Laurea in Scienze della Formazione Primaria: Materie Studiate e Opportunità di Lavoro

State scegliendo a quale università iscrivervi? Tra le varie opzioni troviamo la laurea in scienze della formazione primaria, ossia il corso universitario che insegna il mestiere dell’insegnamento.

E’ questa la laurea che hanno conseguito le maestre e le insegnanti della scuola materna e della scuola elementare dei nostri figli e fratelli, per poter svolgere il proprio mestiere.

Per diventare una maestra questa laurea è assolutamente fondamentale al giorno d’oggi, anche se prima non era così.

Discorso diverso è, invece, quello inerente alle scuole e agli asili privati che, in realtà, hanno più libertà di assunzione del personale.

Tuttavia la laurea che stiamo analizzando permette anche altri sbocchi lavorativi che oggi prenderemo senz’altro in considerazione ma nella seconda parte dell’articolo.

Ora ci concentreremo sulle materie e gli esami che tutti gli studenti di scienze della formazione devono sostenere, sui laboratori e sulle modalità di accesso al corso.

Corso di laurea in scienze della formazione primaria: quanto dura? 

Innanzitutto è bene dire che il corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria ha una durata di 5 anni, ed è quindi uno dei pochi corsi rimasti strutturati per una durata di anni così lunga, senza possibilità di fermarsi alla laurea triennale.

In realtà, fino a qualche anno fa, il corso era spalmato su 4 anni, tuttavia le varie riforme anziché ridurlo a tre anni, che sarebbero stati insufficienti, hanno stabilito di estenderlo a 5 anni.

L’accesso è libero?

Risolviamo ora un altro dubbio che si pone quando ci si iscrive ad una università: si tratta di un corso a numero chiuso?

La richieste per questo corso di laurea sono abbastanza elevate e infatti per tale motivo è previsto un test d’ingresso a numero chiuso che fa, quindi, da sbarramento iniziale.

Per entrare a far parte di questa facoltà è necessario inserirsi in un posizione utile in graduatoria e, quindi, superare il test.

La verifica delle conoscenze iniziali, solitamente, si basa sulle seguenti discipline: storia, letteratura, grammatica italiana, geografia, logica, unitamente ad esercizi di comprensione del testo.

Il test non è però lo stesso in tutta Italia: in alcuni atenei è, ad esempio, prevista l’esecuzione di un tema con delle traccie fornite dalla commissione esaminatrice.

L’articolo che stiamo sviluppando ha come riferimento il corso istituito presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca ed ha uno scopo fondamentalmente esemplificativo: potrebbero esserci, pertanto, delle differenze tra il percorso che tracciamo su questa pagina e l’ateneo che avete scelto

In linea generale, però, quanto diremo vale quasi per tutti gli atenei italiani. Per ogni dubbio potete recarvi sulla home page dell’ateneo da voi scelto e verificare personalmente le condizioni.

Gli esami e il percorso di studi

Come ci si può immaginare, il corso ha come obbiettivo la preparazione teorico pratica in ambito psico-pedagogico, didattica, accoglienza e inclusione degli alunni con disabilità. Vediamo più nello specifico quali sono gli esami da superare nel corso di questi 5 anni.

Primo anno

Al primo anno le materie, che si dividono tra primo semestre e secondo semestre, sono: pedagogia generale, a cui è solitamente affiancato un laboratorio pratico; storia della pedagogia e delle istituzioni educative; sociologia dell’educazione; istituzioni di matematica; linguistica italiana; storia e didattica della storia; psicologia dello sviluppo; lingua inglese. Ad alcune di queste materie, a seconda della decisione dell’Università, sono affiancati dei laboratori professionalizzanti.

Secondo anno

Il secondo anno prevede, invece, nuove materie ma anche insegnamenti che proseguono ciò che è già stato iniziato il primo anno: didattica generale; mediazione didattica e strategie di gruppo; legislazione scolastica; istituzioni e didattica della matematica; letteratura italiana; pedagogia del corpo; geografia e didattica della geografia; laboratorio di lingua inglese. Sempre al secondo anno ha, inoltre, inizio il tirocinio, o meglio il primo tirocinio, che solitamente viene svolto nelle scuole materne.

Terzo anno

Il corso continua con il terzo anno di studi articolati sulle seguenti materie: didattica della lettura e della scrittura; metodologia della ricerca pedagogica; progettazione didattica e valutazione; fisica e didattica della fisica; fondamenti e didattica della biologia; tecniche per la didattica; educazione all’immagine; laboratorio di tecnologie didattiche; lingua inglese e infine, il secondo tirocinio che ora dovrebbe svolgersi all’interno di una classe della scuola elementare.

Quarto anno

Il quarto anno inizia e si conclude invece con lo studio delle seguenti discipline: chimica e didattica della biologia; pedagogia speciale; letteratura per l’infanzia; ambienti digitali per la formazione; didattica della matematica; pedagogia interculturale; didattica della letteratura e didattica della lingua italiana; lingua inglese con prova di idoneità di livello B2 e un terzo tirocinio formativo.

Quinto anno

Finalmente si è arrivati, ora, al quinto e ultimo anno. Vediamo cosa prevedono questi due ultimi semestre di studio: storia e didattica della storia; musica e didattica della musica; psicologia della disabilità e dell’integrazione; psicopatologia dello sviluppo; lingua inglese e ultimo tirocinio professionalizzante, oltre ovviamente alla tesi finale.

Obiettivi del corso

Come si può ben vedere allora, le materie di questo corso di laurea sono ben distribuite e vanno quindi a toccare sia l’ambito pedagogico e didattico sia tutte quelle discipline che la maestra dovrà insegnare ai più piccoli durante il lavoro vero e proprio (matematica, storia, geografia, biologia, eccetera).

È infatti molto importante non solo insegnare ai futuri maestri il contenuto di tali materie ma anche le varie metodologie più adeguate per trasferire i sapere e le conoscenze.

Dove si trovano le sedi della facoltà?

La figura del maestro e della maestra è necessaria in qualsiasi regione italiana, quindi la facoltà è abbastanza diffusa su tutto il territorio nazionale

Se volete conoscere almeno un’Università a regione in cui frequentare tale corso allora vi rimandiamo alla seguente lista.

Partendo dal Sud troviamo in Puglia l’Università degli Studi di Bari che ospita il corso di laurea, dopodiché è presente nell’Università degli Studi della Basilicata, all’Università degli Studi della Calabria, all’Università degli Studi del Molise, all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa a Napoli e all’Università degli Studi di Palermo.

Salendo lungo la nostra Penisola la troviamo: a Urbino, a Bologna, a Cagliari, a Firenze, all’Aquila, a Genova, a Roma, a Perugia, a Padova, a Milano, a Torino.

Al momento quindi non è presente in Trentino Alto Adige, nel Friuli Venezia e Giulia e in Val d’Aosta.

Lavoro dopo laurea in Scienze della Formazione Primaria

Scienze della Formazione Primaria: cosa fare dopo la laurea?

Quali sono le prospettive di lavoro per coloro che scelgono questo corso di laurea? È davvero così difficile trovare un’occupazione?

E, soprattutto, è possibile solo lavorare nelle scuole materne o nelle scuole elementari? Oggi risponderemo a tutti questi quesiti ma soprattutto vedremo anche come è possibile continuare a studiare e ad aggiornarsi per chi lo desidera.

Trovare lavoro oggi è diventato molto difficile e le aziende che assumono hanno sempre più innalzato le “pretese” nei confronti di molti studenti che, per situazioni spesso addebitabili alla scarsa attinenza dei percorsi di studio con il mondo del lavoro, si trovano a conoscere il dramma della disoccupazione.

Partiamo ovviamente dalle professioni più conosciute e associate a Scienze della Formazione Primaria.

Stiamo parlando ovviamente del maestro della scuola materna o del maestro della scuola elementare.

Questo corso prepara allo svolgimento della complessa professione, che per essere però davvero raggiunta prevede anche altri tortuosi percorsi: ad esempio, il concorso pubblico nel caso in cui si voglia rimanere all’interno di istituzioni statali.

Discorso diverso è invece quello che deve affrontare il maestro nelle istituzioni private, che solitamente svolgono dei semplici colloqui come in qualsiasi altro luogo di lavoro.

Il laureato in Scienze della Formazione Primaria può entrare in contatto con tutti i bambini della scuola materna ed è anzi suoi importante compito, occuparsi della loro educazione, crescita ed apprendimento durante il loro soggiorno in asilo.

Lo stesso vale per il maestro della scuola elementare che probabilmente insegnerà due o tre materie ma che comunque può, potenzialmente, insegnarle tutte.

Infine, il laureato può anche scegliere di rimanere nell’ambito dell’educazione speciale e quindi diventare insegnante di sostegno o lavorare in centri dedicati alla pedagogia speciale. Sicuramente è anche possibile entrare a far parte del mondo della ricerca.

Continuare a studiare: quali strade ci sono?

Chi, invece, desidera continuare ad approfondire i propri studi può accedere a due tipologie di aggiornamenti: i master o i corsi di perfezionamento.

Al momento ne esistono molti e ogni anno vengono aggiornati e modificati in base ai nuovi interessi.

Mentre scriviamo, ad esempio, troviamo in alcune università il corso di “Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura” oppure “Scienze, metodi e poetiche della narrazione”.

Ovviamente in qualsiasi istituzione scolastica finirà, il maestro dovrà effettuare periodicamente dei corsi di approfondimento e aggiornamento che saranno promossi dall’istituzione stessa.

Ciò perchè la professione è in continua evoluzione vista la rilevanza sociale ed il contesto in cui si svolge che vede il continuo contatto con la realtà quotidiana ormai tutt’altro che statica.

Quanto guadagna una maestra?

Concludiamo il nostro articolo cercando di capire se vale la pena intraprendere questa professione e cercare di diventare una maestra o una maestra, focalizzando la nostra attenzione sullo stipendio che questa figura percepisce.

Innanzitutto considerate la questione della “precarietà”: il maestro rischia di restare intrappolato per anni nelle graduatorie e quindi correre da un istituto all’altro sino al tanto agognato “posto di ruolo”.

Lo stipendio, varia, sulla base di questo, anche a seconda della anzianità di servizio e dal settore in cui si lavora: pubblico o privato? La risposta ovviamente incide sul guadagno.

Per fare un esempio, un maestro di scuola elementare neo assunto potrebbe percepire circa 19.000 euro, mentre uno che lavora da più di 30 anni di servizio ne percepisce 28.000.

Non è semplice dire quindi quanto si guadagna, questo è un elemento che dovrete valutare voi volta per volta.

E per rispondere alla domanda sull’effettiva convenienza di diventare maestro tutto dipende dalla vostra passione e dal vostro interesse nel fare sacrifici: certamente intraprendere questa strada darà le sue soddisfazioni!

mm
Wealth Hacker
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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