Come Aprire un Salone di Parrucchiere: Conviene Aprire un Negozio nel Campo delle Acconciature?

Quanto guadagna un parrucchiere? E’ un’attività redditizia? Alzi la mano chi non si è mai posto questa domanda, soprattutto dopo aver tagliato i capelli. Su Affari Miei affrontiamo spesso il problema dell’imprenditoria ed abbiamo deciso di dedicare un articolo proprio a questo tema.

In questo post, quindi, cercheremo di capire come aprire un salone di parrucchiere e perchè un business nel settore delle acconciature può essere una prospettiva interessante.

Chi scrive, sia chiaro fin da subito, non è particolarmente avvezzo in questo campo, per questo motivo abbiamo pensato di rivolgerci a chi conosce meglio di noi l’argomento.

Abbiamo il piacere di ospitare su Affari Miei Michela Ferracuti, imprenditrice ed ideatrice del metodo dell’Hair Stylist di Successo www.hairstylistdisuccesso.it. Con lei affronteremo al meglio l’argomento, cercando di rispondere alle domande più comuni che possono passare nella testa di chi sta pensando di investire aprendo un salone o rilevandone uno esistente.

Quello che segue nasce con un obiettivo ambizioso: essere il miglior articolo in lingua italiana che affronta il tema. Se ritieni di poter arricchire la discussione con il tuo parere, non esitare ad esprimerti nello spazio riservato ai commenti.

Cominciamo!

Premesse sul contesto

In Italia ci sono circa 190 mila operatori nel settore dei parrucchieri. I saloni (fonte ISTAT), sono 92 mila in totale. In Inghilterra, ci sono 34 mila saloni, quindi un terzo che in Italia, ma gli addetti nel settore sono 245 mila. In Francia, ci sono 58 mila saloni e vi lavorano 160 mila persone.

La spesa media per visita in salone è di 24 euro in Italia, 41 euro in Francia, 48 euro in Inghilterra.

Cosa significa questo?

Significa che, in Italia, la maggior parte dei saloni è composto da piccoli negozi in cui lavora solo il titolare, al limite con un apprendista.

Ma significa anche che c’è un legame ben preciso tra la spesa media per cliente e il numero di saloni presenti, e lo vedremo nel corso di questo post.

Purtroppo, in questo post le conclusioni non saranno ottimistiche né positive, a meno che gli operatori del settore non comprendano la necessità di un cambiamento drastico nel loro modo di concepire la professione di parrucchiere.

I cambiamenti che hanno rivoluzionato il settore

Dopo aver studiato per svolgere la professione ed aver ottenuto la qualifica professionale ed aver svolto il periodo necessario di tirocinio presso un salone, il passo successivo da compiere è sempre stato quello di aprire un negozio da parrucchiere o parrucchiera.

In Italia, del resto, ha sempre funzionato così.

Il sistema, e questo vale per tutti i settori, è sempre stato in piedi e, quindi, è da ritenersi valido.

Negli ultimi anni, però, le cose sono cambiate e sono destinate a cambiare sempre più.

Cosa è accaduto, infatti, a partire dal 1998?

Molte cose, che provo a riepilogare in pochi punti:

  • la liberalizzazione delle licenze commerciali;
  • la crisi economica;
  • l’aumento della disoccupazione;
  • l’avvento di internet.

Questi aspetti hanno modificato la vita delle persone e, ancor più, quella di chi svolge l’attività di parrucchiere.

Con la liberalizzazione delle licenze, chiunque poteva aprirsi un salone, senza rispettare le distanze minime un tempo previste.

Inoltre, con la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, ci si è trovati con:

  • molti negozi liberi e a prezzi di locazione stracciati;
  • la necessità, per molte persone, di aprire un’attività vista la fine del mito del posto fisso.

Così, decine di migliaia di persone hanno fatto il passo e hanno aperto un salone di acconciature piuttosto che un centro estetico (attività che richiedono una soglia di ingresso piuttosto bassa, visto che è sufficiente l’abilitazione professionale del titolare).

Nel giro di pochi anni, laddove c’era un parrucchiere ogni 500 metri, ne sono sorti 5. Come minimo.

Attività gestite in modo sereno da parrucchieri e parrucchiere che, con i proventi della stessa, potevano mantenerci una famiglia, sono diventati negozi in cui, per mantenere una quota sufficiente di clienti attivi, occorre abbassare costantemente i prezzi di listino.

Anche perchè, nel frattempo, da un lato l’arrivo dei saloni low-cost, spesso gestiti da famiglie di orientali e, dall’altro, l’avvento di internet, hanno abbassato la percezione del valore di un servizio professionale da parte di un parrucchiere o una parrucchiera.

Purtroppo, il modello non si sostiene più. E le cose sono destinate a peggiorare.

Chi apre un salone è convinto che la sua professione sia quella di fare il parrucchiere. In realtà, il parrucchiere è quel professionista retribuito come un dipendente qualificato e che lavora dentro un salone. Il titolare, invece, è un imprenditore nel settore dei servizi per la bellezza e la cura della persona.

In quanto tale, l’imprenditore deve dedicarsi a molte altre attività che non riguardano il semplice “tagliare i capelli alle persone” e cioè:

  • gestire l’impresa da un punto di vista finanziario e contabile;
  • effettuare le scelte strategiche della propria attività;
  • occuparsi del marketing per acquisire i nuovi clienti e fidelizzarli;
  • selezionare e formare il personale;
  • eccetera.

Tutte cose che spiazzano, perché in Italia non si è mai concepita in questo modo la professione di parrucchiere o parrucchiera (e nessun’altra attività, a dir la verità) e perché in nessuna scuola, a qualunque livello, ordine e grado, si insegnano queste cose.

In Italia, e le scuole di formazione per parrucchieri non rappresentano affatto un’eccezione, si formano dipendenti, non imprenditori.

Che la professione sia diversa dallo svolgere materialmente i servizi per i quali i clienti pagano, gli aspiranti parrucchieri lo scoprono solo dopo che hanno aperto la loro attività.

E restano spiazzati. Devono relazionarsi con commercialisti, fornitori, dipendenti, clienti sempre più esigenti.

E, presto, devono capire che non basta lavorare bene per avere abbastanza clienti. Senza il marketing, e senza un’organizzazione imprenditoriale del loro salone, i risultati non possono arrivare.

L’80% dei titolari di saloni ancora non è convinto che le cose stiano così.

Poi però vai ad analizzare la loro situazione e scopri che la loro attività non è affatto redditizia!

Non essendo gestita come un’impresa, buona parte dei saloni di acconciature non rende abbastanza da giustificare la sua apertura.

Molti obiettano che, comunque, si portano a casa anche qualche migliaia di euro. Ma si tratta di cifre lorde e che vanno comunque messe in rapporto al numero di ore lavorate e ai rischi che si corrono tenendo aperta un’impresa.

Basta infatti la denuncia di un dipendente che si ritiene ingiustamente vessato, l’arrivo di qualche cartella esattoriale o, ancora, un controllo della Guardia di Finanza, per bruciare i guadagni di parecchi mesi.

Conviene aprire un salone di acconciature oggi?

Dopo aver chiarito alcuni aspetti fondamentali, la domanda diventa ancora più necessaria: vale la pena aprire un salone di acconciature?

La risposta è: dipende.

Se il potenziale titolare ha intenzione di gestirlo come un’impresa, accettando di tornare sui libri, di frequentare corsi di marketing e di business in genere, partendo da un piccolo negozio per arrivare, col tempo, a gestire un salone specializzato, con un target di riferimento ben preciso, con più collaboratori e una gestione imprenditoriale, allora sì, ne vale la pena.

Sarà faticoso, impegnativo, richiederà tanto lavoro, tanto studio e anche tanti anni di sacrifici durante i quali gli utili saranno costantemente re-investiti in azienda, ma ne varrà la pena.

Se, invece, l’aspirante titolare di un salone, non ha voglia di fare tutto ciò, ma vuole comunque diventare un parrucchiere, un hair stylist, molto preparato e aggiornato tecnicamente, allora il consiglio è quello di NON aprire un salone come i 92 mila che ci sono in Italia ma di cercare di essere assunto come professionista in un salone di successo.

Questo non significa che guadagnerà di meno, anzi. Come abbiamo visto, spesso è vero il contrario. Un parrucchiere molto preparato, guadagna sicuramente di più del titolare del salone “Acconciature da Carla”, facendo anche meno ore complessive e avendo molte meno responsabilità.

Il futuro prossimo, e parlo solo di 5/10 anni, sarà piuttosto nero, per chi si concepisce come un semplice “parrucchiere”.

Infatti, sono destinati a sopravvivere solo le seguenti tipologie di saloni:

1. quelli fortemente specializzati
2. quelli low cost (gestiti da orientali)
3. i grandi saloni organizzati come vere e proprie imprese.

I clienti sceglieranno i saloni che soddisfano le loro esigenze molto più di quanto facciano oggi.

Infatti, chi sarà disposto a spendere poco per la cura dei propri capelli, andrà nel saloni low-cost.

Chi avrà delle esigenze specifiche sarà disposto a spendere di più frequentando un salone che risolve determinate problematiche (saloni specializzati).

Tutti gli altri, si rivolgeranno sempre più a quei saloni iper-organizzati in cui lavoreranno sia giovani apprendisti che professionisti affermati e nei quali sarà possibile anche acquistare prodotti di mantenimento e trattamenti specifici, con una frequenza superiore a quanto accade oggi.

Questo porterà anche ad un aumento dello scontrino medio, allineando dunque l’Italia a Paesi come la Francia e l’Inghilterra.

Perché una cosa deve essere chiara: le persone non spendono poco perché non hanno soldi o perché non li vogliono spendere, ma perché la loro percezione nei confronti della qualità del servizio di cui usufruiscono è bassa. E anche perché la maggior parte dei saloni rinuncia a vendere i prodotti di mantenimento e i trattamenti specifici.

Se si possiede già un salone di acconciature, i giochi non sono fatti, il destino può ancora essere cambiato.

Ciò può accadere riorganizzando il proprio salone e rivedendo il modo di concepirsi.

L’Italia ha bisogno di tanti imprenditori titolari di saloni di acconciature mentre sarà il mercato a spazzare via tutti gli altri.

Il mio lavoro consiste proprio in questo, nell’aiutare le persone a compiere il salto per trasformarsi da parrucchieri a titolari di saloni di successo.

Conclusioni

Ringraziamo Michela Ferracuti per il prezioso contributo che ha saputo offrirci. Abbiamo sottolineato in tanti articoli che i cambiamenti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni non sono provvisori e che, anzi, con ogni probabilità rivoluzioneranno definitivamente molte professioni, anche quelle tradizionali come può essere il parrucchiere o la parrucchiera.

Per fare impresa, oggi, la conoscenza degli aspetti pratici del mestiere è solo la base da cui partire: senza un’adeguata formazione, che non deve necessariamente essere accademica, non si va da nessuna parte. La speranza è che articoli come questo, nel piccolo, contribuiscano ad indirizzare nel verso giusto tutti coloro che stanno pensando di mettersi in proprio.

Ulteriori risorse utili

Come sempre, ci salutiamo allegando una serie di altri articoli presenti su Affari Miei che potrebbero tornare utili agli aspiranti imprenditori:

Buona lettura e in bocca al lupo!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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