2022: Un Bagno di Realtà per le Startup?

l 2020 e il 2021 hanno visto un numero incredibile di nuove società quotate in Borsa: ben 1.515 aziende hanno deciso di quotarsi in Borsa durante la pandemia, approfittando di uno dei momenti di maggiore entusiasmo e spinta rialzista che i mercati abbiano attraversato da molti anni a questa parte.

Per fare un confronto, tra il 2018 e il 2019 soltanto 487 società hanno attraversato la loro IPO negli Stati Uniti.

Ora, però, sembra che tante startup stiano facendo un bagno di realtà. Non solo in Borsa. La società Fast, una delle giovani aziende più promettenti per una prossima quotazione, ora chiude i battenti. Il modello di business si basava sull’offerta di un sistema estremamente veloce per pagare sugli e-commerce, simile a quanto Amazon fa con il pulsante “Compra ora con un click”.

L’azienda ha chiuso il 2021 con un fatturato di 600.000$ e spese per oltre 100 milioni di dollari. Ora i suoi 450 dipendenti dovranno cercare un nuovo impiego, mentre 120 milioni di dollari di capitale versato dagli investitori sono andati in fumo. Tra gli impieghi “smart” di questo capitale, la società ha pagato ben 1 milione di dollari i Chainsmokers per un video promozionale.

Secondo CB Insights, il primo trimestre del 2022 ha visto un calo del 19% nei finanziamenti che i venture capitalists hanno offerto alle giovani imprese rispetto all’ultimo trimestre del 2021. Un calo rispecchiato anche dal numero di quotazioni in Borsa, decisamente in calo rispetto agli ultimi due anni.

Molte delle società che si sono quotate nel 2020 e 2021 hanno causato danni anche in Borsa per i loro investitori. Rispetto al giorno della quotazione:

  • Sarcos Robotics sta perdendo il 52,50%
  • Doma Holdings sta perdendo l’80,84%
  • Rocket Lab sta perdendo il 13,85%
  • Stryve Foods è in calo dell’89,17%
  • Udemy perde il 59,13%
  • Volta Inc è in perdita del 75,45%

Sono soltanto alcuni esempi di come la valutazione di queste società fosse estremamente, estremamente ottimista rispetto ai numeri di bilancio. Osservando la disfatta di queste, molte società come Delhivery, Flipkart, Chobani, Foxtel, GoTo, OYO e Green Tea Group hanno deciso di rimandare la loro quotazione in Borsa.

Il numero complessivo di “unicorni”, cioè startup con una valutazione superiore al miliardo di dollari, è al suo minimo da 18 mesi a questa parte.

Ma perché ci tengo a dire questo?

Perché negli Stati Uniti stanno andando estremamente di moda le app che permettono a tutti di investire in private equity. In sostanza, queste applicazioni permettono agli utenti di investire su società non quotate in Borsa, in modo simile a quanto avviene con il crowdfunding ma con imprese di maggiori dimensioni.

Questa possibilità è stata a lungo riservata solo ai fondi di private equity e agli angel investors con una solida reputazione alle spalle.

Il fatto che questa opportunità fosse riservata a pochi, chiaramente, è la mela proibita del marketing finanziario. Sentendosi “esclusi” dalle “mani forti”, una marea di investitori sprovveduti è in cerca di opportunità mirabilanti investendo su società di cui non sono nemmeno sicuri i numeri di bilancio.

La realtà è che questo tipo di investimento è estremamente RISCHIOSO, ed è proprio per questo che solo una manciata di professionisti -solitamente a loro volta con un passato da startupper di successo- riescono a navigare con successo il private equity.

Prendete per buona la mia parola: se negli Stati Uniti queste app sono il nuovo maxi-trend, tra qualche mese (un paio d’anni al massimo) arriveranno anche in Europa

Francamente sarei più attratto dall’investire sulle società che gestiscono queste app, che sulle società proposte al loro interno.

Se c’è una sola cosa che in questi anni ho imparato, è che mischiare il fascino dell’investimento “élitario” e la promessa velata di arricchirsi sono il mix che arricchisce di più chi propone l’investimento e impoverisce di più l’investitore.

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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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