Il COLLASSO delle CRYPTO spiegato FACILE: Che succede e Perché

Gli ultimi giorni sono stati segnati da un tracollo delle valutazioni – già in difficoltà – delle criptovalute, con le più capitalizzate che hanno toccato nuovi minimi da inizio anno. Circa 210 miliardi di dollari, pari al 20% dell’intero mercato, sono andati in fumo in meno di 7 giorni per via della bancarotta improvvisa di FTX.

Un po’ di contesto:

  • FTX è un exchange di criptovalute, per cui di base è una piattaforma che gli utenti usano per comprare e vendere crypto;
  • Tra i vari exchange non è il più grande: avendo gestito il 55% dell’intero volume di scambi del 2021, è di gran lunga Binance il leader di settore;
  • Pur non essendo il più grande, FTX era (fino a pochi giorni fa) l’exchange con il più alto tasso di crescita al mondo. Merito anche delle sponsorizzazioni miliardarie con il team Mercedes di Formula 1, Tom Brady, la Major League Baseball, lo stadio dei Miami Heat, Stephen Curry e orde di altri sportivi/influencer/youtuber/ecc.;
  • Il fondatore, Sam Bankman-Fried, era ufficialmente il più ricco tra le persone diventate ricche grazie alle crypto;
  • FTX faceva capo alla società Alameda Research, che oltre a essere la holding del gruppo era anche attivamente coinvolta in operazioni di trading e venture capital sempre legate al mondo crypto;
  • Per capire quanto sia serio il contesto aziendale di cui parliamo, la CEO di Alameda Research ha 28 anni e si definisce in primis come una “grande fan di Harry Potter”.

Bene.

FTX, come molti altri exchange, ha una sua criptovaluta. O meglio un token (cioè una criptovaluta che sfrutta altre blockchain, non ne ha una propria), ma non ci interessa molto entrare nei dettagli tecnici. Si chiama FTT e gli utenti dell’exchange erano spinti a comprarla da due motivazioni:

  • Il diritto a ricevere sconti sulle commissioni di trading di FTX, proporzionali proprio alla quantità di FTT in portafoglio;
  • La prospettiva di guadagnare, perché FTX avrebbe destinato ogni anno un quarto dei suoi profitti a un programma di buyback dei propri token in circolazione. Una scelta molto simile a quella che possono prendere le aziende quotate in Borsa, quando decidono di riacquistare parte delle loro azioni in circolazione.

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Ora torniamo indietro di qualche mese, all’inizio del collasso del mondo crypto che ha portato a due grandi eventi: il fallimento del progetto Terra Luna, uno dei più capitalizzati in assoluto, e la bancarotta del fondo d’investimenti specializzato in criptovalute Three Arrows Capital.

A quanto pare, Alameda Research aveva una grandissima esposizione a questi due progetti. Il loro collasso avrebbe fatto esplodere anche FTX, ma Bankman-Fried non era disposto ad accettarlo. Così, senza dire niente a nessuno, ha fatto l’impensabile: ha coperto le perdite di Alameda usando i fondi degli utenti dell’exchange, per un valore di circa 10 miliardi di dollari.

Si dà il caso che il fondatore di Binance, Changpeng Zhao noto come “CZ”, abbia imparato a sue spese -con il collasso di Terra Luna- quanto poco conveniente sia fidarsi di certe entità.

Così, avendo annusato il bruciato in casa di FTX, ha deciso di vendere tutti gli FTT nel portafoglio del suo exchange. Dal momento che Binance era stata tra le società finanziatrici di FTX, ne aveva ricevuti una grande quantità (circa 2.1 miliardi di dollari in controvalore) nel 2021.

Con una singola operazione, Binance ha venduto sul mercato un controvalore di 585 milioni di dollari in FTT facendo tracollare il prezzo del token. Gli investitori sono andati nel panico e hanno iniziato a vendere il token a loro volta.

Il problema è che le riserve di liquidità di FTX erano:

  • In parte state perse, prestando soldi sottobanco a Alameda;
  • Della parte rimasta, circa il 50% era proprio detenuta sotto forma di FTT.

I soldi persi con Alameda, ovviamente, non erano pronti in cassa per poter pagare gli utenti che stavano vendendo. E con il valore di FTT al tracollo, il valore di quella parte di riserve era in caduta libera. Così FTX si è trovato, in meno di 24 ore, a dichiarare bancarotta e sospendere i prelievi degli utenti. Secondo le voci dall’interno, ci sarebbero fondi liquidi solo per coprire il 10% dei depositi.

Bankman-Fried ha cercato appoggio proprio in CZ, chiedendogli di salvare FTX con un bail-out multimiliardario.

Changpeng Zhao gli ha così rivolto una proposta non-vincolante, ma dopo una singola giornata di controlli la situazione emersa era fin troppo chiara: Binance non ha voluto accollarsi il marcio che circola dentro FTX, lasciando l’exchange senza un compratore e senza speranze di essere salvato.

Fino a pochi mesi fa, secondo Sequoia Capital, la società valeva 33 miliardi. Oggi vale zero. E Sequoia non è un team qualsiasi: parliamo di uno dei top-3 fondi di venture più importanti al mondo.

Ma FTX non ha compromesso soltanto sé e i propri utenti. Nel 2022 molte società del mondo crypto, schiacciate dal peso dei debiti, hanno dovuto essere salvate per non chiudere i battenti. Tra queste, grandi realtà come BlockFi che sono state salvate proprio da FTX. Ora che l’exchange non ha più nemmeno i soldi per piangere, di certo non potrà sostentare le sue tante imprese controllate.

Potrebbe anche andare peggio.


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Gli utenti ora domandano a gran voce che gli altri exchange pubblichino la prova inconfutabile delle proprie riserve di criptovalute, ma già dalla pubblicazione dei primi dati di Binance sono emerse molte critiche: la mania di conservare le riserve sotto forma di una criptovaluta di proprietà dell’exchange, che quest’ultimo potrebbe persino creare dal nulla, è una pratica diffusa e molto pericolosa. Anche l’exchange di CZ non sfugge da questa critica, con il 40% delle riserve mantenuto proprio in due token nativi dell’exchange.

Saranno mesi poco divertenti, per un settore che ha fatto spese folli e spavalde operazioni speculative, contraendo debiti a rotta di collo, in preda all’euforia del 2021 in cui sembrava che nessuno potesse fermare l’ascesa delle crypto.

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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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