Eredità Comunione dei Beni: Come Funziona? Cosa succede?

Il regime patrimoniale che tu e il tuo coniuge avevate scelto al momento del matrimonio era quello della comunione dei beni. Adesso che ti ritrovi di fronte al suo decesso, però, ti domandi cosa dovrai fare, cosa succederà, cosa ti spetta di diritto, cosa spetta agli eredi? I beni ricevuti in eredità rientrano nella comunione dei beni? …e tante altre lecite domande.

Ebbene, oggi vedremo che cosa fare quando avviene la morte del coniuge in comunione dei beni. In questo modo riuscirai ad avere un quadro chiaro e completo della situazione in cui ti trovi così da sapere come intervenire.

Comunione dei beni ed eredità

La comunione dei beni è un regime patrimoniale che può essere scelto – in opposizione alla separazione dei beni – quando due persone si uniscono in matrimonio. In sostanza, la maggior parte dei beni acquistati dopo il matrimonio da uno dei due coniugi, diventa anche dell’altro.

Ma, cerchiamo di farci un’idea di quali sono i beni che cadono nella comunione:

  1. I beni acquistati dopo il matrimonio (se Mario compra una casa, anche sua moglie Francesca diventa proprietaria dell’immobile al 50%);
  2. I ricavi che si ottengono dall’affitto di un immobile, gli interessi sui titoli e, più in generale, tutti i frutti che vengono considerati sia naturali che civili;
  3. Le aziende che sono state acquistate o aperte dopo il matrimonio, ma anche gli utili delle attività gestite da entrambi i coniugi;
  4. Gli acquisti effettuati per migliorare l’attività gestita da uno solo dei due coniugi;
  5. I beni destinati all’esercizio di un’impresa da parte di uno solo dei coniugi.

Adesso, invece, per avere una panoramica completa dell’argomento, è opportuno capire quali sono i beni che non rientrano nella comunione dei beni:

  1. I beni mobili ed immobili di cui ognuno dei due coniugi era proprietario prima del matrimonio (se Mario, prima di sposarsi era proprietario di un magazzino, questo continua ad essere suo);
  2. I beni che vengono ereditati o ricevuti in donazione (se viene a mancare il padre di Mario, sempre sposato con Francesca, tutto ciò che egli erediterà sarà solamente suo);
  3. I beni di uso personale acquistati dopo il matrimonio;
  4. I beni acquistati con il denaro della vendita di un bene non facente parte della comunione;
  5. I beni utilizzati per lo svolgimento dell’attività di uno dei due coniugi (ad eccezione dei casi sopra riportati);
  6. Le pensioni derivanti dalla perdita della capacità lavorativa (sia parziale che totale).

Tuttavia, nei casi 3, 4 e 5, è necessario specificare che i beni in questione non rientreranno nella comunione e, durante l’atto, dovrà presenziare anche l’altro coniuge. In ogni caso, è bene sottolineare che due coniugi possono passare dalla comunione dei beni alla separazione e viceversa, anche se questo significa richiedere la presenza di un notaio.

Eredità e comunione dei beni: Successione legittima

Avendo un’idea più chiara di quali sono i beni che cadono nella comunione dei beni pre e post matrimonio, adesso possiamo passare alla successione, l’atto che si apre nel momento in cui viene a mancare una persona. Se quest’ultima non ha lasciato un testamento, allora si parlerà di successione legittima, che fa capo all’articolo 565 del codice civile:

Nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo.

Dunque, come puoi vedere, questo articolo opera secondo un principio di gradualità che va ad escludere il parente più lontano in favore di quello più vicino al defunto. E il primo, come puoi notare, è proprio il coniuge.

Dunque, se non stessimo parlando di eredità con comunione dei beni, potremmo fare fede alla divisione delle quote di cui abbiamo parlato in questa guida. Ma, dal momento che qui la situazione presuppone la comunione dei beni, è opportuno fare delle specifiche.

Come prima cosa bisognerà andare ad identificare i beni e i diritti che rientravano nella comunione e che, quindi, per il 50% spettano di diritto al coniuge superstite. Pertanto, sarà solo il rimanente 50% a cadere nell’asse ereditario.

In questo caso, ad ognuno degli eredi viene attribuito il valore corrispettivo alla sua quota, che potrà essere soddisfatto o con l’attribuzione dei beni del defunto, o laddove non fosse possibile attraverso la vendita dei beni e alla successiva divisione del ricavato. Al contrario, se il defunto avesse lasciato solamente il coniuge, quest’ultimo diventerà titolare di tutto l’asse ereditario.


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Eredità e comunione dei beni: Successione testamentaria

Adesso, invece, lo scenario cambia completamente, perché prima di mancare, il defunto ha lasciato il testamento relativo alle sue ultime volontà. Ecco che, in questo caso, ci troviamo di fronte alla successione testamentaria. Qui, dunque, il testatore si è espresso in merito alla quota disponibile, ovvero la porzione di patrimonio su cui possono ricadere le sue volontà.

Fare testamento, infatti, non significa poter disporre interamente del proprio patrimonio come meglio si crede. Anche in questo caso bisogna rispettare quanto dice la legge, ovvero la devoluzione delle quote di legittima agli eredi legittimari. Questi ultimi sono il coniuge, i figli e solo in assenza di figli gli ascendenti.

In una situazione senza la comunione dei beni, le quote di legittima verrebbero suddivise come spiegato in questo articolo, che possiamo qui riassumere velocemente:

  • Solo il coniuge: 50% dell’eredità
  • Coniuge con un figlio: 1/3 al coniuge e 1/3 al figlio
  • Coniuge con due o più figli: 1/4 al coniuge e 1/2 ai figli da dividersi in parti uguali;
  • Un solo figlio: 50% dell’eredità
  • Coniuge con genitori del defunto: 50% al coniuge e 1/4 ai genitori.

Tenendo invece presente che tra i due coniugi vigeva la comunione dei beni, si ripresenta il caso della successione legittima che abbiamo visto qui sopra. Pertanto, il 50% dei beni appartiene già al coniuge superstite, ed il restante 50% cade nell’asse ereditario.

La differenza, in questo caso, consiste che in questo ultimo 50% rientra anche la quota disponibile, ovvero quella che il testatore potrà devolvere a chi desidera. Nella successione legittima, invece, ciò che non spetta al coniuge per la comunione dei beni viene diviso tra gli altri eredi, poiché manca l’espressione delle volontà del testatore.


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Consulente Patrimoniale e Co-fondatrice di Affari Miei
Categorie: Successione

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