Vertenza sindacale: Tempi, Costi e Procedure

Avete mai sentito parlare della vertenza sindacale? Il nostro Paese, almeno sulla carta, è uno di quelli che offre le maggiori tutele ai lavoratori dipendenti, i cui rapporti e diritti sono regolati sia a livello costituzionale, sia dalle norme di Diritto del Lavoro, sia dai Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro.

Quando è il lavoratore a sbagliare o a risultare non più utile alla causa aziendale, con la de facto sospensione dell’articolo 18, la cosa si risolve il più delle volte con un licenziamento, ovvero con l’allontanamento dal posto di lavoro.

Ma cosa succede quando invece è il datore di lavoro a non essersi comportato secondo quanto prescrive la legge? Come fa il lavoratore, che è tipicamente in una posizione di inferiorità e subordinazione, a far valere i propri diritti?

La vertenza sindacale

Lo strumento principe per l’ottenimento di giustizia quando i propri diritti di lavoratore sono stati violati è senza dubbio la vertenza sindacale.

Si tratta di uno strumento di legge che può essere attivato in determinati e specifici casi e che è sicuramente il più rapido e il più efficace per ottenere soddisfazione dopo una violazione dei propri diritti di lavoratore.

In quali casi si può ricorrere alla vertenza sindacale?

C’è un diverso numero di casi che permettono al lavoratore dia credere allo strumento della vertenza sindacale.

Le cause devono essere tangibili ed evidenti, trattandosi di uno strumento che non è teso a compiere lunghissime indagini per accertare o meno la violazione (in quel caso, ma lo vedremo in separata sede, ci converrà ricorrere ad altri strumenti), ma a ristabilire un diritto che è stato palesemente violato.

  • La retribuzione e lo stipendio: il caso forse più comune è quello in cui ad essere diventato problematico è il rapporto economico tra lavoratore e imprenditore. Quando parliamo però di problemi retributivi non parliamo solamente del mancato versamento di una o più mensilità. Ci riferiamo più in generale a tutte le storture che potrebbero riguardare il rapporto economico: pensiamo ad esempio ad un datore di lavoro che ci fa firmare una busta paga inferiore a quella stabilita dal contratto, o che invece ci ricatta per farci firmare, in apertura, dimissioni in bianco. I problemi di carattere retributivo possono riguardare anche la cessione implicita di taluni diritti, ovvero gli straordinari non pagati, i festivi non pagati, etc.
  • Problemi di ferie e permessi: anche per le ferie e per i permessi è più che lecito e conveniente accendere una vertenza sindacale. Si tratta di tutti quei casi in cui al lavoratore non sia stato permesso di godere delle ferie e dei permessi stabiliti per legge, si può ottenere sia il godimento degli stessi, sia il pagamento del corrispettivo per le ferie non godute.
  • Problemi inerenti alla malattia o all’infortunio: in questo caso si può richiedere una vertenza sindacale in quanto al lavoratore non sarebbero stati riconosciuti gli indennizzi prescritti dalla legge. Si tratta di un illecito decisamente importante tra quelli che il datore di lavoro può compiere e purtroppo uno dei più frequenti nel nostro paese.
  • Trattamento di fine rapporto: nel caso in cui il datore di lavoro, con scuse o con negazioni, si rifiutasse di fornirvi la somma che la legge vi riconosce per il trattamento di fine rapporto, potrete aprire una vertenza
  • Maternità: nel caso in cui il datore di lavoro si rifiuti di riconoscervi quanto la legge prescrive in materia di maternità, potrete attivare lo strumento di cui è oggetto l’articolo di oggi
  • Straordinari: la vertenza è uno strumento discreto anche per tutelarsi nel caso in cui il padrone di lavoro non abbia versato quanto dovuto per gli straordinari
  • Licenziamento: nonostante dopo gli ultime legislazioni l’articolo 18 sia stato completamente svuotato de facto, ci si può ancora appellare alla legge per quanto riguarda i giorni di preavviso e le indennità sostitutive che riguardano il licenziamento.

Le procedure della vertenza sindacale

Quello che ci preme dirvi in apertura è che la vertenza sindacale non deve essere necessariamente istituita quando il rapporto di lavoro è già terminato. Potete infatti benissimo accendere la vertenza durante il rapporto di lavoro.

Prima però di scegliere il contenzioso, tra le altre cose per le vie ufficiali, sarebbe forse meglio cercare di ottenere soddisfazione dal proprio datore di lavoro. In molti casi anche la paventata minaccia del ricorso alla vertenza sindacale è sufficiente per sistemare le cose.

Nel caso invece le ostilità non accennino a diminuire e la situazione che vi ha fatto pensare di transitare per la legge per ottenere soddisfazione sia ancora lì, non risolta, continuate a leggere.

Per istituire una vertenza sindacale il lavoratore deve rivolgersi al sindacato. Il sindacato si occuperà di raccogliere le prove e le informazioni necessarie per avere contezza di quanto effettivamente avvenuto. Il sindacato a questo punto convoca il datore di lavoro all’Ufficio del lavoro, cercando di ottenere un accordo che possa spegnere la controversia sul nascere: non è effettivamente interesse di nessuno vedere la vertenza cominciare.

Nel caso in cui la conciliazione dovesse riuscire, si prepara un verbale dove vengono iscritti i termini dell’accordo. Nel caso in cui invece la conciliazione avesse esito negativo, si passa per le vie giudiziarie.

Il sindacato allora trasmette la documentazione ad un legale convenzionato, che si preoccuperà di aprire un procedimento presso il più vicino Tribunale, presso la sezione specializzata che fa capo al giudice del lavoro.

Quali sono i tempi?

Nel caso in cui la conciliazione non fosse andata a buon fine, dobbiamo aspettarci in Italia, mediamente, un tempo di 2 anni prima di giungere ad un giudizio sulla questione espresso dal giudice del lavoro. Si tratta di tempi relativamente lunghi.

Per quanto riguarda invece la conciliazione, quanto stabilito nel verbale di accordo deve essere eseguito al massimo entro 60 giorni.

Occhio a muoverci per tempo, in quanto i diritti, anche se legati al lavoro, vanno in prescrizione dopo 5 anni, che si calcolano a partire dalla cessazione della prestazione lavorativa per le piccole imprese (fino a 15 dipendenti) e dal giorno di maturazione dell’ultima retribuzione, per le grandi imprese (più di 15 dipendenti).

Quali sono i costi?

I costi della vertenza sindacale sono nulli, sia se si tratti di una procedura che terminerà con la conciliazione, sia se si tratti invece di una procedura che finirà in tribunale. L’unico costo da sostenere è l’iscrizione al sindacato.

Anche il legale sarà fornito a titolo gratuito dal sindacato. I costi accessori del processo potrebbero rendere la causa relativamente più costosa, come nel caso di perizie sugli immobili ed altri tipi di azioni tese ad accertare la consistenza del patrimonio dell’ex datore di lavoro. Per cause comunque di relativamente piccola entità, si tratta di perizie inutili.

Si può fare una vertenza per lavoro nero?

Il lavoro in nero tecnicamente non dovrebbe rientrare tra le cause che rendono possibile il ricorso alla vertenza sindacale. Si può però seguire un iter molto simile a quello descritto, con la differenza che invece che rivolgerci al sindacato, potremo rivolgerci direttamente alla Direzione Provinciale dell’Ispettorato del Lavoro.

Lì avverrà la denuncia del rapporto lavorativo in nero: fotocopie di bonifici o prove di dazione di denaro senza una controparte in busta paga, testimonianze di persone che possono certificare la vostra presenza sul luogo di lavoro, etc.

Una volta che la denuncia sarà avvenuta al Direttorato, potremo rivolgerci ad un sindacato per seguire un’iter che è quasi identico a quello che avete letto poco sopra.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
Affari-Miei
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

2 COMMENTI

  1. Buon pomeriggio. Mi sono appoggiato a un sindacato in seguito ad un licenziamento. Ho firmato un mandato con l’ufficio vertenze e ho ricevuto assistenza legale da studio associato. Nel mandato che ho firmato, tuttavia, è previsto che io debba versare al sindacato il 5 % della cifra netta che riuscirò ad ottenere. Mi sembra che non sia in linea con quanto sostenuto nel vs. articolo.
    Citando il vs. articolo:
    “Quali sono i costi della vertenza sindacale?

    I costi della vertenza sindacale sono nulli, sia se si tratti di una procedura che terminerà con la conciliazione, sia se si tratti invece di una procedura che finirà in tribunale. L’unico costo da sostenere è l’iscrizione al sindacato.”

    Come posso fare per sapere se ho diritto all’assistenza sindacale con sola iscrizione, come sostenete voi, ma senza dover corrispondere un’ulteriore somma in percentuale a quanto ottenuto? Grazie

  2. Buongiorno, mi scusi vorrei farle una domanda se possibile. Io ho dato le dimissioni per giusta causa a metà giugno (causa 3 mesi di stipendio arretrato non pagati dall’ex datore di lavoro) mi sono recato al Sindacato per aprire vertenza e ad oggi pare (l’ufficio vertenze è chiuso in questo periodo) che l’ex datore di lavoro non si sia messo in contatto con loro. Inoltre il sindacato mi ha chiesto come percentuale sulla somma che riuscirò a recuperare un 10% (I costi della vertenza sindacale sono nulli, sia se si tratti di una procedura che terminerà con la conciliazione, sia se si tratti invece di una procedura che finirà in tribunale. L’unico costo da sostenere è l’iscrizione al sindacato.).

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