Come Diventare Avvocato: Studi, Praticantato ed Esame

Come diventare avvocato? Qual è il percorso scolastico ed extra-scolastico che si deve seguire? Basta andare all’università o ci saranno degli ulteriori percorsi formativi da seguire?

Molti si domandano anche come diventare avvocato rotale, oppure come diventare avvocato all’estero, ma i dubbi si espandono anche all’esame di stato e al giuramento.

Nonostante la professione sia popolare al punto tale in Italia da trasformare il nostro Paese in uno di quelli che ha il più alto tasso al mondo di avvocati per abitante, sono in molti a continuarsi ad una professione che può comunque regalare enormi soddisfazioni, soprattutto per chi riesce ad affermarsi come legale di livello.

Vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere su questa particolarissima carriera, individuando qual è il percorso da seguire.

Una professione che è cambiata

Chi ha in mente le floride carriere che si vedono in TV, maxiprocessi, giornate passate in aula, il tipico avvocato da battaglia, dovrà però purtroppo ricredersi. Così come sottolineato già dalle principali associazioni di avvocati in Italia, la professione si è evoluta in modo sostanziale:

  • le cause si sono concentrate in alcuni settori specifici: diritto tributario e dunque fisco, diritto del lavoro, diritto di famiglia (con le cause di divorzio che costituiscono una parte importantissima del lavoro di ogni civilista), gestione di eredità e di successioni (come la rinuncia all’eredità), supporto alle associazioni dei consumatori. Gli italiani, causa anche una giustizia sempre più lenta, rifuggono ormai il tribunale come luogo della risoluzione delle controversie, soprattutto se economiche, preferendo nella maggior parte dei casi la soluzione extra-giudiziale;
  • si guadagna meno: gli onorari non sono più soggetti a tariffario minimo, e questo ha scatenato una corsa al ribasso, complici anche gli avvocati con meno lavoro, con chi non riesce ad affermarsi come “marca del foro” che sicuramente non può riscuotere i ricchissimi onorari
  • l’economia è cambiata radicalmente, con la proprietà fondiaria che non rappresenta più il fulcro dell’economia: sono sempre più frequenti le cause per tutela della proprietà intellettuale, della privacy, per il diritto all’oblio, etc.

Di fronte a questi cambiamenti radicali, alcuni legati in modo precipuo al nostro Paese, altri invece di scala globale, la professione di avvocato va ripensata.

Le cause sono meno frequenti, o comunque è meno frequente il dibattimento in aula: il lavoro è diventato sempre più di ufficio e meno “di assalto”.

Se il nuovo ruolo dell’avvocato, decisamente più impiegatizio, può fare al caso vostro, continuate a leggere.

Prima di tutto: l’università

Il primo passo per diventare avvocati è iscriversi in una facoltà di Giurisprudenza.

Non importa in alcun modo quale sia l’iter di studi seguito alle superiori: la professione tende ad essere associata, almeno nella vulgata comune, al liceo classico.

Le cose non stanno così, e a parte una maggiore dimestichezza con qualche brocardo latino, comunque non assolutamente necessaria, non ci sono motivi per pensare che chi arriva da un liceo classico in una facoltà di giurisprudenza si avvantaggiato.

Esiste un solo corso di laurea che può fornire accesso alla professione forense: il corso di laurea magistrale in giurisprudenza, che ha preso la forma di un corso a ciclo unico quinquennale, al termine del quale si verrà dichiarati dottori in legge.

Una volta conseguita la laurea in Giurisprudenza però, non si diventerà automaticamente avvocati, ma si dovrà continuare a studiare, perché gli esami, purtroppo, non saranno ancora finiti.

È importante il voto di laurea?

A parte il lustro che potrebbe derivare dal titolo appeso sul muro del proprio studio, non c’è alcun tipo di vantaggio che può derivare da un buon voto di laurea.

Tutti hanno diritto ad accedere sia al praticantato, sia all’esame di stato o di abilitazione avvocato, come vedremo tra pochissimo.

Pratica: avvocato si diventa con il praticantato. Cos’è, quanto dura, come si svolge

Una volta conseguita la laurea sarà necessario procedere con il tirocinio legale, che talvolta, soprattutto al di fuori del settore giudiziario, viene chiamato anche praticantato.

Si tratta di una pratica, una sorta di stage che si deve svolgere necessariamente all’interno di uno studio di un avvocato, che abbia già esercitato la professione con regolare iscrizione all’albo da almeno 5 anni.

Non esistono differenze per il tirocinio di chi punta a diventare civilista e quello di chi punta invece a diventare penalista.

Il tirocinio dovrà avere una durata di almeno 18 mesi, a meno che non si sia completata con successo una delle scuole di specializzazione: in quel caso il tirocinio può essere portato a 6 mesi.

Durante il tirocinio il tirocinante inoltre deve necessariamente partecipare ad almeno 20 udienze per semestre: la presenza del tirocinante verrà verbalizzata dal cancelliere o dall’avvocato stesso e sarà preoccupazione del giudice controllare che il futuro avvocato sia effettivamente presente in aula.

Ci si può rivolgere solo ad un avvocato per il tirocinio?

No. È possibile infatti fare tirocinio presso l’Avvocatura dello Stato, presso i Comuni, presso gli uffici giudiziari (come il tribunale ad esempio). In questi casi però comunque gli ultimi sei mesi del tirocinio dovranno essere svolti comunque presso lo studio di un avvocato.

Si può fare il tirocinio da due avvocati?

Sì. È possibile fare tirocinio presso due avvocati al tempo stesso, anche se deve essere ottenuta quella che è l’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine dell’area in cui andremo a svolgere il nostro tirocinio. In genere la possibilità viene accordata senza troppe problematiche.

Si devono seguire corsi durante il praticantato?

Sì. Si devono seguire i corsi di aggiornamento e di formazione professionale che vengono imposti dall’ordine alla totalità degli iscritti all’albo.

I corsi vengono tenuti da diversi soggetti, come ad esempio le associazioni che fanno riferimento all’ordine, o anche gli ordini stessi.

Si percepisce uno stipendio durante la pratica di avvocato?

No. Non si percepisce uno stipendio e non si ha diritto a nessuna retribuzione durante il periodo di tirocinio.

È dovuto il rimborso spese per quanto viene sostenuto per svolgere il lavoro per conto dello studio.

Passati i primi 6 mesi non ci sarà comunque diritto a ricevere qualcosa in cambio della prestazione svolta, ma può essere riconosciuta comunque dallo studio o dall’avvocato una piccola retribuzione, compatibile con il lavoro che si svolge all’interno dello studio.

L’esame di stato avvocato: tutto quello che c’è da sapere

L’esame di abilitazione professionale da avvocato è da sostenersi dopo il termine del tirocinio.

L’esame è composto da tre diverse prove scritte:

  • si dovrà redarre un parere in materia civilistica;
  • si dovrà inoltre redarre un parere in materia penalistica;
  • si dovrà redarre anche un atto processuale;

Per quanto riguarda l’esame scritto, questo è diventato sicuramente più difficile in virtù del fatto che è fatto divieto recarsi in sede d’esame con al seguito i codici commentati.

Non è possibile neanche portarsi annotazioni né tanto meno testi di giurisprudenza e il tutto dovrà essere svolto semplicemente ricorrendo alle informazioni di cui siamo direttamente a conoscenza.

Nel caso in cui la prova scritta dovesse essere superata, ci troveremo ad affrontare la prova orale.

Secondo la riforma recentemente approvata, le domande saranno pescate in modo casuale da un database centrale, unico su tutto il territorio nazionale, nell’ottica di limitare il fenomeno delle “migrazioni per l’abilitazione”, che vedevano migliaia di studenti partecipare all’esame di abilitazione in località specifiche, dove il tasso di promossi si è statisticamente registrato come più alto.

Nel caso in cui venissero superate entrambe le prove, si avrà diritto a iscriversi all’albo. Non prima però di una piccola formalità solenne, il giuramento.

Il giuramento dell’avvocato

Il giuramento riguarda la sottoscrizione di impegni solenni, consapevoli, secondo il testo della legge, della dignità della professione forense, nonché della sua funzione sociale.

Ci si impegna inoltre alla lealtà, all’onore, alla diligenza nello svolgimento dei compiti che sono propri della professione, per i fini della giustizia e anche per la tutela dell’assistito, seguendo i principi dell’ordinamento.

Il giuramento, che prima avveniva davanti ad un magistrato, avviene oggi invece davanti al Consiglio dell’Ordine.

L’iscrizione all’albo

Successivamente al superamento dell’esame di abilitazione, nonché successivamente al giuramento, ci si potrà finalmente iscrivere all’Ordine degli Avvocati. Una volta che ci sarà registrati, si avrà diritto a svolgere la professione in ogni sua forma, nonché a partecipare alle udienze.

Esistono però altri obblighi che sono collegati all’iscrizione:

  • bisogna infatti aprire innanzitutto una partita IVA, che è necessaria per rimanere iscritti all’Ordine;
  • bisogna iscriversi alla Cassa di Previdenza degli Avvocati, nonché pagare i relativi contributi (niente paura, per i primi anni sono contributi agevolati, che tengono conto del fatto che avete appena dato il via alla vostra nuova vita professionale);
  • avere a disposizione dei locali dove svolgere la professione
  • avere una casella di posta elettronica certificata
  • sottoscrivere una polizza assicurativa, che è diventata obbligatoria per la copertura della responsabilità civile in relazione allo svolgimento della professione;
  • successivamente, per rimanere iscritti, sarà anche necessario avere svolto almeno 5 prestazioni entro l’anno. Non si tratta soltanto di udienze e processi, ma anche più in generale di consulenze e pareri.

Si può fare società tra avvocati

Si può anche scegliere di svolgere la professione in associazione con altri colleghi, ricorrendo ala forma dell’associazione professionale o anche della società tra avvocati.

Si tratta di una riforma che è però ancora in corso, e che si abbatterà probabilmente come uno tsunami su una categoria professionale che, almeno in Italia, è stata da sempre caratterizzata da un certo individualismo, con l’associazione tra avvocati che è stata sempre avversata, sia legalmente sia invece a livello professionale.

Vediamo ora come diventare avvocato all’estero.

Diventare avvocato in Spagna

L’esame di abilitazione da avvocato è decisamente difficile da sostenere, anche per i più preparati.

Per questo motivo sono in molti che, soprattutto se hanno già incassato diverse bocciature, decidono di rivolgersi ad altri paesi per ricevere l’abilitazione.

Il paese che è destinazione più comune del “turismo dell’abilitazione” è sicuramente la Spagna, paese dove è possibile diventare avvocati superando un test a risposta multipla con 75 domande, decisamente più semplice dell’esame che è previsto in Italia.

Lo consente la normativa europea e sono in molti a recarsi in Spagna per diventare “abogado” e cominciare a svolgere la professione, non prima però di essersi registrati come avvocati stabiliti. Si tratta di una via che è infinitamente più semplice di quella che passa dall’esame di stato:

  • circa l’80% dei candidati supera il test
  • i risultati arrivano subito, al contrario di quello che avviene in Italia

Una volta superato il test si potrà esercitare la professione di avvocato… in Spagna.

Per esercitare in Italia dovremo infatti chiedere l’iscrizione all’Ordine presso il registro degli avvocati stabiliti. Una volta che avrete ottenuto l’ok, potrete cominciare ad esercitare, anche se per i primi tre anni sarete obbligati a firmarvi come “abomaso” e non come avvocato. Dopo 3 anni di esercizio, si potrà chiedere di essere integrati nell’Albo Ordinario, e diventare avvocati italiani.

Chi non volesse invece aspettare 3 anni, potrà chiedere al Ministero della Giustizia di ottenere il riconoscimento del titolo di avvocato: il Ministero potrà richiedere delle prove aggiuntive, superate le quali si verrà registrati di ufficio.

Per la formazione per l’esame in Spagna (che è inoltre in lingua, e quindi sarà necessario imparare lo spagnolo) si ricorre in genere ai servizi di compagnie di servizi che offrono pacchetti full inclusive a prezzi che vanno dai 2500 ai 5000 euro. Occhio però, perché dietro moltissime pubblicità di questo tipo si nascondono in realtà delle truffe.

Diventare avvocato in Romania

Il turismo “abilitativo” ha colpito anche la Romania. In questo paese è però previsto comunque un esame di abilitazione che verte su materie di diritto civile, penale, di procedura civile e di procedura penale, superato il quale si diventa avvocato junior.

Successivamente, dopo 2 anni di pratica, si può diventare avvocati definitivi.

Si tratta dunque di un iter molto più lungo di quello previsto dalla normativa spagnola, anche adesso che sono stati introdotti esami di abilitazione in terra iberica.

Una volta che si sarà diventati avvocati definitivi in Romania, si dovrà seguire la stessa medesima procedura dovuta nel caso in cui fossimo stati abilitati in Spagna:

  • c’è bisogno di iscriversi immediatamente al registro degli avvocati stabiliti, aspettare 3 anni durante i quali comunque si può esercitare la professione, per poi avere dopo 3 anni diritto a farsi iscrivere nel registro ordinario degli avvocati e potersi finalmente fregiare del titolo di avvocato italiano;
  • in alternativa, come detto sopra, ci si può rivolgere al Ministero della Giustizia per chiedere di sostenere un esame integrativo ed essere iscritti immediatamente d’ufficio;

Ad ogni modo saranno necessari diversi anni per conseguire l’abilitazione seguendo la via romena, dovendo pagare per giunta per i servizi ad un impresa per pacchetti completi che prevedono spese amministrative, di soggiorno e di tirocinio, nonché di lingua, con prezzi che partono dai 5.000 euro per finire anche, per le agenzie che chiedono i prezzi più alti, sui 10.000 euro.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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