Quanto Guadagna un Professore Universitario di Ruolo e Associato: Stipendi e Carriera

La carriera del professore universitario viene sempre considerata come una delle meglio pagate nel nostro paese, una carriera non solo dunque dall’indiscutibile prestigio sociale, ma anche economico.

Abbiamo già parlato di diverse figure professionali e dei loro stipendi, sottolineando anche il fatto che spesso quello che si crede di sapere sugli emolumenti percepiti non corrisponde mai o quasi alla realtà. Ma quanto guadagna un professore universitario? Gli stipendi sono davvero alti come si crede? Oppure guadagnano meno di quello che tutti si aspettano?

Lo vedremo insieme tra pochissimo, tenendo anche conto del fatto che tra i professori universitari esistono diverse posizioni di carriera e diversi metodi di inquadramento, diversità che finiscono per riflettersi anche sugli emolumenti che vengono percepiti appunto dai professori.

Vediamo insieme quanto guadagna davvero un professore universitario, che si tratti di professore a contratto, di professore ordinario, di associato oppure ancora di ricercatore.

Esistono diverse carriere da professore universitario

Partiamo dal fatto che esistono carriere molto diverse per la figura del professore universitario, tutte con un livello di emolumenti diverso. Tra le figure che tipicamente vengono impiegate in ambito universitario troviamo:

  • professore ordinario: è il professore di prima fascia – mantiene stabilmente una cattedra, dirige le eventuali ricerche di dipartimento in relazione alla sua materia specifica ed è quello che gode degli emolumenti più importanti. Alla posizione si accede esclusivamente per concorso;
  • professore associato: è il professore di seconda fascia – ha una posizione leggermente più subalterna di quella del professore ordinario e gerarchicamente parlando occupa una posizione più bassa. Percepisce stipendi più bassi ed è tipicamente impiegato in modo più intensivo per i corsi;
  • professore con contratto determinato: è una figura che è stata mutuata dall’ordinamento angolosassone e americano e che vede il professore collaborare per un tempo determinato (anche se il contratto è tipicamente rinnovabile) con un ateneo, per la conduzione principalmente di corsi di studio;
  • ricercatore: sebbene spesso e volentieri svolga mansioni importanti all’interno dell’ateneo (può tenere anche corsi, ricerca e aiuta il professore durante le sessioni di esame), è la figura di livello più basso e percepisce gli emolumenti più bassi.

Professore ordinario: quanto guadagna?

Quella del professore ordinario è la posizione più alta che si può raggiungere all’interno del nostro ordinamento universitario.

Vi si accede per concorso ed è la posizione di gran lunga più difficile da raggiungere. Gli emolumenti sono però i più interessanti di tutto il panorama universitario italiano: parliamo infatti di somme che si aggirano intorno ai 55.000 euro lordi su base annuale, da dividere in 13 mensilità. Si percepisce in media una cifra che si aggira intorno ai 3.000 euro al mese.

A questo vanno poi sommati altri emolumenti che non sono direttamente collegati all’attività svolta in ateneo: parliamo di pubblicazioni di libri (spesso necessari per superare con profitto gli esami di riferimento), manualistica, gettoni di presenza alle conferenze.

Si tratta dunque di una posizione che può arrivare a guadagnare molto bene, soprattutto in relazione al basso livello dei salari italiani, sia pubblici che privati.

Professore associato: quanto guadagna?

Quella del professore associato è la più bassa delle due figure che lavorano per un ateneo in pianta stabile.

Si accede anche a questa posizione grazie a concorso, anche se la posizione è di accesso relativamente più semplice rispetto a quella di professore ordinario.

Per quanto riguarda invece gli emolumenti siamo davanti ad una figura professionale che guadagna circa un terzo di quanto guadagna il professore ordinario. Parliamo dunque, euro più euro meno, di posizioni che riescono a far maturare circa 2.200-2.500 euro netti al mese, tenendo conto anche del numero di corsi tenuti e delle altre attività parallele.

Anche il professore associato può integrare il proprio reddito con la produzione di libri, manualistica e con presenze a conferenze retribuite.

Anche la posizione del professore associato è dunque molto interessante sotto il profilo retributivo ed è molto ambita da chi ha deciso di intraprendere la carriera accademica.

Professore a contratto: quanto guadagna?

Completamente diversa la questione invece del professore a contratto. Si tratta di figure che vengono assunte per tenere determinati corsi all’interno di uno specifico programma di studi e che vengono retribuiti su base oraria.

A fare testo per la retribuzione sono le ore di lezione tenute, non tenendo dunque conto di quelle che sono le ore spese per la preparazione della lezioni e di assistenza agli studenti.

La paga oraria varia dai 40 agli 80 euro per ora di lezione, con una media nazionale che si aggira intorno ai 55 euro. Una somma che può sembrare di tutto rispetto, ma che dovremmo scontare della precarietà insita in una posizione del genere.

Quella del professore a contratto è una figura dunque che, oltre ad essere molto meno prestigiosa sul piano accademico, ha anche una retribuzione molto meno interessante.

Quanto guadagna un ricercatore universitario?

Dipende in larga parte dalla tipologia di posizione che viene aperta dall’università per ricoprire un determinato ruolo.

Gli emolumenti in questo caso partono dai 1.300 euro netti per finire, nei casi di ricercatori senior impiegati da atenei facoltosi, verso i 2.000 euro netti al mese. Si tratta dunque di una posizione che guadagna molto meno rispetto a quella del professore e che è, anche per questo motivo, molto meno ambita.

In questo caso, inoltre, il distacco con chi lavora all’estero è molto più marcato: non solo la posizione è molto meno indipendente dal dipartimento e dai professori che lo animano, ma anche le retribuzioni possono essere molto differenti, con un netto vantaggio per chi lavora nei paesi nordeuropei o negli Stati Uniti d’America.

Conviene tentare la carriera accademica?

Professori ordinari e associati riescono sicuramente a guadagnare cifre importanti, soprattutto se paragonate a quelle che circolano sul mercato del lavoro italiano.

Questo però non vuol dire che la carriera accademica sia la migliore strada da seguire, soprattutto per chi ha una formazione scientifica e potrebbe trovare impiego altrove, in strutture private e produttive.

Non perché i professori guadagnino poco, anzi, ma piuttosto perché raggiungere la posizione in questione è molto difficile, sia per gli esigui posti disponibili, sia per il gran numero di persone interessate ad ottenerla.

La carriera accademica può in moltissimi casi e per moltissime persone fermarsi alla posizione di ricercatore, che seppur retribuita in linea con le altre professioni nel nostro Paese, ha comunque un carattere di precarietà importante che non può essere assolutamente sottovalutato nel caso della scelta di una carriera.

Tempi duri anche per l’accademia? Decisamente no, anche se sicuramente non si tratta di una delle strade più facili da seguire.

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Buona lettura!

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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