Vivere e Lavorare in Spagna, Conviene Trasferirsi? Vantaggi e Svantaggi

Quando si è procinto di trasferirsi all’estero sono davvero molti i fattori che influenzano questa decisione e che influenzano la scelta della meta: la lingua, la cultura del posto, le opportunità lavorative, il costo della vita. Ovviamente più una cultura è vicina a quella di colui che espatria più sarà per lui facile adattarsi.

Chi ama la cultura latina, chi preferisce un paese che assomigli maggiormente all’Italia e chi non vuole trasferirsi a troppi chilometri di distanza dalla nostra bellissima penisola, spesso mira alla Spagna, un’altra meravigliosa nazione.

È anche vero però che la Spagna al momento non offre grandi opportunità per chi ha scelto di vivere e lavorare cambiando aria e salutando l’Italia. Al massimo, per essere più precisi, possiamo dire che non è adatta a tutte le professioni.

Chi decide di andare a vivere in Spagna deve allora, volente o nolente, fare un’analisi di ciò che abbandona e di ciò che desidera trovare e tirarne le somme.

Oggi vi aiuteremo in questa analisi, indicandovi le professioni più richieste e le zone migliori di questa nazione.

Tutto quello che serve sapere per vivere e lavorare in Spagna

Quando si parla di Spagna molti pensano immediatamente a due città: Barcellona e Madrid. In realtà, però, il Paese è composto da 15 comunità e da fantastiche isole: Canarie, altra meta molto gettonata di recente, Baleari, Ceuta e Melilla.

Ognuna di queste comunità è caratterizzata da un governo locale autonomo. Il sistema è molto diverso dalle nostre regioni, figlio di una cultura differente in quanto a sentimento di appartenenza locale.

Essendo così variegata al suo interno, non si può certo affermare che le situazioni lavorative ed economiche siano le medesime in ogni zona, un po’ come, del resto, accade anche all’interno della nostra stessa Italia dove alcune aree, per fortuna, hanno subito la crisi un po’ meno rispetto ad altre.

Quella più colpita dalla disoccupazione rimane quella del sud Spagna, l’Andalusia. Altre città sono invece, estremamente sviluppate, di conseguenza trovare un’occupazione diventa meno complicato ma non per questo semplicissimo.

In questo caso parliamo di grandi città come Barcellona o Valencia, ma anche la capitale Madrid.

Ottime opportunità possono essere trovate in Spagna attraverso il settore delle telecomunicazioni, ma anche nel campo dell’energia.

La Spagna è, infatti, molto attenta ad argomenti come quello dell’energia rinnovabile. Altro settore d’avanguardia in questa fantastica nazione è quello del turismo.

La Spagna, come la nostra Italia, è presa di mira da tutti i viaggiatori europei e non, di conseguenza l’offerta per i professionisti di questa categoria è davvero molto alta, sia in città come Barcellona o Siviglia, sia nelle isole.

Vantaggi e svantaggi

Trasferirsi in Spagna porta vantaggi e svantaggi, per questo motivo dunque è importante mettere tutte le informazioni sul piatto della bilancia e vedere ciò che pesa di più.

Tra i vantaggi ricordiamo:

  • la lingua, molto simile all’italiano;
  • la vicinanza all’Italia;
  • una cultura simile alla nostra;
  • la cordialità del popolo spagnolo;
  • il Fisco meno oppressivo di quello Italiano.

Tra gli svantaggi ricordiamo invece:

  • alto tasso di disoccupazione;
  • aumento della povertà;
  • i salari non sono equilibrati al costo della vita che è più basso che in Italia ma in crescita;
  • problemi molto simili a quelli che ritroviamo nella nostra penisola. Un esempio? La corruzione e un sistema burocratico estremamente lento. Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Irlanda venivano un tempo definiti PIIGS e, a parte l’Irlanda che ha fatto riforme importanti ed attratto investimenti stranieri, negli altri Paesi permangono molte criticità.

Conviene trasferirsi in Spagna? Ecco come fare per non avere problemi

Se proprio avete deciso di trasferirvi in Spagna e non avete un’attività lavorativa impostata sul guadagno online, è bene che sappiate che non state andando incontro ad una scelta facile. La prima strategia intelligente per verificare se il Paese fa per voi è quella dell’Erasmus.

Se siete studenti universitari sapete sicuramente che le Università italiane e quelle spagnole sono collegate molto bene tra loro, un po’ come accade con tutti gli altri nostri partner europei. La Spagna è una delle mete più ambite, raggiungibili appunto attraverso un periodo di studio all’estero.

Se avete terminato gli studi o non vi siete iscritti all’Università, un altro modo per arrivare rapidamente è quello dello SVE, cioè il Servizio di Volontariato Europeo. Grazie a questa possibilità, infatti, è possibile trasferirsi in un Paese europeo per svolgere un’attività di volontariato. L’Unione Europea, che finanzia questi progetti, vi garantisce una piccola paghetta e la possibilità di sostenere un corso di lingua locale gratuito.

L’ultima strada è quella più semplice se siete altamente qualificati nella vostra professione. Trasferirvi nella città che vi sembra più idonea alle vostre esigenze e cercare lavoro mediante i motori di ricerca tradizionali.

Sembra una cosa scontata questa ma, appunto, ogni mondo è Paese. Oltre alle solite skills che potete vendere sul mercato del lavoro, potete far leva sulla vostra italianità per inserirvi in settori come il turismo dove, ad esempio, potreste lavorare a contatto con i nostri connazionali in vacanza. Conoscere le lingue straniere può essere molto importante perchè anche gli spagnoli stentano, un po’ come noi.

La Spagna è molto simile all’Italia sia nei pregi che nei difetti. Ciò vi aiuterà ad ambientarvi molto più facilmente ma sappiate che, soprattutto se state “scappando” dalla disoccupazione e dalla crisi, non troverete certamente una miniera.

Aprire un’attività in Spagna: occhio alla tassazione

Sia che voi siate imprenditori o nativi digitali, sicuramente nel guardare alla Spagna sarete interessati a conoscere il sistema fiscale: un buon imprenditore, infatti, oltre ad analizzare la situazione economica complessiva di un Paese guarda al tema che, spesso, lo fa fuggire dall’Italia, quello cioè delle tasse.

Se siete imprenditori del web il mercato interno potrebbe persino non interessarvi più di tanto visto che, se il vostro business si svolge altrove o comunque lavorate per conto di altri, conta relativamente il posto in cui vi trovate.

La Spagna per anni si è caratterizzata per una tassazione più bassa rispetta alla media UE: sono sei i punti percentuali in meno rispetto agli altri Paesi dell’Unione e, escludendo le Canarie che hanno un regime particolare e agevolato, il Paese iberico ancora oggi può vantare un fisco non aggressivo e le recenti riforme del mercato del lavoro hanno puntato a tagliare i costi incidendo significativamente sulla flessibilità e sulla mobilità.

In Italia hanno fatto il Jobs Act che già si è mosso in questo ambito, in Spagna si sono comportati in maniera assai simile.

Quando parliamo di business, non pensate che la Spagna sia il Paese degli imprenditori: anche su questo punto i cugini spagnoli fanno di tutto per essere molto simili a noi, per questo vi troverete ad avere a che fare con un fisco che non di certo vi aspetta a braccia aperte. Tuttavia scordatevi di dover dare anche il 60% allo Stato come accade in Italia.

Abbiamo citato qualche settore che funziona in precedenza e, tra questi, sicuramente c’è il turismo visto che la Spagna riceve ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo. Ovviamente per operare in questo ambito, inutile dirlo, serve una cultura di base e tanta esperienza: non stanno aspettando voi che proponete l’ennesimo locale di prodotti tipici italiani o il solito ristorante che fa le pizze.

Proviamo brevemente a parlare di come funzionano le tasse in Spagna partendo dall’imposta sul valore aggiunto, la nostra IVA, che è al 21% con l’aliquota ordinaria ed ha due aliquote ridotte al 10% e al 4% sui beni di più immediata necessità. Come in Italia, poi, ci sono imposte speciali su alcol e petroli.

Essendo un Paese caratterizzato per una forte autonomia locale, la Spagna vede l’applicazione di imposte statali, imposte regionali e locali.

Per quanto riguarda l’equivalente dell’IRPEF, anche qui la tassazione è a scaglioni come in Italia. Si parte dal 19%  sulla fascia 0 – 12.450 euro.

Le aliquote successive sono 24% (fino a 20 mila euro), 30% (fino a 35 mila euro), 37% (fino a 60 mila euro) e 45% (oltre i 60 mila euro). Si tratta di una descrizione approssimativa questa perchè comunque esistono le detrazioni e ci sono una serie di calcoli molto complessi che non stiamo a spiegare nel dettaglio.

Per chiudere il capitolo dedicato al lavoro dipendente, possiamo dire che i c.d. costi sociali vanno dal 30,80% al 37,05% a carico dell’azienda ed il restante 6,4% è a carico del lavoratore.

Per avere un raffronto, da questa analisi comparativa vediamo che in Italia i lavoratori costano molto di più alle imprese: si va dal 36% al 45% ed anche il datore di lavoro paga dal 9% al 9,5% con le trattenute sulla busta paga.

Per ciò che concerne le società, in Italia come è noto si paga l’IRES unitamente all’IRAP. In Spagna possiamo schematizzarla così, sottolineando il calo progressivo grazie alle riforme degli ultimi anni:

  • fatturato inferiore a 5 milioni e meno di 25 dipendenti – 25% degli utili;
  • fatturato inferiore a 10 milioni – 25% fino a 300 mila euro e 28% sul resto;
  • fatturato superiore a 10 milioni – aliquota al 25%.

In Spagna le Start-up godono di una tassazione agevolata del 15% per i primi due esercizi in cui producono utili.

Come si può vedere chiaramente da quest’ultimo capitolo, dunque, le imprese godono di un regime più conveniente rispetto a quello italiano e non è un caso che diverse grandi aziende abbiano deciso di riprendere gli investimenti in Spagna e tanti nostri connazionali si stiano spostando in questo Paese, specie coloro che lavorano da casa.

Conclusioni: la Spagna non è per tutti

Abbiamo visto in questa guida gli aspetti più interessanti sulla Spagna. Capirete che, dall’analisi delle varie situazioni prospettate, la Spagna non è per tutti.

Se volete fuggire dall’Italia per svolgere un’attività autonoma a distanza, potreste avere una convenienza economica. Se volete, invece, trasferirvi ed aprirne una in loco, è chiaro che il business deve comunque funzionare da sé prima di concentrarsi sulla tassazione che è sicuramente favorevole.

Se, invece, volte trasferirvi in Spagna per trovare lavoro, vi batterete con un mercato in difficoltà come quello italiano e caratterizzato, come da noi, da grossi squilibri territoriali con aree più sviluppate ed aree con maggiore disoccupazione.

In questo caso si consiglia sempre l’espatrio se si posseggono competenze che siano in grado di garantire un impiego, così da evitare avventure e delusioni.

Questa regola, con cui chiudiamo l’articolo, vale ogni qual volta decidete di fare le valige per andare a vivere altrove.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

3 COMMENTI

  1. Voglio trasferirmi a madrid e aprire un attivita’affidandomi ad una seria guida
    Anche perche’sono italiana Laura

  2. Salve sono Fabio e anche io voglio trasferirmi in Spagna per lavoro​ e cerco una guida per qualche giorno inizialmente grazie.
    3420889758

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