Dimissioni Senza Preavviso: Lettera di Dimissioni Volontarie

Le dimissioni senza preavviso sono un’evenienza che si pone in diretto contrasto da quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro.

Nell’ordinamento giuridico del nostro paese infatti, per ogni categoria lavorativa esiste un limite minimo di preavviso per le dimissioni, che viene fissato nel Contratto Collettivo della categoria di riferimento.

Può comunque capitare che, vuoi per motivi di carattere personale, vuoi perché invece la situazione si è fatta insostenibile al punto tale da richiedere misure tanto radicali, il lavoratore abbia interesse, desiderio o necessità di abbandonare il posto di lavoro in anticipo firmando una lettera di dimissioni.

Vediamo insieme cosa succede, analizzando caso per caso e sottolineando quelle che possono essere le conseguenze delle dimissioni volontarie senza preavviso.

Il mancato preavviso: come si configura legalmente?

Non rispettare il preavviso per le dimissioni che è indicato dal CCNL di riferimento costituisce in capo al lavoratore un’inadempienza contrattuale a tutti gli effetti e nel caso in cui, in mancanza di accordo bonario, il datore di lavoro dovesse rifiutare di accordarsi bonariamente, può dare luogo al pagemento di una sanzione economica.

Il datore di lavoro, una volta che è stata registrata la volontà da parte del dipendente, comunicata rigorosamente in forma ufficiale e dunque scritta, secondo quanto è previsto dal nostro Codice Civile può richiedere al lavoratore un’indennità di mancato preavviso.

A quanto ammonta la sanzione in questione?

La sanzione in questione ammonta alla retribuzione che si sarebbe percepita per tutta la durata non rispettata del preavviso.

Proviamo a spiegarci meglio: immaginiamo di aver dato preavviso con 10 giorni di ritardo rispetto a quanto previsto dal nostro contratto collettivo; in questo caso dovremo pagare a favore del datore di lavoro una cifra che ammonta a 10 giorni del nostro salario, incluse le indennità.

Si tratta di un calcolo relativamente facile da fare, che può essere tra le altre cose anche oggetto di accordo in separata sede con il datore di lavoro: per intenderci possiamo senza dubbio, dato che la legge lo consente, andare a stabilire una somma forfettaria da pagare al nostro datore di lavoro, ammesso ovviamente che anch’egli sia d’accordo.

Quanto riportato poco sopra è relativo però in modo esclusivo al mondo dei contratti a tempo indeterminato.

Nel caso in cui le dimissioni senza preavviso dovessero avvenire in un contesto di lavoro con contratto a tempo determinato, le cose cambiano sostanzialmente. Continuate a leggere per saperne di più.

Le dimissioni senza preavviso per i contratti a tempo determinato

Nel caso in cui il contratto di lavoro non fosse a tempo indeterminato, e dunque inquadrato nelle molteplici tipologie il nostro ordinamento del lavoro prevede, le condizioni e gli spazio entro i quali muoversi sono sostanzialmente diversi.

Non è previsto infatti preavviso per le dimissioni nel caso di collaborazioni a tempo determinato.

Si può però:

  • dare dimissioni per giusta causa: nel caso in cui ci sia giustificato motivo per interrompere la collaborazione, basterà comunicazione semplice che riporti i motivi che hanno portato alla necessità di interruzione. In questo caso il dipendente ha diritto agli emolumenti che sarebbero stati dovuti fino al termine della collaborazione ovvero fino alla scadenza naturale del contratto;
  • dare dimissioni senza giusta causa: si tratta però di un’ipotesi non affrontata da parte del legislatore e che ha lasciato dunque spazio alle interpretazioni giurisprudenziali.

Seguendo quella che è la lettera della legge, in questo secondo caso non dovrebbero essere previsti in alcun modo risarcimenti a favore del datore di lavoro; la giurisprudenza però, analizzando con una una visione sicuramente di respiro più ampio, ha individuato nelle dimissioni senza giusta causa in caso di contratto a tempo determinato un’inadempienza contrattuale, che dunque potrebbe costituire titolo e ragione per il datore di lavoro della richiesta di danni al lavoratore.

Ad ogni modo, proprio a causa del vuoto normativo, sempre più spesso i contratti di collaborazione a tempo determinato indicano gli eventuali risarcimenti dovuti in caso di recesso dal contratto senza giusta causa da parte del lavoratore.

Con ogni probabilità sul vostro contratto di lavoro è apposta una clausola che indica con estrema precisione quanto dovuto al datore di lavoro in caso di recesso anticipato.

La questione però, trattando di temi tipicamente scottanti come quelli del lavoro, è ancora oggetto di discussione tra gli specialisti.

Una parte comunque rilevante della giurisprudenza infatti continua a chiedersi come un istituto di carattere generale, come le dimissioni con giusto preavviso, possa essere estromesso senza che sia la legge esplicitamente a farlo nel caso dei contratti a tempo determinato, che sono comunque un rapporto di lavoro a tutti gli effetti e dovrebbero dunque uniformarsi, laddove la legge tace, a quelli che sono gli istituti di carattere generale.

Nonostante i ripetuti interventi legislativi su questa categoria di contratti, il legislatore ha continuato ad ignorare la questione, indicando la giusta causa come unica possibilità per il recesso da tali contratti, tanto per il lavoratore quanto per il datore di lavoro.

Sembra chiaro dunque, anche se per omissione, che non sia interesse del legislatore, qualunque sia il suo schieramento politico e anche il suo orientamento programmatico in tema di lavoro, andare a permettere la risoluzione del contratto di lavoro prima della scadenza nel caso in cui non siano presenti vizi e problematiche nel rapporto stesso.

Nel rapporto di lavoro a tempo determinato non vale il giustificato motivo

Prima di chiudere non possiamo che affrontare quella che potrà sembrare una questione meramente tecnica, ma che ha grandissime ripercussioni sulle dimissioni in caso di contratto non a tempo indeterminato.

Secondo sentenza del Trib. Bolzano, del 3 ottobre 2008, non è possibile recedere ante tempus dal contratto di lavoro nel caso in cui ci sia giustificato motivo, ovvero nel caso in cui siano sopravvenute condizioni e situazioni oggettive o soggettive che rendono impossibile proseguire il rapporto di lavoro da parte del dipendente.

Anche questa sentenza non ha mancato di sollevare il polverone tipico che accompagna le questioni lavorative ed è sicuramente destinata ad essere oggetto di dibattito per il futuro prossimo venturo, almeno fino a quando, anche su questa questione, il legislatore non deciderà di intervenire.

Sebbene dunque i contratti di lavoro a tempo determinato siano entrati a far parte dell’ordinamento anche per semplificare quelli che sono i rapporti lavorativi, la disciplina che li regola è spesso carente (come in questo caso) e va a creare situazioni particolarmente complesse e che non sembrano, almeno per il momento, di facile soluzione.

Lettera di Dimissioni: il modulo per le dimissioni volontarie

Nel caso di dimissioni, a partire dal 12 Marzo 2016, non è più possibile consegnarle brevi manu al datore di lavoro.

Per arginare il fenomeno delle dimissioni in bianco, ora le dimissioni devono essere inoltrate per via telematica online.

Si tratta di una misura di introduzione recente e che rende invalide a decorrenza immediata le dimissioni avvenute tramite altro tipo di canale.

Ulteriori risorse utili

Ci salutiamo indicando una serie di risorse che potrebbero essere di aiuto nell’ipotesi in cui vi troviate in un momento particolarmente importante nell’ambito del rapporto di lavoro:

Buon proseguimento su Affari Miei!

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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