Si Può Essere Infelici in Una vecchia Toyota Yaris?

In questi giorni ci siamo concessi una gita in Francia, a Briançon, per seguire il Tour de France. 

Come sanno le persone che seguono le mie vicende “private”, non ho mai avuto in vita mia un’automobile di proprietà, ma la noleggio quando serve e, anche stavolta, ho optato per questa soluzione.

Essendo un noleggiatore abituale, conosco il settore abbastanza bene e ho imparato alcune particolarità come, per esempio, la tendenza delle tante aziende in concorrenza tra loro a fornire automobili di qualità superiore rispetto a quella prenotata.

Di solito accade quando si acquista l’assicurazione da loro e non dagli intermediari online o quando, banalmente, l’ufficio locale si ricorda che sei un cliente abituale che, magari, prenota direttamente dal sito dell’azienda noleggiatrice e ti tratta un po’ meglio.

Per questa mia gita avevo prenotato un veicolo di livello medio perché, dovendo partecipare a un evento molto seguito, per giunta nel giorno della festa nazionale francese, ho pensato potesse essere complicato parcheggiare un’automobile troppo grande.

Fatto sta che, in cuor mio, ero convinto comunque in un upgrade rispetto alle condizioni sottoscritte per le ragioni descritte e anche perché la settimana prima avevo noleggiato, presso lo stesso ufficio, un veicolo di fascia medio-alta.

Negli anni ho praticamente guidato automobili di quasi tutte le case automobilistiche: Audi, BMW, Peugeot, Citroen, Volkswagen, Seat, Fiat, Jeep, Toyota e compagnia, si può dire che ho messo il becco quasi ovunque, per cui ho imparato a notare almeno le differenze d’impatto che attirano l’attenzione di un automobilista non appassionato di motori e meccanica.

Ma…

Questa volta mi sono presentato al ritiro presso la stazione Porta Nuova di Torino e ho ricevuto una Toyota Yaris che, dall’esterno, si notava subito non fosse di ultimissima generazione.

Entrato nel veicolo, purtroppo consegnatomi con diversi danni alla carrozzeria, mi sono reso conto subito che più che l’upgrade stavolta mi era toccato il downgrade: niente infotainment, niente Apple CarPlay, al massimo si può collegare lo smartphone per telefonare o ascoltare la musica.

Non c’è il navigatore di serie, lo schermo è piccolo, poco luminoso e non è touch: insomma, sono entrato in un’auto della generazione precedente rispetto a quelle che si vedono in giro negli ultimi anni.

Dopo aver messo in moto, oltre a dovermi abituare alla posizione più bassa rispetto ai veicoli con cui sono solito muovermi, mi sono reso conto che mancavano i sensori per parcheggiare e stavo prendendo subito un marciapiede alla mia prima fermata.

Mi interessano molto poco le automobili ma, te lo assicuro, essendo abituato generalmente a soluzioni di qualità superiore ho percepito subito il passo indietro e per un po’ di tempo ci sono effettivamente rimasto male.

Ma cosa mi ha “infastidito” nello specifico? In realtà, apparentemente, nulla: la “mia” Toyota Yaris un po’ “anziana” ha comunque quattro ruote, cammina e mi ha portato da A (Torino) a B (Briançon) senza particolari problemi.

Quello che mi ha “intristito” nei primi chilometri è stato il passo indietro rispetto a ciò di cui sono abituato a disporre. L’upgrade, talvolta, neanche lo noti mentre il downgrade lo senti subito.

Cerchiamo di trarre delle riflessioni dagli inconvenienti!

Proprio qui mi sono connesso mentalmente con chi segue Affari Miei e, in particolare, con il comportamento di molti investitori che in questi mesi ci stanno chiedendo aiuto perché i loro investimenti sono in perdita.

Venivamo da anni di crescita in cui tante volte neanche ci si rendeva conto che non poteva essere eterna. Ricordo alcuni webinar nel nostro club riservato in cui, a fronte dei complimenti dei clienti per i rendimenti, invitavo ad essere prudenti e sottolineavo che quella che stavamo vivendo non era la normalità, ma un’eccezione.

Il mercato, come la vita, è fatto di alti e bassi: certe volte, la maggior parte, va bene mentre in altri casi va meno bene e c’è una perdita.

Un po’ come la mia “carriera” da noleggiatore seriale di auto: quando va male, di solito, mi tocca guidare una Golf o una 500x, mentre accade spesso di essere in veicoli di qualità superiore.

Però ogni tanto mi tocca anche la Toyota Yaris “anziana” che, messa nel percorso della mia vita, ci può anche stare ed è una parte del tutto, un passaggio per certi versi “necessario” se non hai un’automobile tua e noleggi di volta in volta con le compagnie che hanno degli obblighi “blandi” nei tuoi confronti.

Può non piacere, si può non essere sicuramente entusiasti, ma è così che funziona anche la gestione del patrimonio: ci sono momenti in cui va tutto bene e siamo contenti e ce ne sono altri in cui, fisiologicamente, può andar peggio.

Noi non dobbiamo limitarci a “sbattere i piedi” perché le cose vanno male solo quando ce ne accorgiamo, dobbiamo attivarci affinché vadano bene sempre, in ogni stagione.

Dobbiamo pretendere di avere quanto più controllo possibile e acquisire anche il giusto grado di esperienza necessario per “digerire” le fasi avverse e non cedere sul piano psicologico.

I periodi negativi sono come i noleggi con l’automobile “sbagliata”: finiscono comunque, prima o poi restituisci le chiavi ed al prossimo giro magari va meglio.

E con l’augurio di tanta prosperità io ti saluto dalla Francia dove, che te lo dico a fare, fa caldo nonostante siamo sulle Alpi in un comune dove teoricamente in inverno si viene a sciare.

Chest’è… come amo dire!

Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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