Colloquio di lavoro: Consigli, Domande e Risposte più frequenti

Il colloquio di lavoro è in grado di gettare nel panico anche il più freddo dei candidati, senza che spesso però ce ne sia ragione. È sicuramente qualcosa di molto importante, nonché l’ultimo ostacolo che ci separa, si spera, dall’ottenimento del posto del lavoro.

Come in ogni cosa della vita, tuttavia, la chiave è nella buona preparazione. Sarà la preparazione a farci emergere sugli altri candidati e sarà anche la preparazione a fungere da calmante e da anti-panico.

Un colloquio di lavoro che dura pochi minuti è in realtà una comunicazione relativamente complessa, un momento comunicativo denso con degli sconosciuti che, tra le altre cose, hanno il potere di decidere il nostro futuro professionale: sembra la ricetta perfetta per l’inferno, ma non deve esserlo necessariamente.

Vediamo insieme come prepararci, cercando di seguire un iter cronologico di quello che andrebbe fatto, a partire dal giorno prima del colloquio.

Come affrontare un colloquio di lavoro al meglio: la preparazione

Un vecchio adagio, la cui paternità viene attribuita a Abraham Lincoln, recita “Datemi sei ore per buttare giù un albero e passero le prime quattro affilando l’accetta”. Niente di più vero, anche per il colloquio. La preparazione deve partire quanto meno dalla sera precedente l’incontro.

Cena leggera (ci aiuterà a dormire meglio) e a letto di buon ora. Abbiamo bisogno di tutte le nostre energie, fisiche e mentali, per affrontare al meglio il nostro colloquio di lavoro.Colloquio di Lavoro

Prepariamo anche in anticipo i vestiti che indosseremo (che siano ben stirati), le scarpe e tutto quello di cui avremo bisogno per il gran giorno.

Una nota su come scegliere il vestito giusto per il colloquio

Scegliere il vestito giusto per il colloquio non è sempre facile. Si potrebbe tendere ad esagerare, presentandoci troppo eleganti ad un colloquio che davvero non richiede poi di presentarsi con lo smoking.

Il punto di partenza per individuare il vestito giusto è di cercare di capire quale sia la filosofia aziendale e quale sia il “mood”. Banche, uffici istituzionali, aziende “ingessate” vuoi per il settore vuoi per il tipo di clientela avranno sicuramente bisogno di un abbigliamento più formale.

Spesso però, ed è un trend che sta arrivando per fortuna anche in Italia, il look si può fare molto più casual, soprattutto nelle aziende che cercano di mandare un messaggio “nuovo e giovane”. Pensiamo a Zara, H&M, ma anche Google e Apple.

Questo per dire che non sempre scegliere l’abito più elegante può essere l’idea migliore; bisogna essere adeguati al posto in cui si lavora, non esagerando in un senso o nell’altro.

Importanza fondamentale deve essere però riservata alla pulizia e all’ordine dei nostri vestiti. Tutto deve essere pulito, ben stirato, senza macchie, senza grinze. Dare l’immagine di una persona attenta e professionale non può assolutamente prescindere dalla cura dell’aspetto.

Una nota sui capelli e sulla barba

Nel caso in cui i nostri capelli e la nostra barba fossero in disordine, sarebbe il caso di fare un salto dal barbiere o dal parrucchiere per sistemarsi. La pulizia comunica molto, e concentrarsi sulla comunicazione verbale tralasciando il nostro aspetto è una pessima idea, per i motivi che andremo ad analizzare poco più avanti.

Quindi, così come abbiamo fatto per i nostri vestiti, anche i nostri capelli dovranno essere, per quanto possibile, in ordine, senza che ovviamente questo voglia necessariamente dire presentarsi eccessivamente impomatati. Vale lo stesso detto sopra: uno stile personale, che sia in linea con quanto si aspetta l’azienda, senza strafare e senza stravolgersi.

Cosa portare il giorno del colloquio di lavoro?

I preparativi della sera prima non dovrebbero limitarsi agli abiti, ma anche a quello di cui avremo bisogno il giorno del colloquio:

  • prepariamo una copia del nostro curriculum; dovrebbero avercelo già nella sede del colloquio, ma nel caso meglio non farsi trovare impreparati. Se il CV dovesse mancare sul tavolo del nostro interlocutore, potremo approfittarne per fare la proverbiale bella figura, facendoci trovare pronti con una copia;
  • prepariamo anche il percorso, valutando con attenzione da dove passare, calcolando il traffico, la necessità eventuale di ricorrere a mezzi pubblici, etc. Calcoliamo il tutto come se dovessimo arrivare almeno 30 minuti prima dell’appuntamento. Nel caso in cui dovessimo arrivare con largo anticipo, potremo sederci in un caffè per rilassarci prima del colloquio. Arrivare troppo a ridosso dell’appuntamento o addirittura con il rischio di essere in ritardo aggiungerà inutile tensione ad una giornata che sarà già una lotta contro i nervi.

Una volta che avremo preparato il tutto, potremo andare a dormire e prepararci per il gran giorno.

Colloquio di lavoro conoscitivo: come ci si comporta?

Prima di parlare di quello che è il colloquio vero è proprio, vorremmo sottolineare il fatto che l’esame comincia in realtà dal momento in cui varcheremo la porta.

Presentiamoci alla segretaria e annunciamo il nostro arrivo e poi mettiamoci a sedere in sala d’attesa. Per non farci mangiare il cuore dell’ansia, possiamo leggere qualcosa, tra le riviste che sono disponibili. Scegliere qualcosa di inerente al settore è sempre un punto a vostro favore.

Sediamoci in modo rilassato, senza sbracarci eccessivamente. Quando saremo chiamati sarà il momento di alzarci, ed entrare nella stanza dove si terrà il colloquio.

La comunicazione non è soltanto verbale

Abbiamo posto l’accento in una maniera che vi sembrerà forse eccessiva su quelli che sono i dettagli del colloquio di lavoro. Tutto questo però ha uno scopo, in quanto la comunicazione tra due persone, e ci sono intere biblioteche di studi a poterlo dimostrare, non è esclusivamente verbale.

Secondo i più moderni studi in tema anche di psicologia del lavoro solo il 7% della comunicazione sarebbe verbale, con il non verbale che invece occupa circa il 55% dell’interazione che avremo con il soggetto che ci troviamo di fronte.

Questo, lungi da essere un mero discorso accademico, vuol dire che nel frangente del colloquio di lavoro a parlare per noi non saranno le nostre parole, se non in minima parte.

Ci saranno i nostri gesti, i nostri movimenti, come camminiamo, come stiamo seduti, le espressioni facciali, la cura che abbiamo messo nel lavarci, nel curare i nostri abiti e per mostrarci dunque interessati sia al nostro posto di lavoro sia al nostro interlocutore.

Si tratta dunque di prepararsi non per non essere noi stessi, ma piuttosto per limare, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, qualche comportamento che potrebbe trasmettere qualcosa di negativo riguardo la nostra persona.

Nessuno è perfetto, ma conoscere qualcosa della comunicazione non verbale può darci una grossa mano, anche nel caso del colloquio di lavoro.

Come rispondere alle domande del colloquio di lavoro

Quando parliamo di colloquio di lavoro non è importante concentrarsi soltanto sul cosa si dice, ma anche sul come lo si dice. Il tono della voce, il ritmo, essere concisi oppure no: si tratta di elementi che possono condizionare in modo significativo l’esito del nostro colloquio di lavoro.

Consigli per Colloquio di Lavoro

Vediamo insieme come sarà il caso di organizzarci, facendo anche le dovute prove nel caso in cui non ci sentissimo pronti a gestire così a fondo il nostro colloquio.

Il tono della voce deve essere chiaro, alto a sufficienza (non farsi capire equivale a fare una pessima figura). Bisogna fare in modo che si senta forte e chiaro quello che stiamo dicendo, senza comunque urlare. Il tono della voce si può facilmente allenare, anche da soli. Parliamo e registriamoci: è tutto chiaro quello che stiamo dicendo? Oppure potremmo lavorare per migliorare il nostro tono e renderlo più chiaro?

Bisogna cercare inoltre di rispondere alle domande in modo soddisfacente, senza andare per le lunghe, ovvero senza diventare logorroici.

Le risposte vanno sicuramente articolate e argomentate, ma senza esagerare e farlo diventare un comizio politico.

Partecipa al colloquio in modo attivo: si tratta di uno scambio di vedute, non di una interrogazione a scuola.

Puoi fare domande, chiedere delucidazioni e chiedere uno scambio su quello che è un particolare punto della conversazione.

Non bisogna inoltre necessariamente rispondere come se ci fosse il tempo dei quiz a scorrere: ci si può prendere tempo per riflettere: si tratta di un ottimo segnale, in quanto dimostra che prima di rispondere pensiamo e valutiamo quale sia la risposta migliore da dare in ogni frangente.

Niente bugie

Le bugie hanno le gambe estremamente corte e sono facili da individuare per chi di professione analizza i candidati.

Essere sinceri, oltre che ad essere estremamente positivo in sede di colloquio, anche nel caso in cui si tratti di una nostra mancanza, è il piede giusto per cominciare qualunque tipo di relazione e con il vostro esaminatore e con l’azienda.

Lo stesso vale nel caso in cui nel nostro curriculum siano presenti delle mancanze o comunque delle esperienze non esattamente positive: non serve a nulla mentire e può trattarsi al tempo stesso di un’occasione importante per mostrarsi propositivi, nonché pronti a migliorare.

Essere diretti, per quanto possibile

È altrettanto importante essere diretti, cercando di non risultare evasivi nei confronti della domanda che ci è stata posta.

Valgono qui le linee guida che abbiamo individuato poco sopra: sempre sinceri e sempre pronti a mostrarsi positivi anche nel caso di eventuali mancanze.

L’importanza di riconoscere di non sapere

Il “non lo so”, sebbene non sia un ottimo modo di presentarsi, vale più di 100 fesserie dette per evitare di ammettere una propria ignoranza.

Ammettere apertamente una propria debolezza, anche nella preparazione, abbinata ad un chiaro intento di migliorarsi, può fare la differenza tra un colloquio andato male e uno che invece è stato l’ultimo passo prima di ottenere il posto di lavoro.

Mai criticare i precedenti datori di lavoro e le precedenti aziende

Ultima avvertenza per quanto riguarda lo stile della comunicazione che dovremo cercare di tenere è quello di non criticare mai né il vecchio datore di lavoro né tantomeno la precedente azienda.

Si tratta di stabilire una comunicazione, in questo caso, ancora una volta improntata alla positività e non alla negatività, qualcosa che può fare una grossissima differenza sia nel risultato finale sia nel binario attraverso il quale verrà incanalato l’intero colloquio.

La presentazione di sé stessi

Il colloquio di lavoro, nel suo complesso, può essere considerato come una presentazione di se stessi, durante la quale offriremo all’esaminatore una conoscenza, per quanto possibile approfondita nonostante il tempo ristretto che avremo a disposizione, di noi.

Sarà fondamentale, oltre ad avere contezza delle possibili domande e risposte, anche organizzare il tutto avendo cosa di mostrare:

  • la cura che abbiamo noi stessi per la nostra stessa persona: come ci si può aspettare rispetto e riconoscimento se siamo noi i primi a trascurarci;
  • l’onestà: nessuno vorrebbe avere un datore di lavoro disonesto, e neanche un dipendente. Rispondere con la massima sincerità è davvero un must, perché nel caso in cui l’esaminatore dovesse accorgersi che state mentendo, per voi sarebbe la fine dei giochi;
  • la puntualità;
  • la voglia di crescere: l’ambizione è positiva , se accompagnata alla dimostrazione di poter riuscire a fare quello che si si è prefissati.

Colloquio di lavoro: domande e risposte

Non è sufficiente ovviamente prepararsi per il colloquio di lavoro semplicemente mandando a memoria il proprio curriculum e le materie che potrebbero essere, sebbene non si tratti di un’interrogazione, l’oggetto della conversazione.

Bisogna anche infatti prepararsi, come avremo modo di vedere tra pochissimo, a quelle che sono le domande che un po’ esulano dal rapporto di lavoro in senso stretto.

Colloquio di lavoro: domande personali

Durante il colloquio di lavoro l’esaminatore cercherà anche di fare la vostra conoscenza sul piano personale e per questo motivo potrebbe cominciare il colloquio con le domande che trovate elencate di seguito:

  • Mi parli di lei: si tratta di una domanda che è tesa a conoscere a grandi linee chi siete, anche personalmente. Non bisogna ridurre il tutto ad una lista di titoli e competenze, ma piuttosto cercare anche di comunicare qualcosa di noi stessi come persone, al di fuori dal contesto lavorativo;
  • Gli obiettivi personali: si tratta di una domanda che deve essere ponderata tenendo conto anche di quelle che sono le possibilità che l’azienda può offrirvi, ora e nel futuro; l’ambizione va bene, ma deve essere assolutamente commisurata a quelle che sono le possibilità effettive che potremmo avere all’interno dell’azienda;
  • I maggiori difetti: anche in questo caso si tratta di una domanda tipica, che viene chiesta anche per comprendere quanto vi conoscete e soprattutto come pensate di migliorare i vostri punti deboli;
  • I migliori successi: si riferisce ai successi di carattere personale, che siano dunque lavorativi o sportivi;
  • Quando e perché litiga con le persone? Una domanda che serve anche a capire in che modo siamo abituati ad inserirci in un gruppo e quali sono le nostre criticità all’interno delle organizzazioni;
  • Libri, musica, programmi tv: nonostante si tratti di una domanda alla quale si dovrebbe rispondere con la massima naturalezza del mondo, è una di quelle in grado di cogliere più alla sprovvista: in questo caso non c’è altro da fare che rispondere con naturalezza. Non ci sono libri giusti o sbagliati, non c’è musica che può far ottenere il lavoro. Quello che vi si richiede è la capacità di poter parlare di qualcosa di personale con naturalezza.

Le domande di tipo professionale e sulla formazione

  • Parli del suo Curriculum Vitae: in questo caso dovremo cercare di spiegare le scelte scolastiche e professionali, per contribuire anche a tracciare la persona che siamo diventati con il nostro percorso umano e professionale;
  • In base a cosa ha scelto i suoi studi;
  • Quali materie preferiva a scuola o all’università: ancora una domanda che, almeno secondo i manuali degli esperti di risorse umane, potrebbe dire qualcosa riguardo la nostra personalità. Anche qui rispondere sinceramente è d’obbligo;
  • Cosa pensa del suo ultimo datore di lavoro?
  • Cosa pensa dei colleghi con i quali ha lavorato più di recente?

Le domande che riguardano la candidatura in corso

Alcune delle domande, in genere in chiusura, si rivolgeranno invece al posto di lavoro per il quale vi siete candidati.

Tra le domande più comuni che vengono poste in questa fase del colloquio di lavoro troviamo:

  • Perché si è candidato/a per questa posizione?
  • Conosce la nostra azienda? Può parlarcene?
  • Crede di essere la persona giusta per questo lavoro? Perché
  • Perché dovremmo sceglierla rispetto agli altri candidati?
  • Pensa di poter svolgere bene il suo lavoro?
  • Crede di aver bisogno di formazione ulteriore?
  • Quanto ha guadagnato nel suo ultimo impiego?

Anche in questo caso è sempre una buona idea rispondere in modo deciso, conciso e sincero. Non perché si tratti di una norma morale, ma perché molte delle domande che trovate elencate sopra vi saranno fatte per indagare sulla vostra onestà e sulla vostra capacità di affrontare il vostro passato “da adulti”.

Anche in questo caso non esistono risposte che possiamo considerare giuste o sbagliate, esiste solo lo spirito con il quale si affronta la questione.

Parlare di stipendio durante il colloquio

Le opinioni sul parlare o meno dello stipendio durante il colloquio di lavoro sono in realtà piuttosto discordanti e se alcuni mettono sicuramente al primo posto i proverbiali patti chiari e amicizia lunga, altri ci vedrebbero invece una sorta di maleducazione nel chiedere durante il primo incontro con l’azienda l’ammontare dello stipendio.

La verità è che, almeno a nostro modo di vedere le cose, il salario è parte integrante di un rapporto lavorativo e mettere subito in chiaro questo aspetto, quantomeno a grandi linee e senza insistere troppo, quello sì che sarebbe scortese, non dovrebbe essere nulla di male.

Certo, durante il colloquio, se sarà vostra intenzione andare a chiedere del salario, interessatevi anche degli altri aspetti lavorativi, affinché non sembri che vi troviate lì soltanto per il denaro, ma anche per informarvi a 360° delle mansioni e della posizione.

Che cos’è il colloquio di gruppo?

I colloqui di gruppo sono una sorta di novità che è arrivata dagli Stati Uniti e che serve più che altro all’azienda, in presenza di un numero elevato di candidati, di effettuare una prima selezione facendo intervenire i candidati in sedute comuni.

Colloquio di Gruppo

In genere in questo tipo di colloqui si ha molto meno tempo a disposizione per se stessi e si potrebbe anche dover gestire la presenza degli altri candidati.

Per questo tipo specifico di colloquio è importante non cercare di emergere attaccando gli altri candidati, ma piuttosto gestire da leader la situazione:

  • mai intimoriti dal confronto, anche se dovessimo essere in presenza di qualche candidato molto forte;
  • mai attaccare direttamente e soprattutto mai in modo violento, gli altri candidati, anche nel caso in cui il contrasto dovesse essere radicale;
  • mai sminuire gli altri: bisogna mostrarsi propositivi, una potenziale forza costruttiva per l’azienda, anche nel caso di disaccordo.

Inoltre bisognerebbe anche ricordarsi del fatto che i colloqui di gruppo sono in genere organizzati al fine di sfoltire il numero di candidati, quindi emergere su tutti non è poi necessario: basta non fare parte del gruppo che verrà eliminato.

Dopo il colloquio di gruppo, si verrà necessariamente richiamati (nel caso in cui non fossimo stati eliminati) per un secondo colloquio e in alcuni casi anche per un terzo.

Le aziende che in genere ricorrono al colloquio di gruppo sono le stesse che sottopongono i candidati a processi di selezione particolarmente lunghi.

Nel caso del colloquio che seguirà quello di gruppo, valgono sicuramente tutte le regole che abbiamo elencato poco sopra, in quanto si tratterà in tutto e per tutto di un colloquio di lavoro standard: quello di gruppo è servito soltanto a ridurre radicalmente il numero di candidati.

E dopo il colloquio?

Quando il colloquio è finito è arrivato il momento di congedarsi. Anche se ovviamente è alto il desiderio di conoscere l’esito dell’incontro, non servirà chiedere immediatamente l’esito, anche perché con ogni probabilità non sarà ancora chiaro neanche all’esaminatore.

Sarà l’azienda stessa a contattarvi attraverso uno qualunque dei recapiti che avete fornito attraverso il Curriculum Vitae.

Nel caso in cui non dovessero arrivare risposte, si potrà provare anche a contattare l’azienda direttamente, avendo però cura di aspettare almeno 3–4 settimane.

Le faremo sapere!

“Le faremo sapere!” è purtroppo una delle frasi che si sentono più di frequente al termine dei colloqui di lavoro e non è mai, o quasi mai, un buon segno.

Se il nostro colloquio si fosse concluso in questo modo, meglio ridurre le aspettative che si hanno sulla possibilità di ottenere il posto di lavoro.

Le faremo sapere è una frase spesso di circostanza, un modo gentile (anche se indiretto e per questo particolarmente fastidioso) di comunicare lo scarso interesse per la vostra candidatura.

Cosa fare in caso di esito negativo del colloquio?

Se il nostro obiettivo è quello di portare a casa un posto di lavoro (meglio se il posto di lavoro) dovremo cercare di sfruttare anche il colloquio che non è andato bene come momento di crescita.

Ripercorriamo tutto quello che abbiamo fatto, dalla redazione del curriculum, al nostro abbigliamento, passando per come ci siamo presentati e da come abbiamo risposto alle domande dei nostri esaminatori.

C’è qualcosa su cui possiamo migliorare? C’è qualche punto in particolare per il quale pensiamo di non aver dato il meglio?

Lavoriamoci su: i colloqui di lavoro non sono materia facile e per molti ne serve qualcuno prima di farci l’abitudine e potersi davvero mostrare al meglio.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

1 COMMENTO

  1. Se uno si è licenziato per mobbing e gli chiedono come mai si è licenziato cosa caspiterina dovrebbe dire per non parlare male dell’ex datore?

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