Partita Iva 2018: ex Minimi, Forfettario e Regime Ordinario – Guida Fondamentale

Se vuoi avviare un’attività in proprio, stai sicuramente valutando di aprire Partita Iva. A tal proposito, sono sicuro, avrai molte domande: quali sono le regole che riguardano le Partite Iva nel 2018 e quanti soldi servono? Come scegliere il commercialista? Quali pratiche è necessario sbrigare?

Un caloroso benvenuto su Affari Miei, il blog dedicato a tutti quelli che vogliono pensare in grande e farsi gli affari propri. Tramite il portale guardo con grande attenzione al mondo del lavoro autonomo e, in questa guida, ho deciso di condividere con te tutte le informazioni necessarie se hai deciso di metterti in proprio ed entrare nel campo degli imprenditori o dei professionisti.

Nelle prossime righe riepiloghiamo brevemente quelli che sono gli aspetti essenziali che regolano sia l’ex regime dei minimi, dal 2016 sostituito dal forfettario (lo scopo è quello di aprire una via in qualche modo agevolata per chi inizia), che quello ordinario, oltre ad esaminare in generale i vari tipi di regimi esistenti.

Molti giovani ormai decidono di aprire Partita Iva e la diffusione di nuove attività sta portando ad un incremento dell’occupazione da freelance che, molto spesso, si svolge lavorando da casa.

Aprire una partita Iva è relativamente facile: quel che può risultare difficile, invece, è la gestione dei vari adempimenti.

Cerchiamo di fare chiarezza nei paragrafi che seguono andando a sviscerare i costi della p. Iva ordinaria e agevolata.

Tutto sulla Partita IVA: Indice dei Contenuti

Prima di entrare nel merito dell’articolo, voglio dirti che ho scritto tantissime guide sull’argomento, puoi consultare facilmente quello che ti interessa oppure continuare a leggere i prossimi paragrafi:

Tipi di Partita Iva

Organizzazione

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Che cos’è la Partita Iva? Chi può aprirla?

Prima di scoprire i costi e le tipologie di partita Iva, vediamo che cos’è e a chi è riservata: essa è una serie numerica composta da 11 numeri.

Di questi numeri, i primi 7 si riferiscono al contribuente, i seguenti 3 identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate,e invece l’ultimo ha carattere di controllo.

Questo strumento è rivolto sia ai professionisti autonomi, sia ai titolari di società.

In linea di massima è quindi rivolta a coloro che lavorano in proprio e non sono alle dipendenze di un’azienda o un titolare il quale si possa occupare di pagare le tasse e i contributi attraverso uno stipendio ed una busta paga.

Come si apre la partita IVA: le procedure

Vediamo ora le procedure e l’iter da seguire per riuscire ad aprire la propria partita Iva e iniziare a lavorare: in primo luogo bisogna far pervenire all’Agenzia delle Entrate la data di inizio della propria attività, ciò entro 30 giorni dal primo giorno di attività stessa.

Per far questo esiste un modello apposito, che permette di redigere tale dichiarazione su modello AA9/7  per le ditte individuali e i lavoratori autonomi., oppure sul modello AA7/7  in caso di società: i moduli in questione sono reperibili sulla home page dell’Agenzia delle Entrate.

Per comunicare queste informazioni è possibile recarsi sia presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, muniti di carta di identità, oppure inviare il tutto attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, insieme alla fotocopia del documento identificativo, oppure è possibile sfruttare i mezzi telematici, grazie all’apposito software che si trova sul sito dell’Agenzia.

Dopo aver fatto questo, ti ricordo che è necessario scegliere il codice Ateco in relazione all’attività che ci apprestiamo ad avviare, scegliendo anche il regime, come quello forfettario.

A questo punto è possibile finalmente vedersi assegnata la partita Iva e recarsi presso la sede dell’INPS per regolare la propria situazione previdenziale.

Attenzione, se apri una ditta individuale dovrai anche recarsi alla Camera di Commercio.

Quanto costa aprire partita Iva?

L’apertura della partita Iva non ha costi in sé se non la consulenza e la contabilità ordinaria che, eventualmente, il commercialista può chiedere: ti conviene rivolgerti ad un professionista vista la complessa burocrazia italiana.

Le spese successive riguardano: l’iscrizione alla Camera di Commercio, con il diritto camerale che si attesta sui 60 euro annui e la pratica per l’iscrizione che costa circa 36 euro (il pagamento alla Camera di Commercio potrebbe essere non dovuto in alcuni casi), i contributi INPS (qui la guida specifica) e tutte le altre spese che gravano annualmente in misura fissa come l’Irpef che, a scaglioni, viene calcolato sul reddito (ricavi – costi – contributi INPS = imponibile IRPEF).

Avviare una qualunque attività, quindi, ha dei costi che possono riguardare l’acquisto di macchinari o di beni strumentali ed una serie di oneri fissi ai quali non ci si può sottrarre.

E’ consigliabile, comunque, rivolgersi sempre ad un professionista prima di iniziare così da avere chiara fin da subito la propria situazione e pianificare al meglio il proprio business.

Andiamo, brevemente, a riepilogare come funzionano i singoli regimi fiscali.

Regime Forfettario Agevolato (Ex Minimi)

Il governo Renzi ha fatto dietrofont sul sistema che si voleva avviare in passato. Il motivo è molto semplice: era una fregatura che avrebbe spinto molte persone a smettere di lavorare in proprio.

L’esecutivo ha promesso un graduale abbattimento degli oneri nei prossimi anni, al fine di venire incontro alle esigenze di questa categoria che, ad oggi, viene letteralmente vessata facendo un rapporto tra gli oneri a cui è sottoposta e le prestazioni di Welfare che riceve.

La Legge di Stabilità, introducendo il regime forfettario come agevolazione, ha di fatto cestinato il vecchio dei minimi: chi ha aperto partita Iva prima del 2016 e l’ha adottato, può mantenerlo fino a naturale scadenza mentre dal 1° gennaio 2016 l’unica forma agevolata attuabile è il forfettario, che dopo vedremo.

Ad oggi, comunque, il regime dei minimi funziona in questo modo:

  • limite annuo di fatturato pari a 30 mila euro;
  • contributi previdenziali INPS da versare nella gestione separata pari al 27,72% ( che si calcola sul ricavi – costi). Il regime dei minimi prevede, però, la possibilità di scaricare completamente solo alcune spese;
  • imposta sostitutiva dell’irpef e delle addizionali pari al 5% (ricavi – costi – contrbuti Inps = imponibile su cui applicare il 5%)

Apertura Partita Iva con Regime Forfettario

Come anticipato, la Legge di Stabilità ha di fatto superato il regime dei minimi con il nuovo forfettario, il cui funzionamento è per certi versi simile ma viene incontro sul piano della possibilità di computare i costi: messo così, in linea tendenziale e non per tutti ovviamente, pare essere più conveniente.

Il nuovo sistema in parte prende la base dello scorso anno (gli ex nuovi minimi andati in vigore solo in parte): in pratica, scompare il limite massimo di fatturato di 30 mila euro per tutti ma, in base al tipo di attività, cambia il limite per rientrare.

Per ogni attività c’è una soglia ed un coefficiente di redditività che capiremo come funziona dopo, ecco una prima schematizzazione in cui riportiamo, nell’ordine, il tipo di attività qualificata in base al codice ATECO, il limite massimo di fatturato ed il coefficiente di redditività:

  • industrie alimentari e delle bevande – 45.000 – 40%;
  • commercio all’ingrosso e al dettaglio – 50.000 – 40%;
  • commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande – 40.000 – 40%;
  • commercio ambulante di altri prodotti non alimentari – 30.000 – 54%;
  • costruzioni e attività immobiliari – 25.000 – 86%;
  • intermediari del commercio – 25.000 – 62%;
  • attività dei servizi di alloggio e di ristorazione – 50.000 – 40%;
  • attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi – 30.000 – 78%;
  • altre attività economiche – 30.000 – 67%.

In pratica le varie attività possono sottrarre al reddito solo i costi derivanti dal versamento dei contributi previdenziali mentre l’imponibile su cui calcolare la ritenuta sostitutiva di IRPEF e addizionali viene calcolata sulla base del coefficiente di redditività.

Quindi fatto il fatturato, si calcolano i contributi INPS (artigiani e commercianti versano circa il 23% mentre chi si iscrive alla gestione separata il 27,72%) e, sottratti dal totale, l’imponibile è determinato da una percentuale che scaturisce dal coefficiente di redditività applicato.

Su di essi si applica la ritenuta del 5% che è valida per i primi 5 anni prima di passare ad una nuova ritenuta sostitutiva pari al 15%.

Le attività che rientrano nel forfettario possono scaricare costi di personale fino a 5.000 euro ed il limite di investimento in beni strumentali, precedentemente a 15.000 euro, ora sale a 20 mila euro.

Partita Iva con Regime Ordinario

Il regime ordinario si differenzia i quanto non presenta limiti di fatturato e vi accedono tutti coloro che non possono avere quello agevolato.

A seconda dell’attività svolta, a livello previdenziale si può essere inquadrati come commercianti, artigiani o professionisti.

Alla gestione separata accedono tutti i professionisti senza apposita cassa (e potrebbe non essere dovuta la quota alla Camera di Commercio, come anticipato) mentre gli altri hanno, in genere, un’apposita cassa a cui versare i contributi per la pensione.

Per quanto riguarda la tassazione, essa viene impostata in questo modo:

  • Irpef al 23% che sale a scaglioni a seconda del reddito;
  • Irap, ove prevista, in base alla legge regionale;
  • contributi previdenziali INPS che variano a seconda della cassa dove si versa (da un minimo del 22,65% ad un massimo del 27,72%); nel 2017 abbiamo visto la diminuzione di tale percentuale, per gli iscritti alla gestione separata, al 25%;
  • addizionali comunali e regionali pari circa al 2%.

Nel regime ordinario, di solito, si possono scaricare molte più spese del regime dei minimi e del regime forfettario.

Nei minimi, ad esempio, non si possono avere dei collaboratori mentre in questo caso si e le relative spese possono essere portate in contabilità.

La tassazione è più alta anche se questo regime è da preferire quando si hanno più costi in quanto il loro ammortamento riduce lo svantaggio che si ha nei confronti dei minimi.

Quale regime scegliere per mettersi in proprio?

Si tratta di una domanda soggettiva. Il regime dei minimi è da preferire (se lo si è scelto prima della fine del 2015) se si svolge una professione, non ci si avvale di collaboratori e, inizialmente, si hanno volumi relativamente bassi e così sarà anche per il nuovo forfettario.

Il regime ordinario è, invece, migliore quando si hanno più spese da sostenere per pagare collaboratori o per acquistare beni o servizi vitali per il proprio business.

Considera che solo il regime ordinario prevede la tassazione Irpef, mentre gli altri hanno imposta sostitutiva: ciò vuol dire che nel primo caso, se hai famiglia o altre voci che danno accesso a detrazioni e deduzioni, puoi effettivamente recuperare molte spese ed abbattere la mole di imposte da pagare, cosa che non puoi fare se opti per il forfettario.

Novità dalla Legge di Stabilità 2018: Arriva l’IRI, Tassazione al 24%!

La legge di Stabilità ha introdotto l’IRI (imposta sul reddito imprenditoriale). Che cos’è? E’ u’imposta che va applicata sia al reddito d’impresa, soggetto precedentemente all’IRES, sia al reddito di lavoro autonomo, finora invece soggetto all’IRPEF.

Tale tassazione vuole semplificare le operazioni fiscali, assoggettando sotto un unico trattamento i redditi d’impresa e i redditi di lavoro autonomo. In questo modo, chi svolge un lavoro autonomo oppure un’attività di impresa potranno far confluire il reddito aziendale nel proprio reddito personale.

Gli effetti dell’IRI andranno quindi a creare una differenza di trattamento fiscale rispetto alle società di capitali, per le quali il reddito non distribuito è tassato con imposta proporzionale IRES pari al 27,5%.

La nuova tassazione IRI, porterà al seguente cambiamento:

  • Reddito d’impresa ora soggetto a IRES sarà sottoposto a IRI;
  • Reddito d’impresa o di lavoro autonomo ora soggetto ad IRPEF, sarà sottoposto a IRI;
  • Reddito personale dell’imprenditore o del lavoratore autonomo sottoposto a IRPEF.

Per approfondire, ti invito a leggere la guida all’IRI – Imposta sul Reddito Imprenditoriale.

Quando e come aprire Partita Iva?

E’ la domanda che si pongono quelli che stanno per iniziare. Al riguardo, leggendo la mia guida sul lavoro occasionale, puoi trovare alcune informazioni importanti se stai operando in questo modo e vuoi fare il “grande salto”.

In linea generale, vale la pena ricordare che solo se pensi di avere entrate piuttosto stabili, superiori ai 7-8 mila euro, ti conviene avventurarti sapendo che, comunque, in questo caso non puoi pensare di “vivere” con la Partita Iva in quanto difficilmente riusciresti a ricavarne uno stipendio, specie nella fase iniziale. 

Siamo più soci e vogliamo aprire una società: cosa ci conviene fare?

Il discorso si complica perchè qualsiasi struttura andrai a realizzare avrà dei costi iniziali e periodici maggiori.

Se vuoi operare nell’ambito di una professione potrebbe paradossalmente convenire aprire posizioni separate e cooperare prima di pensare ad una vera e propria compagine sociale: ovviamente è una dritta di massima, bisogna poi valutare caso per caso e in questo caso, più che in altri, non si scappa dalla consulenza di un buon commercialista.

Se sei da solo, poi, non pensare minimanente alla società unipersonale fino a quando non raggiungerai un fatturato di almeno 50 mila euro: il falso mito della s.r.l. semplificata che “costa poco” va assolutamente sfatato.

Al riguardo, comunque, suggerisco alcune risorse utili che parlano della tematica:

Conclusioni

Quelli esposti sono gli aspetti prettamente burocratici, anche se non ho mancato di fornire qualche dritta di carattere operativo.

Ogni mio suggerimento, comunque, non è assolutamente sostitutivo di una consulenza di un commercialista.

Se vuoi metterti in proprio ti consigliamo la lettura degli articoli delle sezioni dedicate alle idee imprenditoriali ed al business online: troverai consigli utili per avviare una nuova attività o innovare imprese già esistenti.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

2 COMMENTI

  1. sono un ex artigiano ho 65 anni e vorrei aprire di nuovo solo la partita iva cosa mi costerebbe a livello fiscale e quali oneri dovrei pagare

  2. Salve, ho un dubbio, io vorrei aprire una partita Iva come commerciante, per poter vendere tranquillamente, ma vorrei farlo in casa mia… fatturazione annua superiore a 30mila euro, quindi partita Iva ordinaria. Voci di corridoio mi hanno detto che è necessario avere un negozio fisico diverso dalla propria abitazione, quindi sarebbe un altra spesa aggiuntiva. E possibile o no quindi avere la propria sede legale a casa e ricevere gli eventuali clienti?

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