Partita Iva 2017: Novità Minimi, Forfettario e Regime Ordinario – GUIDA

Se volete avviare un’attività in proprio, starete valutando di aprire Partita Iva. A tal proposito avrete molte domande: quali sono le regole che riguardano le Partite Iva nel 2017 e quanti soldi servono? Come scegliere il commercialista? Quali pratiche è necessario sbrigare?

Affari Miei guarda con attenzione al mondo del lavoro autonomo e, in questa guida, riepiloghiamo brevemente quelli che sono gli aspetti essenziali che regolano sia il regime dei minimi, dal 2016 sostituito dal forfettario (lo scopo è quello di aprire una via in qualche modo agevolata per chi inizia), che quello ordinario, oltre ad esaminare in generale i vari tipi di regimi esistenti.

Molti giovani ormai decidono di aprire Partita Iva, anche se il Jobs Act ha tentato di intervenire in questo senso andando ad eliminare quelle false che venivano costituite essenzialmente per eludere gli alti costi del lavoro.

Ciò nonostante, la diffusione di nuove attività sta portando ad un incremento dell’occupazione da freelance che, molto spesso, si svolge lavorando da casa.

Aprire una partita Iva è relativamente facile: quel che può risultare difficile, invece, è la gestione dei vari adempimenti.

Cerchiamo di fare chiarezza nei paragrafi che seguono andando a sviscerare i costi della p. Iva ordinaria e agevolata.

Che cos’è la Partita Iva? Chi può aprirla?

Prima di scoprire i costi e le tipologie di partita Iva, vediamo che cos’è e a chi è riservata: essa è una serie numerica composta da 11 numeri.

Di questi numeri, i primi 7 si riferiscono al contribuente, i seguenti 3 identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate,e invece l’ultimo ha carattere di controllo.

Questo strumento è rivolto sia ai professionisti autonomi, sia ai titolari di società.

In linea di massima è quindi rivolta a coloro che lavorano in proprio e non sono alle dipendenze di un’azienda o un titolare il quale si possa occupare di pagare le tasse e i contributi attraverso uno stipendio ed una busta paga.

Come si apre la partita IVA: le procedure

Vediamo ora le procedure e l’iter da seguire per riuscire ad aprire la propria partita Iva e iniziare a lavorare: in primo luogo bisogna far pervenire all’Agenzia delle Entrate la data di inizio della propria attività, ciò entro 30 giorni dal primo giorno di attività stessa.

Per far questo esiste un modello apposito, che permette di redigere tale dichiarazione su modello AA9/7  per le ditte individuali e i lavoratori autonomi., oppure sul modello AA7/7  in caso di società: i moduli in questione sono reperibili sulla home page dell’Agenzia delle Entrate.

Per comunicare queste informazioni è possibile recarsi sia presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, muniti di carta di identità, oppure inviare il tutto attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, insieme alla fotocopia del documento identificativo, oppure è possibile sfruttare i mezzi telematici, grazie all’apposito software che si trova sul sito dell’Agenzia.

Dopo aver fatto questo, vi ricordiamo che è necessario scegliere il codice Ateco in relazione all’attività che ci apprestiamo ad avviare, scegliendo anche il regime, come quello forfettario.

A questo punto è possibile finalmente vedersi assegnata la partita Iva e recarsi presso la sede dell’INPS per regolare la propria situazione previdenziale.

Attenzione. coloro che abbiano aperto una ditta individuale devono anche recarsi alla Camera di Commercio.

Quanto costa aprire partita Iva?

L’apertura della partita Iva non ha costi in sé se non la consulenza e la contabilità ordinaria che, eventualmente, il commercialista può chiedere: vi conviene rivolgervi ad un professionista vista la complessa burocrazia italiana.

Le spese successive riguardano: l’iscrizione alla Camera di Commercio, con il diritto camerale che si attesta sui 60 euro annui e la pratica per l’iscrizione che costa circa 36 euro (il pagamento alla Camera di Commercio potrebbe essere non dovuto in alcuni casi), i contributi INPS (qui la guida specifica) e tutte le altre spese che gravano annualmente in misura fissa come l’Irpef che, a scaglioni, viene calcolato sul reddito (ricavi – costi – contributi INPS = imponibile IRPEF).

Avviare una qualunque attività, quindi, ha dei costi che possono riguardare l’acquisto di macchinari o di beni strumentali ed una serie di oneri fissi ai quali non ci si può sottrarre.

E’ consigliabile, comunque, rivolgersi sempre ad un professionista prima di iniziare così da avere chiara fin da subito la propria situazione e pianificare al meglio il proprio business.

Andiamo, brevemente, a riepilogare come funzionano i singoli regimi fiscali.

Partita Iva con Regime forfettario agevolato (ex minimi): come funziona nel 2017

Il governo Renzi ha fatto dietrofont sul sistema che si voleva avviare l’anno scorso. Il motivo è molto semplice: era una fregatura che avrebbe spinto molte persone a smettere di lavorare in proprio.

L’esecutivo ha promesso un graduale abbattimento degli oneri nei prossimi anni, al fine di venire incontro alle esigenze di questa categoria che, ad oggi, viene letteralmente vessata facendo un rapporto tra gli oneri a cui è sottoposta e le prestazioni di Welfare che riceve.

La Legge di Stabilità, introducendo il regime forfettario come agevolazione, ha di fatto cestinato il vecchio dei minimi: chi ha aperto partita Iva prima del 2016 e l’ha adottato, può mantenerlo fino a naturale scadenza mentre dal 1° gennaio 2016 l’unica forma agevolativa attuabile è il forfettario che dopo vedremo.

Ad oggi, comunque, il regime dei minimi funziona in questo modo:

  • limite annuo di fatturato pari a 30 mila euro;
  • contributi previdenziali INPS da versare nella gestione separata pari al 27,72% ( che si calcola sul ricavi – costi). Il regime dei minimi prevede, però, la possibilità di scaricare completamente solo alcune spese;
  • imposta sostitutiva dell’irpef e delle addizionali pari al 5% (ricavi – costi – contrbuti Inps = imponibile su cui applicare il 5%)

Apertura Partita Iva con Regime Forfettario: come funziona nel 2017?

Come anticipato, la Legge di Stabilità ha di fatto superato il regime dei minimi con il nuovo forfettario il cui funzionamento è per certi versi simile ma viene incontro sul piano della possibilità di computare i costi: messo così, in linea tendenziale e non per tutti ovviamente, pare essere più conveniente.

Il nuovo sistema in parte prende la base dello scorso anno (gli ex nuovi minimi andati in vigore solo in parte): in pratica, scompare il limite massimo di fatturato di 30 mila euro per tutti ma, in base al tipo di attività, cambia il limite per rientrare.

Per ogni attività c’è una soglia ed un coefficiente di redditività che capiremo come funziona dopo, ecco una prima schematizzazione in cui riportiamo, nell’ordine, il tipo di attività qualificata in base al codice ATECO, il limite massimo di fatturato ed il coefficiente di redditività:

  • Industrie alimentari e delle bevande – 45.000 – 40%
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio – 50.000 – 40%
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande – 40.000 – 40%
  • Commercio ambulante di altri prodotti non alimentari – 30.000 – 54%
  • Costruzioni e attività immobiliari – 25.000 – 86%
  • Intermediari del commercio – 25.000 – 62%
  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione – 50.000 – 40%
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi – 30.000 – 78%
  • Altre attività economiche – 30.000 – 67%

In pratica le varie attività possono sottrarre al reddito solo i costi derivanti dal versamento dei contributi previdenziali mentre l’imponibile su cui calcolare la ritenuta sostitutiva di IRPEF e addizionali viene calcolata sulla base del coefficiente di redditività.

Quindi fatto il fatturato, si calcolano i contributi INPS (artigiani e commercianti versano circa il 23% mentre chi si iscrive alla gestione separata il 27,72%) e, sottratti dal totale, l’imponibile è determinato da una percentuale che scaturisce dal coefficiente di redditività applicato.

Su di essi si applica la ritenuta del 5% che è valida per i primi 5 anni prima di passare ad una nuova ritenuta sostitutiva pari al 15%.

Le attività che rientrano nel forfettario possono scaricare costi di personale fino a 5.000 euro ed il limite di investimento in beni strumentali, precedentemente a 15.000 euro, ora sale a 20 mila euro.

Partita Iva con Regime Ordinario

Il regime ordinario si differenzia i quanto non presenta limiti di fatturato e vi accedono tutti coloro che non possono avere quello agevolato.

A seconda dell’attività svolta, a livello previdenziale si può essere inquadrati come commercianti, artigiani o professionisti.

Alla gestione separata accedono tutti i professionisti senza apposita cassa (e potrebbe non essere dovuta la quota alla Camera di Commercio, come anticipato) mentre gli altri hanno, in genere, un’apposita cassa a cui versare i contributi per la pensione.

Per quanto riguarda la tassazione, essa viene impostata in questo modo:

  • Irpef al 23% che sale a scaglioni a seconda del reddito;
  • Irap, ove prevista, in base alla legge regionale;
  • contributi previdenziali INPS che variano a seconda della cassa dove si versa (da un minimo del 22,65% ad un massimo del 27,72%); tra le novità del 2017 troviamo la diminuzione di tale percentuale, per gli iscritti alla gestione separata, al 25%;
  • Addizionali comunali e regionali pari circa al 2%.

Nel regime ordinario, di solito, si possono scaricare molte più spese del regime dei minimi e del regime forfettario.

Nei minimi, ad esempio, non si possono avere dei collaboratori mentre in questo caso si e le relative spese possono essere portate in contabilità.

La tassazione è più alta anche se questo regime è da preferire quando si hanno più costi in quanto il loro ammortamento riduce lo svantaggio che si ha nei confronti dei minimi.

Quale regime conviene scegliere per mettersi in proprio e aprire Partita Iva nel 2017?

Si tratta di una domanda soggettiva.

Il regime dei minimi è da preferire (se lo si è scelto prima della fine del 2015) se si svolge una professione, non ci si avvale di collaboratori e, inizialmente, si hanno volumi relativamente bassi e così sarà anche per il nuovo forfettario.

Il regime ordinario è, invece, migliore quando si hanno più spese da sostenere per pagare collaboratori o per acquistare beni o servizi vitali per il proprio business.

Considerate che solo il regime ordinario prevede la tassazione Irpef mentre gli altri hanno imposta sostitutiva: ciò vuol dire che nel primo caso, se avete famiglia o altre voci che danno accesso a detrazioni e deduzioni, potete effettivamente recuperare molte spese ed abbattere la mole di imposte da pagare, cosa che non potete fare se optate per il forfettario.

Novità dalla Legge di Stabilità 2017: Arriva l’IRI, Tassazione al 24%!

Il Governo Renzi ha annunciato una importante riforma in Legge di Stabilità che riguarderà il lavoro autonomo.

Per approfondire, vi invitiamo a leggere la guida all’IRI – Imposta sul Reddito Imprenditoriale.

La nostra guida non è conclusa: volta pagina e continua a leggere!

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1 COMMENTO

  1. sono un ex artigiano ho 65 anni e vorrei aprire di nuovo solo la partita iva cosa mi costerebbe a livello fiscale e quali oneri dovrei pagare

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