutti avranno massimizzato la scelta di ogni giocatore. A questo punto sono gli eventi casuali che fanno la differenza: un infortunio, un errore arbitrale, un giocatore che litiga con il mister e viene lasciato in panchina.

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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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