Contributi Volontari INPS 2018: Quanto si Paga? Guida al Calcolo

In questo articolo affrontiamo il tema inerente i contributi volontari da versare all’INPS nel corso dell’anno 2018.

Che cosa sono i contributi volontari Inps? Prima di spiegare di cosa si tratti è importante specificare che la possibilità del lavoratore a effettuare versamenti volontari è subordinata al rilascio dell’autorizzazione da parte dell’INPS in presenza di determinati requisiti che approfondiremo in seguito.

Questo tipo di contribuzione fa riferimento a versamenti effettuati dal contribuente nei periodi in cui quest’ultimo non stia svolgendo un’attività lavorativa, per cessazione o interruzione dell’attività stessa.

Quali sono gli obiettivi di questi contribuenti che volontariamente versano denaro nelle casse dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale?

Fondamentalmente le motivazioni che spingono coloro che non stanno svolgendo attività lavorative a versare comunque tali tasse sono di due tipi.

Il primo motivo è il raggiungimento dei requisiti di contribuzione e di assicurazione essenziali per poter usufruire del diritto alla pensione diretta, che sia la pensione di vecchiaia, anticipata, dell’assegno ordinario di invalidità e di inabilità e infine le pensioni indirette, ossia superstiti e reversibilità.

Il secondo motivo, invece, riguarda l’incremento dell’importo dell’assegno mensile della pensione che un giorno si percepirà.

Cerchiamo di capire qualcosa in più: analizziamo tutti i dettagli!

Contributi volontari e contributi figurativi: differenze

Quali sono le differenze tra la tipologia dei contributi a carattere volontario rispetto a quelli figurativi?

In sostanza i primi vengono versati dal lavoratore stesso, mentre quelli figurativi rappresentano i contributi accreditati, senza responsabilità a carico del lavoratore, per i periodi durante i quali il soggetto non ha prestato attività lavorativa né dipendente né autonoma.

I contributi figurativi rappresentano i fondi versati nei periodi in cui il lavoratore non può svolgere la normale attività lavorativa per varie cause: in tali periodi viene meno per il datore di lavoro l’obbligo di versare i relativi contributi previdenziali.

Per garantire comunque ai lavoratori la copertura assicurativa e il diritto alla pensione la legge prevede che l’Inps accrediti sul conto assicurativo dei lavoratori tali contributi. Quindi i contributi figurativi rappresentano fondi versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore, i quali vengono accreditati dall’Inps sul conto assicurativo del lavoratore durante i periodi in cui si è verificata l’interruzione o la riduzione dell’attività lavorativa.

Tale contribuzione può quindi essere adoperata per coprire l’accreditamento delle settimane circa lo svolgimento di attività lavorative soggette a contribuzione obbligatoria, oppure a scopo integrativo se la retribuzione percepita è ridotta.

Infine questi contributi possono essere versati ad incremento se l’attività lavorativa è stata svolta nel settore agricolo.

Ci sono altri contributi che rientrano nella categoria dei contributi accreditabili, ma solo in seguito alla presentazione della domanda all’Inps.

Stiamo parlando dei contributi versati in periodi di svolgimento del servizio militare, malattia e infortunio, assenza dal lavoro per donazione sangue, congedo per maternità, congedo parentale, riposi giornalieri, assenze dal lavoro per malattia del figlio o per gravi motivi familiari;

ancora, fanno parte di questa categoria i permessi legati alla legge 104/92, il congedo straordinario ai sensi della Legge 388/2000 e infine i periodi di aspettativa per lo svolgimento di funzioni pubbliche elettive o per l’assunzione di cariche sindacali.

Non vi è bisogno di presentare la domanda, in quanto l’accreditamento avviene automaticamente da parte dell’Inps, nei casi di cassa integrazione guadagni straordinaria, e assunzione con contratto di solidarietà e impegnato in lavori socialmente utili o, infine, nel caso in cui il lavoratore abbia beneficiato di indennità di mobilità in deroga e ordinaria o di assenza antitubercolare a carico dell’Inps stesso.

Contribuzione volontaria 2016: utilità e a chi è rivolta

I contributi a carattere volontario, quindi, servono ai lavoratori per coprire i periodi durante cui non è stata svolta alcuna attività lavorativa di tipo dipendente, parasubordinata o anche autonoma, oppure quando il lavoratore svolge un’attività di tipo part time o infine se il lavoratore ha richiesto di poter usufruire di uno o più periodi di aspettativa non retribuita.

I contributi volontari possono essere versati dal lavoratore nei casi in cui la contribuzione sia stata autorizzata, come già detto, dall’Inps nei casi in cui sussistano i requisiti.

A chi è rivolta la contribuzione spontanea?

I destinatari sono i lavoratori dipendenti e autonomi, se non iscritti all’Inps o ad altre forme di previdenza e i lavoratori parasubordinati non iscritti alla gestione separata o ad altre forme di previdenza obbligatoria;

inoltre la contribuzione volontaria è rivolta ai liberi professionisti che non siano iscritti all’apposita Cassa di previdenza o ad altre forme di previdenza obbligatoria, a quelli dei fondi speciali di previdenza se non iscritti ai relativi Fondi di settore o ad altra forma di previdenza obbligatoria e infine ai titolari di assegno ordinario di invalidità o di pensione indiretta alle stesse condizioni sopracitate.

Ancora, possono richiedere l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria i lavoratori iscritti alla gestione separata.

I pensionati possono continuare ad effettuare il versamento dei contributi volontari iscritti a forme di previdenza diverse dall’Inps autorizzati anteriormente al 1° luglio 1972, così come chi ancora sta svolgendo attività di lavoro.

Possono versare i contributi volontari anche i coltivatori diretti, i mezzadri e i coloni autorizzati nell’assicurazione generale obbligatoria con decorrenza anteriore al 19 febbraio 1983, gli artigiani e i commercianti autorizzati nell’assicurazione generale obbligatoria con decorrenza anteriore al 1° marzo 1983 e infine i liberi professionisti autorizzati nell’assicurazione generale obbligatoria con decorrenza anteriore al 19 febbraio 1983.

Lavoratori esclusi dalla contribuzione volontaria

Non tutti possono decidere di integrare i propri contributi. Chi è escluso dal questa possibilità? Innanzitutto non possono versare contributi spontanei coloro che già percepiscono una pensione e chi è iscritto, per effetto di attività professionali o per lo svolgimento di collaborazioni coordinate e continuative, alla Gestione separata.

Tuttavia ci sono due eccezioni: la prima riguarda le autorizzazioni precedenti al 1 aprile 1996, data in cui è divenuto obbligatorio il pagamento dei contributi previdenziali per i cosiddetti lavoratori parasubordinati, mentre la seconda eccezione fa riferimento ai dirigenti di aziende industriali iscritti all’Inpdai prima del 31 dicembre 2002.

Infatti per questo Ente, che poi è stato assorbito dall’Inps nel 2003, i criteri di incompatibilità della contribuzione volontaria erano gli stessi previsti per gli altri lavoratori dipendenti, con l’eccezione dei versamenti relativi a periodi di contemporanea contribuzione alla Gestione separata.

L’iscrizione alla Gestione separata non doveva essere in corso alla data di presentazione della domanda, mentre era consentito il versamento volontario presso l’Istituto previdenziale durante i periodi di attività prestati successivamente all’autorizzazione, con obbligo contributivo all’Ente.

L’Inps, dopo l’assorbimento dell’Inpdai, ha continuato su questa strada, sottolineando che i dirigenti già autorizzati ai versamenti volontari prima del 1 gennaio 2003 avrebbero potuto continuare con la contribuzione volontaria anche in presenza di versamenti alla Gestione separata Inps.

Requisiti per ottenere l’autorizzazione alla contribuzione spontanea nel 2016

Per ottenere l’autorizzazione dell’Inps alla contribuzione a carattere volontario è necessario essere in possesso di alcuni requisiti.

È necessario, in primis, nei cinque anni antecedenti la presentazione della domanda, far valere almeno tre anni di contribuzione effettiva, sia obbligatoria da lavoro dipendente che da lavoro autonomo, sia da riscatto.

Nel caso in cui mancassero questi presupposti non si è necessariamente esclusi: è possibile venire ugualmente autorizzati, a condizione si possa far valere nell’intera vita assicurativa almeno cinque anni di versamento. Tuttavia per alcune categorie di lavoratori sono previsti requisiti più leggeri.

Di quali casi stiamo parlando? Ad esempio dei lavoratori stagionali o di quelli che sono stati assoggettati a contratti di lavoro a tempo parziale, per i quali il requisito è ridotto di un anno. Lo stesso principio è applicato ai lavoratori parasubordinati.

Nell’eventualità che nel quinquennio preso in considerazione vi siano stati periodi di malattia oppure periodi nei quali non è stato possibile prestare attività lavorativa, questi vengono sospesi, con il conseguente spostamento all’indietro dei 5 anni, per un periodo equivalente a quello non lavorato.

Come ottenere l’autorizzazione per il versamento dei contributi volontari

Per ottenere l’autorizzazione, la domanda per il versamento dei contributi a carattere spontaneo va presentata on line, richiedendo il codice PIN rilasciato dall’Inps stesso.

Sul portale internet è possibile trovare l’apposito modulo che va compilato ed inviato allegando (se si è lavoratori dipendenti) il modello CU del 2016, documento rilasciato dal datore di lavoro per certificare la contribuzione ricevuta nell’anno d’imposta precedente alla domanda, insieme al modello sostitutivo attestante le retribuzioni dell’anno di presentazione del modulo.

I lavoratori autonomi, invece, devono presentare con il modulo apposito le attestazioni di versamento dei contributi relativi all’ultimo anno di iscrizione negli elenchi di categoria di riferimento.

Infine i lavoratori part time devono allegare al modulo il contratto di lavoro timbrato dall’ispettorato del lavoro insieme alla dichiarazione del datore di lavoro stesso.

Quando inizia il versamento e come si pagano

Dopo aver ottenuto l’autorizzazione, il versamento va versato a partire dal primo sabato dopo la presentazione della domanda per i lavoratori dipendenti.

Per i liberi professionisti, invece, la contribuzione parte dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della richiesta.

Per quanto concerne il pagamento, le modalità sono attraverso il bollettino MAV presso una qualunque banca, sia allo sportello che on line attraverso la carta di credito, oppure chiamando il numero verde 803164 da numero fisso, o lo 06164164 da cellulare (numero a pagamento secondo la propria tariffa), sempre attraverso la carta di credito.

Cosa succede nei casi in cui si paga di meno, di più oppure in ritardo? Quando si versa una cifra maggiore rispetto a quella comunicata dall’Inps, allora avverrà automaticamente un rimborso da parte dell’Ente stesso, mentre se si paga in meno rispetto all’importo comunicato dall’Inps il periodo di contribuzione da coprire verrà ridotto in modo proporzionale.

Nel caso in cui il versamento venisse invece effettuato in ritardo i versamenti dei contributi devono essere effettuati entro le scadenze stabilite per legge.

I contributi pagati in ritardo non possono essere accreditati al periodo per il quale sono stati versati, ma è previsto il rimborso o si può chiedere agli uffici dell’Inps che l’importo venga utilizzato per coprire il trimestre successivo.

Calcolo dei contributi volontari a seconda della categoria di appartenenza

Per sapere come calcolare i contributi ci sono diversi riferimenti a seconda della categoria a cui si soggetti: ad esempio, i lavoratori autonomi artigiani e commercianti devono versare contributi mensili.

Per i commercianti vengono applicate aliquote diverse a seconda che si riferiscano ai titolari (indipendentemente dall’età), ai collaboratori con più di 21 anni, o ancora per i collaboratori di età inferiore a 21 anni.

Sulla base di tali aliquote, sono state elaborate delle tabelle di contribuzione con otto classi di contribuzione che si basano sulla media dei redditi sui quali sono stati versati i contributi negli ultimi tre anni.

Un ulteriore differenza si trova per gli iscritti nella gestione Artigiani, per i quali vengono applicate aliquote diverse, anche in questo caso a seconda che si tratti di titolari di qualunque età, o di collaboratori di età superiore a 21 anni, oppure siano collaboratori che ancora non abbiano compiuto 21 anni di età.

Un’altra categoria riguarda i coltivatori diretti: essi versano contributi il cui valore èindicato dall’Ente previdenziale in base alla media settimanale dei redditi degli ultimi 3 anni, oppure sulle ultime 156 settimane di lavoro. I contributi sono calcolati su base settimanale e sono conteggiati su classi di reddito settimanali stabilite ogni anno dalla legge.

Per quanto riguarda il calcolo dei contributi volontari da versare da parte dei lavoratori dipendenti, invece, l’importo è settimanale: su essa viene determinato il contributo, calcolando la cifra sulle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria anche se queste non fossero collocate nell’anno immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda e non può essere inferiore al minimale di retribuzione pensionabile.

L’importo del contributo si stabilisce applicando l’aliquota di finanziamento, prevista per la contribuzione obbligatoria della gestione pensionistica di riferimento, all’importo della retribuzione media imponibile.

Infine, l’ultimo caso, riguarda chi si appoggia alla Gestione separata, che versa un contributo volontario che viene calcolato mensilmente.

I pagamenti avvengono trimestralmente e la cifra dovuta è stabilita attraverso l’applicazione all’importo medio dei compensi percepiti nell’anno di contribuzione precedente la data della domanda.

Per approfondire, potrebbe interessarvi la visione di questo video in cui viene spiegato il servizio “La mia pensione” dell’INPS

Deducibilità della contribuzione volontaria tramite dichiarazione dei redditi

I contributi volontari sono deducibili dal reddito imponibile Irpef, quindi costituiscono spese scaricabili dalla dichiarazione dei redditi 2016 presentata con modello 730 o attraverso il modello UNICO.

La deducibilità di tali versamenti è senza alcun limite d’importo, così come avviene per i contributi obbligatori.

Una novità introdotta nel 2012 dalla Legge Sala Italia riguarda la deducibilità dei contributi di previdenza complementare da parte dei lavoratori di prima occupazione, assunti quindi successivamente al 1 Gennaio 2007.

Questo implica che questi lavoratori si vedono riconosciuto un Bonus aggiuntivo in deduzione al loro reddito complessivo, per un periodo di 20 anni al quinto di partecipazione a forme di previdenza integrativa.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

2 COMMENTI

  1. Se sono un lavoratore dipendente in agricoltura e mi mancano 14 anni di contributi e guadagno lordo 1500 euro al mese per sei mesi, quanto devo versare per andare in pensione nei tempi giusti e coprire questi 14 anni mancati?
    Grazie

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