Case Vuote, prezzi FOLLI: l’Immobiliare è una TRUFFA?

In Italia esiste un paradosso immobiliare che sempre più persone stanno iniziando a notare.

Da una parte abbiamo città dove comprare casa sembra diventato impossibile: prezzi alle stelle, mutui pesanti, affitti fuori controllo e immobili che, almeno sulla carta, valgono cifre impressionanti.

Dall’altra, però, abbiamo milioni di case vuote, appartamenti inutilizzati, immobili invenduti da anni e intere province dove il mercato sembra completamente bloccato.

Com’è possibile che convivano contemporaneamente prezzi altissimi e case che nessuno vuole comprare?

È davvero una bolla immobiliare?

Oppure il problema è più profondo?

Per rispondere a questa domanda partiamo dalla storia di Simone, un lettore che ci ha scritto raccontandoci una situazione familiare molto comune in Italia e che fotografa perfettamente il problema del mercato immobiliare provinciale.

La storia di Simone: immobili che nessuno vuole

Simone ha 52 anni e vive in provincia di Milano.

Suo padre, oggi 82enne, vive ancora nella casa di famiglia in provincia di Rovigo e possiede altri tre appartamenti acquistati tra gli anni ’80 e i primi anni ’90. All’epoca lavorava come geometra, guadagnava bene e faceva quello che hanno fatto milioni di italiani per decenni: trasformare i risparmi in immobili.

Per quella generazione comprare case significava costruire sicurezza.

Il problema è che oggi due di quei tre appartamenti sono vuoti da anni, con nessuno che li prende in affitto e nessuno che li compra.

Il padre di Simone continua a tenerli in vendita a 150.000 euro ciascuno, ma tutte le agenzie immobiliari consultate gli hanno dato la stessa risposta: a quei prezzi il mercato non esiste.

Secondo le valutazioni reali, quelle case potrebbero forse essere vendute tra i 90 e i 100 mila euro.

Quando Simone ha riportato queste stime al padre, la reazione è stata durissima.

“Sei matto? Io quell’appartamento l’ho pagato 120 milioni di lire nel 1992. Come faccio a venderlo a 90.000 euro?”

Ed è qui che emerge uno dei problemi più grandi del mercato immobiliare italiano: la differenza tra il prezzo che noi pensiamo abbia una casa e il prezzo che il mercato è disposto a pagare davvero.

Il valore di una casa non lo decide il proprietario

Questo è il primo bagno di realtà che molti proprietari faticano ad accettare: una casa non vale quanto abbiamo speso per comprarla e purtroppo non vale quanto ci siamo affezionati a quell’immobile. Esso non vale nemmeno quanto vorremmo incassare, ma vale quanto qualcuno è disposto a pagare.

Punto.

Se un appartamento resta invenduto per tre anni, il mercato sta già parlando, e sta dicendo che quel prezzo non esiste.

Molte persone, però, continuano a guardare gli annunci online e si convincono che quello sia il valore reale degli immobili.

Ma gli annunci non sono vendite, sono soltanto delle richieste.

Il prezzo reale è quello a cui si rogitano le case, non quello scritto su Immobiliare.it.

E quando tre agenzie diverse arrivano tutte alla stessa conclusione, probabilmente il problema non è l’agenzia, ma la realtà del mercato.

Il mercato immobiliare provinciale è congelato

Qui bisogna fare una distinzione fondamentale: il mercato immobiliare di Milano, Bologna o Firenze non è il mercato immobiliare della provincia italiana, ma stiamo parlando di due mondi completamente diversi.

Nelle grandi città dinamiche esistono ancora domanda, lavoro, giovani, università, servizi, aziende e persone disposte a trasferirsi.

In molte province italiane, invece, il mercato non è stabile, è congelato, e questa è una differenza enorme che non può essere sottovalutata.

Perché un mercato stabile può ripartire, mentre invece un mercato congelato semplicemente non si muove.

E infatti il padre di Simone può permettersi di aspettare: lui ha una pensione, non ha mutui e non ha debiti. Può continuare a pagare IMU, spese condominiali e manutenzioni senza avere un’urgenza immediata di vendere.

Ma il fatto che lui possa aspettare non significa che il valore degli immobili stia salendo.

Anzi.

Le case vuote stanno diventando una passività

Uno degli aspetti più interessanti della storia di Simone è che lui ha fatto un ragionamento che moltissimi proprietari non fanno mai.

Ha messo i numeri nero su bianco.

Tra IMU, spese condominiali e manutenzioni, quei due appartamenti vuoti costano circa 10.000 euro all’anno.

Diecimila euro che escono per mantenere immobili che non producono nulla.

Qui c’è un passaggio importante da capire.

Molti italiani continuano a pensare all’immobile come a un asset “sicuro” a prescindere.

Ma un immobile che non produce reddito e genera solo costi può trasformarsi in una passività.

E questo succede molto più spesso di quanto si pensi.

Il problema è che questa perdita è lenta, silenziosa e psicologicamente meno evidente rispetto a un investimento finanziario che scende in Borsa.

Per questo tante persone la ignorano.

Il vero nemico: la demografia

C’è poi un altro tema gigantesco che spesso viene completamente ignorato quando si parla di immobili: la demografia.

Il padre di Simone è convinto che “prima o poi” il mercato riconoscerà il valore delle sue case.

Ma sulla base di quali fondamentali?

Questa è la vera domanda.

Se guardiamo città come Rovigo, scopriamo una situazione che si ripete in moltissime province italiane:

  • popolazione stagnante o in calo;
  • giovani che emigrano;
  • mercato del lavoro debole;
  • meno famiglie che si formano;
  • meno persone che comprano casa.

E il mercato immobiliare vive esattamente di queste variabili: le case non valgono perché esistono, ma valgono perché esiste qualcuno che vuole viverci.

Se togliamo lavoro, giovani, crescita economica e prospettive future, il valore immobiliare inevitabilmente si indebolisce.

È brutale da dire, ma è così.

La grande illusione del “mattone sicuro”

In Italia esiste una convinzione quasi culturale: l’immobile è sicuro.

“Il mattone non tradisce.”

“Le case salgono sempre.”

“Almeno la casa resta.”

Ma è davvero così?

In realtà molti proprietari confondono la tangibilità dell’immobile con la stabilità del valore.

Solo perché possiamo toccare una casa non significa che il suo valore sia stabile.

La differenza è che la volatilità degli immobili è nascosta, perché se investiamo in borsa, vediamo il grafico salire e scendere ogni giorno, mentre invece con gli immobili tutto questo non succede.

Ma il fatto che non esista un’app che aggiorna la quotazione della nostra casa ogni minuto non significa che il valore non cambi.

Semplicemente ce ne accorgiamo solo nel momento in cui proviamo a vendere.

Ed è esattamente quello che è successo al padre di Simone.

Per anni ha pensato che quelle case valessero una certa cifra, e poi il mercato gli ha dato una risposta diversa.

Il problema generazionale che nessuno vuole vedere

La storia di Simone racconta anche un altro fenomeno enorme: il più grande trasferimento di ricchezza intergenerazionale della storia italiana.

Oggi gran parte degli immobili è nelle mani di persone over 60 o over 70.

Persone che spesso hanno pensioni stabili, case pagate e patrimoni costruiti in decenni economicamente molto favorevoli.

Ma cosa succederà quando questi immobili passeranno ai figli?

Qui il quadro cambia completamente.

Le nuove generazioni hanno stipendi più bassi, pensioni più incerte, meno stabilità lavorativa e molta più pressione economica.

Molti erediteranno immobili che non vorranno gestire.

E probabilmente venderanno alla prima occasione utile.

Non perché siano “cattivi eredi”.

Ma perché avranno bisogno di liquidità.

Questo significa una cosa molto semplice: nei prossimi anni l’offerta immobiliare potrebbe aumentare ulteriormente proprio nelle zone già più deboli.

E quando aumenta l’offerta in un mercato con domanda debole, i prezzi tendono a scendere.

Il vero rischio non è perdere soldi subito

C’è un passaggio molto importante in tutta questa storia.

Quello che sta vivendo il padre di Simone non è una truffa nel senso classico del termine.

Non c’è qualcuno che gli ha rubato i soldi da un giorno all’altro, ma c’è di fondo un problema più subdolo.

È una distruzione lenta di valore.

Ogni anno che passa:

  • escono soldi per mantenere immobili improduttivi;
  • il mercato continua a non riconoscere il prezzo richiesto;
  • il potere d’acquisto si riduce;
  • aumentano le probabilità che il contesto peggiori.

E tutto questo avviene senza che il proprietario percepisca immediatamente il danno.

Anzi, spesso continua a pensare di stare facendo la scelta giusta.

Gli immobili valgono solo se esiste un ecosistema

Questo è forse il concetto più importante da capire: una casa non vale per i mattoni, non vale per l’arredamento e non vale perché “una volta costava tanto”.

Vale se esiste un ecosistema economico e sociale che sostiene quella domanda.

Un immobile mantiene valore quando ci sono:

  • lavoro;
  • redditi;
  • giovani;
  • famiglie;
  • servizi;
  • crescita economica;
  • prospettive future.

Se queste condizioni spariscono, anche il valore immobiliare cambia.

Ed è per questo che alcune città continuano a crescere mentre altre si svuotano lentamente.

Simone sta sbagliando a insistere?

Dal punto di vista razionale, probabilmente no.

I suoi conti hanno senso.

Vendere oggi quei due immobili a 180-200 mila euro complessivi e investire il ricavato potrebbe essere molto più efficiente che continuare a perdere soldi ogni anno aspettando un mercato che forse non tornerà più.

Ma qui entra in gioco la parte emotiva.

Per il padre di Simone, quelle case non sono solo immobili.

Sono il simbolo di una vita di sacrifici.

Ammettere che oggi valgono meno di quanto immaginava significa anche accettare che il mondo è cambiato.

E questa, psicologicamente, è una delle cose più difficili da fare.

Il mercato immobiliare italiano è una truffa?

No, non è una truffa, ma in molte zone d’Italia esiste una gigantesca illusione collettiva sul valore reale degli immobili.

Per anni abbiamo creduto che il mattone fosse automaticamente sinonimo di sicurezza e crescita.

Oggi la realtà sta diventando più complessa, perché esistono città dove il mercato continuerà probabilmente a reggere.

Ma esistono anche moltissime province dove il problema demografico, economico e lavorativo rischia di comprimere sempre di più il valore degli immobili.

E ignorare questa realtà non la farà sparire.

Anzi.

Più tempo passa, più il rischio è quello di ritrovarsi con patrimoni immobiliari sempre meno liquidi, più costosi da mantenere e sempre più difficili da valorizzare.

Per questo oggi, più che mai, parlare di immobili significa parlare non solo di case.

Ma di demografia, economia, lavoro, generazioni e trasformazioni profonde del Paese.

Sull’argomento immobiliare abbia scritto tanto, e proprio a tal proposito ti allego qui delle risorse che sicuramente ti saranno utili per capire al meglio la difficoltà del mercato stesso:

Ti auguro un buon proseguimento qui su Affari Miei!


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Consulente Finanziario Indipendente e Co-Fondatrice di Affari Miei
Si è avvicinata al mondo della finanza per passione co-fondando Affari Miei nel 2014. Oltre all'abilitazione per l'esercizio della professione ha approfondito i suoi studi seguendo seminari e master formativi in Wealth Management e Protezione Patrimoniale. Nel 2023 ha pubblicato il libro "Investimenti Sicuri - Come Proteggere il Tuo Patrimonio e Vivere di Rendita" scritto a quattro mani con Davide Marciano.
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