Lavoro Dopo la Laurea in Giurisprudenza: Sbocchi Lavorativi, Cosa Fare?

Un tempo la laurea in giurisprudenza era considerata fra le più prestigiose, oggi lo è ancora nonostante in molte classifiche sia indicata fra quelle più “inutili”.

Fra i tanti neolaureati che cercano un impiego nel 2016 si è diffusa una certa rassegnazione, in alcuni casi giustificata, in altri meno: studiare non è mai inutile, cominciate a mettervi questo in testa se vi state guardando intorno.

Cerco lavoro dopo la laurea in giurisprudenza e sono senza esperienza: da dove comincio? Gli sbocchi occupazionali naturali sono la professione forense, la magistratura e la carriera notarile.

Molto probabilmente, però, se siete qui non di certo vi interessa sapere questo che è noto ormai a tutti. Altri potenziali sbocchi lavorativi sono i concorsi pubblici: tuttavia le riduzioni in organico attuali e potenziali nella pubblica amministrazione non lasciano di certo ben sperare.

In questo post, in maniera molto generale, tracceremo una prima analisi sulle possibilità di essere assunti in vari settori.

Settori tradizionali: diventare avvocato, magistrato o notaio

Molto probabilmente chi legge è già laureato in giurisprudenza oppure sta studiando per esserlo: in ogni caso si dà per scontato che sappiate come si accede alle tre carriere enunciate.

Se non lo sapete è piuttosto grave e vi conviene darvi da fare, se non altro perché si immagina che stiate studiando fino a 6 ore al giorno senza nemmeno sapere che diamine farete nel momento in cui l’inferno dell’Università sarà terminato.

Quello che ci interessa capire in questa sede è il risvolto pratico: voglio fare l’avvocato, mi conviene? Le statistiche sono impietose da questo punto di vista. In Italia ci sono 247 mila avvocati (dati Albo Nazionale Avvocati 2012), il confronto con l’Europa fa venire i brividi: ogni 100 mila abitanti nel vecchio continente ci sono 147 professionisti, in Italia si sale a 406.

A Milano c’è un avvocato ogni 65 abitanti, solo nel capoluogo lombardo gli iscritti all’albo sono la metà di tutta la Francia. Volendoci fermare ad un discorso prettamente statistico la partenza è in salita.

Certo, si dirà, la competenza alla lunga viene premiata.

Ed è proprio così, se non fossimo in Italia dove i potentati familiari si tramandano e si va avanti a colpi di raccomandazioni. Ma, immaginiamo, se siete qui a leggere è perché mamma e papà non hanno provveduto a “sistemarvi” o forse il sistema comincia a farvi schifo. Anche per questo ci tocca essere schietti e realisti, senza prendervi in giro.

Da buoni studenti o laureati, comunque, sapete che il diritto è una materia vasta e potrebbero esserci settori che sono meno ambiti di altri: la carriera orientata al diritto internazionale, per esempio, pare essere più remunerativa e affermarsi è meno difficile (ma non di certo facile!).

Il punto è che, di solito, per acquisire competenze tali da poter essere retribuiti dignitosamente occorre fare gavetta per tanti anni: siete pronti a lavorare gratis o addirittura a rimetterci fino a 30 anni? E parliamo di primi guadagni, non di certo a quella età porterete a casa stipendi stratosferici.

C’è chi può permetterselo e chi no: chi scrive francamente non ne ha voglia e, dopo aver riflettuto per anni, ha deciso che non ci proverà nemmeno ad entrare in quel mondo. Tenete bene in testa questo, però, se vi state approcciando alla professione senza troppa convinzione.

Sempre rimanendo ancorati all’aspetto pratico, un avvocato non può essere un lavoratore dipendente: dovrete quindi trovare uno studio che in qualche modo vi faccia lavorare, fin quando non sarete autonomi del tutto, ma in ogni caso non avrete uno stipendio fisso e sarete retribuiti sulle pratiche svolte. Pratiche che, spesso, possono durare anni viste le lungaggini della giustizia italiana.

Inoltre, una volta abilitati, siete obbligati ad iscrivervi alla Cassa Nazionale Forense a cui versare contributi minimi obbligatori che, se non avete ancora raggiunto una posizione precisa, potrebbero essere una spada di Damocle sulle vostre ambizioni.

Finisce qui il discorso generale, nei prossimi post torneremo in maniera più approfondita sull’argomento.

Per approfondire: Partita Iva: guida completa  – Come inventarsi un lavoro redditizio e creativo

Magistratura e Notaio

Per quanto riguarda la Magistratura, saprete sicuramente che è necessario frequentare una Scuola di Specializzazione o abilitarsi precedentemente all’esercizio della professione forense.

Questo solo per poter fare il concorso, che risulta essere uno dei più difficili oltre che dei più ambiti. Se andavate all’Università ad elemosinare il 18, probabilmente questa strada non fa per voi.

Un discorso simile può farsi per il notaio: chi scrive ne contesta proprio l’utilità, se non quella di riscuotere balzelli vari e vivere in maniera agiata senza sostanzialmente fare gran che.

E tutti, o quasi, vogliono fare il notaio solo per i soldi senza mai chiedersi della sua effettiva utilità.

Concorsi pubblici per laureati in Giurisprudenza

Altra strada praticata dopo la laurea in Legge è quella dei concorsi pubblici. Anche qui, negli ultimi anni, è stata un’ecatombe.

La spending review ha ridotto i posti nella pubblica amministrazione: la crisi economica ha visto comunque tante persone tentare di “sistemarsi” grazie a un concorso pubblico.

Ne è venuto fuori un finimondo, con selezioni per diplomati prese d’assalto da laureati e code chilometriche di gente pronta ad entrare tante volte con stipendi decisamente inadeguati alla loro formazione.

Pure in questo contesto, come al solito, ci si mette tutti in coda. Intanto la vecchia zia con un diplomino da ragioniera fa la dirigente all’ufficio comunale sotto casa.

Conclusioni: conviene guardare altrove?

In questa prima parte di una serie di articoli che dedicheremo agli sbocchi dopo la laurea in giurisprudenza abbiamo visto le strade tradizionali: avvocato, magistrato, notaio e concorsi pubblici.

Abbiamo voluto aprire con un post poco incoraggiante per alzare il livello dell’attenzione e dare un’infarinatura a chi, per pigrizia o mancanza di tempo, non ha ancora fatto un’indagine di mercato approfondita sulle sue possibilità di trovare lavoro secondo le modalità più note. Nei prossimi appuntamenti (Lavoro dopo laurea in giurisprudenza: seconda parte), invece, proveremo a dare un messaggio più ottimista, concentrando l’analisi sulle altre occasioni per fare carriera dopo il conseguimento del titolo di studio in esame.

Potrebbe inoltre interessare un’altra guida di Affari Miei: come diventare consulente del lavoro. Si tratta di una professione che può essere svolta anche con la laurea in giurisprudenza, che garantisce buoni guadagni e che è molto richiesta dalle aziende.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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