Italia o Germania: Chi Deve Riempire la Voragine della Pandemia?

Si dice che l’economia sia fatta di cicli, ed ecco che a distanza di 10 anni si torna a parlare in maniera pesante di spread. Ho ben presente il momento in cui era la parola più pronunciata in televisione, nel bel mezzo della crisi del debito sovrano, con il successivo governo tecnico di Monti e le politiche di austerity.

La prima volta che l’Italia fu nelle mani di Draghi… te lo ricordi? Bene, ci risiamo

L’Unione Europea ha un sistema di funzionamento unico e strano: usiamo tutti la stessa moneta, ma ogni Stato emette le sue obbligazioni governative.

Questo significa che un investitore può comprare bond greci o italiani, che hanno un discreto rendimento, correndo rischi minimi. Non c’è rischio che la valuta in cui sono emessi diventi carta straccia, anzi, è una delle poche valute rifugio al mondo; anche il rischio di default è pressoché nullo, perché a Bruxelles c’è un angelo custode pronto a fare di tutto per evitarlo.

Un sistema che, in realtà, non fa contento nessuno. Non fa contente Italia, Portogallo, Spagna e Grecia che si ritrovano a pagare un prezzo più alto per il loro debito. E contrariamente a quanto si possa pensare, non fa comodo nemmeno alla BCE e alla Germania. Se infatti il debito di questi Paesi diventa eccessivo, tocca a loro raccogliere i cocci.

Non così scomodo da convincere Francia e Germania a dare l’okay agli eurobond. Ma scomodo.

Tra il 2014 e il 2019 il dibattito su questo problema è stato messo in sospeso, perché fondamentalmente non interessava a nessuno. L’economia stava crescendo, i mercati salivano, l’inflazione europea era quasi nulla e il costo del debito era basso per tutti.

Quando è arrivato il 2020, la prima fase della pandemia ha aperto un enorme divario tra rendimento di BTP e Bund. Lo spread è tornato a essere un problema, ma l’ultimo di quelli che aveva l’Italia in quel momento: si parlava della pandemia e dei suoi lati sociali, di quelli nell’economia “di tutti i giorni”, non certo di spread.

Uno dei motivi per cui non si è sentito parlare di spread è anche che la BCE ha preparato rapidamente una risposta rapida ed efficace: il PEPP. Uno strumento che permette alla Banca Centrale Europea di comprare miliardi di euro di bond governativi ogni mese, aiutando gli Stati membri a superare le difficoltà poste dalla pandemia.

Questo strumento è stato salvifico per l’Italia e per tutte le nazioni con un simile rapporto tra debito e PIL: la BCE ha dirottato maggiori risorse verso i paesi più indebitati, aiutando i mercati ad avere fiducia nella loro ripresa dalla pandemia.

La BCE li chiama strumenti “anti-fragmentazione”. Sono politiche che aiutano a contenere le differenze nel rendimento dei bond dei diversi paesi. Il problema è che ora il PEPP sta finendo, e lo spread si sta allargando.

Per la precisione, è più che raddoppiato nell’ultimo anno con una rapida corsa iniziata negli ultimi 3 mesi.

Perché proprio negli ultimi 3 mesi? Perché la Fase 1 del PEPP, la fase significativa, è finita. La BCE continuerà a reinvestire gli interessi ottenuti comprando i bond governativi almeno fino alla fine del 2024. Gli interessi da soli, però, non bastano per dare a Lagarde e colleghi lo spazio di manovra necessario per calmierare lo spread.

Proprio un mese fa, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha definito “ingiustificato” lo spread del 2+% tra BTP e Bund. Ora la BCE ha dato ordine al suo staff di preparare un nuovo strumento anti-frammentazione, ma non si sa ancora nulla di come sarà fatto: sappiamo solo di essere appesi alla sua efficacia per evitare di tornare in una crisi del debito sovrano.

Possiamo quasi certamente escludere che si tratti di Eurobond. L’ipotesi più probabile è che la BCE decida di integrare il reinvestimento degli interessi con qualcosa di più, ad esempio pareggiando l’ammontare di obbligazioni in scadenza nei prossimi 12 mesi.

Che ironia, l’economia. Proprio mentre scadono i BTP a 10 anni che l’Italia ha emesso negli anni bui della crisi del debito sovrano, siamo di nuovo di fronte allo stesso mostro.


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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