Pignoramento Conto Corrente Bancario: Come Difendersi da Equitalia

Ormai tutti noi abbiamo un conto corrente bancario o postale: l’economia italiana negli ultimi anni non ci ha fatto sorridere ed è sensibilmente peggiorata la situazione finanziaria di tante famiglie. In molti, giustamente, temono un’aggressione del proprio patrimonio da parte di Equitalia o dei propri creditori e cercano trucchi e strategie per difendersi.

Come funziona il pignoramento del conto corrente? Come fare a tutelarsi dal blocco che, eventualmente, potrebbe arrivare in caso di azioni esecutive da parte dei soggetti indicati?

Una prima idea sarebbe quella di mettere i soldi sotto il materasso ma, si sa, a parte che oggi far girare tanti contanti è difficile, dobbiamo anche sottolineare che avere tanto contante a casa non è molto sicuro perché sovente si viene a conoscenza di casi di cronaca che parlano di furti e rapine all’interno delle abitazioni.

La strategia, pertanto, deve farsi più complessa e diventa indispensabile capire al meglio come proteggere il proprio patrimonio.

Affari Miei è un blog che parla di economia e finanza soprattutto per chi vuole mettersi in proprio e raggiungere una certa autonomia: è assolutamente contrario ad ogni forma di evasione fiscale e non avalla affatto operazioni scorrette.

Tutto quanto indicato di seguito riguardo il pignoramento del conto corrente è il frutto di una ricerca che sviscera espedienti perfettamente legali che hanno una natura difensiva per il debitore e che non risolvono comunque i problemi eventualmente esistenti.

Chi può effettuare il pignoramento del conto corrente bancario

Il Fisco ed Equitalia sono alcuni dei nemici più grandi soprattutto di piccoli imprenditori e professionisti: chi ha una ditta individuale o esercita un mestiere esposto a diversi rischi teme non solo i creditori, che spesso sono i fornitori, ma soprattutto lo Stato nelle sue manifestazioni.

Sono tanti i casi in cui purtroppo molte persone sono state mandate sul lastrico proprio da Equitalia o dal fisco, in generale, che come è noto opprime le nostre imprese in maniera spesso asfissiante.

Equitalia, come è noto, gode di una legislazione che in certi casi la pone in una situazione di evidente vantaggio rispetto al contribuente e, per questo, lo scopo di questa guida è quanto meno quello di dare qualche strumento per “parificare” la contesa. Per tutte queste ragioni, dunque, l’ideale sarebbe non fare debiti ma, si sa, ciò fa parte del normale esercizio dell’attività d’impresa e, in certi casi, è fisiologico essere esposti da un punto di vista finanziario.

Quello che dobbiamo sapere subito è che il fisco, tramite l’Anagrafe tributaria e l’Anagrafe dei conti, può sapere in tempo reale dove abbiamo i soldi: ormai è tutto tracciato, è bene che ce lo mettiamo in testa.

Il denaro, si sa, è il bene più facilmente aggredibile da parte di chi deve avere dei soldi. Chi mastica un po’ la quotidianità, sa che è possibile che l’impossibilità di giustificare determinate entrate o uscite che si evincono dalle movimentazioni del conto corrente può portare a vedersi imputati ricavi in nero e, quindi, “accuse” di evasione fiscale. Ciò si traduce in sanzioni e tasse da pagare: chiedete a chi, purtroppo, ha subito un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Va aggiunto che non solo il fisco può sapere tutto del conto ma esso è trasparente anche ai creditori, a partire proprio da Equitalia: se, quindi, qualcuno ha un credito nei nostri confronti può immediatamente risalire alle nostre movimentazioni e, dunque, agire per chiedere il pignoramento del conto corrente.

Vale inoltre la pena ricordare che dal 1 luglio 2017 per l’Agenzia Riscossione è possibile pignorare il conto corrente senza l’avallo del giudice, ovvero senza che un magistrato abbia certificate la presenza di un debito nei confronti del Fisco. Una manovra presuntiva che, almeno stando a quello che ha dichiarato il Governo, non verrà utilizzata contro piccoli e medi imprenditori, ma soltanto nei confronti di grandi evasori la cui malafede sia stata accertata. Accertata da chi però non è dato saperlo, dato che non si passerà appunto dal giudice.

Pignoramento presso terzi: come avviene il blocco del conto corrente

Tutto quanto scritto deve servirci per capire che una volta che il creditore “scopre” il conto, può agire esattamente come avviene con il pignoramento dell’automobile. Basterà avviare un’azione esecutiva, quindi, ed il denaro potrà essere pignorato senza che nessuno debba venire a chiederci il permesso.

Come evitare il pignoramento del conto corrente bancario

Ammesso che la legge, come è giusto che sia, tende a tutelare colui che ha un credito e che nel caso di mancato adempimento da parte del debitore è danneggiato, è bene dire che ci sono una serie di espedienti assolutamente legali per evitare di vedersi riconoscere il blocco del conto corrente.

Dimostrare che sul conto corrente viene accreditato solo lo stipendio o la pensione

La questione trova una sponda nella giurisprudenza del tribunale di Savona.

Per semplificare possiamo dire che con l’obbligo di accreditare su conto corrente pensioni e stipendi dal valore superiore a mille euro, in pratica il denaro versato tende a confondersi con i risparmi privati ed il creditore, per queste ragioni, può ottenere il pignoramento di una cifra superiore ad un quinto che la legge prevede in questi casi.

Tuttavia, per evitare che ciò accada, il consiglio è di evitare la movimentazione del conto per ragioni diverse dagli accrediti: così facendo, infatti, si può dimostrare al giudice che il conto corrente in questione esiste solo per ricevere gli accrediti e non viene usato per fare altro.

Se passa questa interpretazione, infatti, si ha diritto a non vedersi pignorati denaro fino al minimo vitale quantificato dal legislatore in 525,89 euro e la parte residua sarà pignorabile solo per un quinto.

Aprire un conto corrente cointestato

Aprire un conto corrente cointestato è molto semplice ed ha un vantaggio immediato nel nostro caso: essendo diviso tra più persone, le somme depositate sono pignorabili solo al 50 per cento.

In più va aggiunto che Equitalia, in questo caso, non può agire prima di passare davanti al giudice: questo perché il conto cointestato è considerato un bene comune indiviso e l’espropriazione può avvenire soltanto passando per il tribunale che deve controllare la regolare divisione tra i cointestatari.

Perché ciò accade? Perché seguendo la procedura normale Equitalia finirebbe per arrivare al blocco del conto per intero e ciò non sarebbe legittimo in quanto l’Agente per la riscossione finirebbe per prelevare dei soldi di un soggetto che non è debitore.

Apertura del fido e conto in negativo

Si tratta di un’operazione molto al limite che è fattibile solo per chi ha un’attività commerciale o professionale.

In pratica chiedendo l’apertura del fido si ottiene una linea di credito da parte della banca e si può prelevare anche di più di quanto si ha disponibile: per esempio si hanno 1000 euro e si ha un fido da 2 mila, è possibile ottenere 3 mila euro subito e lasciare il conto in rosso. Ciò vale fino a che dura il contratto perché a quel punto la banca chiederà di rientrare dal debito contratto.

L’effetto temporaneo è che, però, di fronte ad una situazione del genere Equitalia non può fare niente perché trova il conto completamente prosciugato: ciò porta comunque al blocco ed è una soluzione estrema.

Il problema principale di questo trucco è che per ottenere il fido bisogna dare adeguate garanzie e se la situazione economica del richiedente non è buona è molto difficile che un istituto di credito possa accordarlo.

Prelevare tutti i soldi dal conto corrente lasciandolo a zero

Altro trucco è il seguente: bisogna prosciugare il conto corrente, prelevando quotidianamente il denaro che è presente.

In questo modo il creditore, una volta che agisce per il pignoramento presso terzi, non trova nulla.

Il denaro, poi, può essere spostato sul conto corrente di un familiare anche se, in questo caso, il problema che si pone è di muoversi con attenzione. Per prima cosa, si consiglia di redigere una scrittura privata così da evitare che il familiare possa un domani dichiarare che le somme di denaro gli sono proprie e, comunque, per evitargli problemi con il fisco in futuro che potrebbe chiedergli lumi sull’origine di quelle somme. La scrittura privata è meglio ancora se viene registrata, non si sa mai!

Così facendo, comunque, si “salva” il salvabile nel senso che i successivi versamenti di pensioni e stipendi non possono essere più prelevati: il conto viene comunque bloccato ed i creditori potranno aggredire quelle somme.

Aprire un conto corrente “di riserva”

Altra soluzione tampone in qualche modo complementare a quella che abbiamo visto precedentemente.

Lasciando a zero il primo conto, infatti, si potrebbe aprire un secondo conto corrente sul quale far arrivare tutti i pagamenti ricorrenti.

Attenzione: il conto si deve aprire presso un’altra banca perché il pignoramento presso terzi viene notificato all’istituto unitariamente considerato, non riguarda dunque il singolo conto.

In questo modo si prosciuga il primo conto corrente e si ha il tempo di salvare momentaneamente le risorse sul secondo conto: anche in questo caso, però, si sarà comunque esposti alle azioni esecutive essendo tutto tracciato, quindi si tratta di un espediente che al massimo può consentire di prendere tempo.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto alcuni trucchi per evitare il blocco del conto corrente e per difendersi da Equitalia.

Inutile dire che si tratta di soluzioni che comunque non bastano ad evitare azioni esecutive, ammesso che non siete effettivamente nullatenenti e non avete nulla da temere. In questo caso, però, ci pare evidente che difficilmente vi sareste posti questo problema.

Il consiglio finale è quello di affidarvi ad un valido avvocato esperto di diritto tributario che possa aiutarvi nella difficile “lotta” contro il fisco.

Purtroppo la lentezza della nostra burocrazia è fatale alle nostre aziende, non a caso siamo uno dei peggiori paesi dove investire e fare impresa.

Se, quindi, svolgete un’attività in Italia o comunque avete paura di vedervi aggredito il patrimonio, l’unica soluzione è quella di difendervi nel migliore dei modi ed evitare conseguenze catastrofiche per il vostro futuro. In bocca al lupo!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

1 COMMENTO

  1. Salve. QUando Lei scrive “si ha diritto a non vedersi pignorati denaro fino al minimo vitale quantificato dal legislatore in 525,89 euro e la parte residua sarà pignorabile solo per un quinto.” intende che il “minimo” sia il deposito effettivo oppure il minimo di pensione che, via via, può accumularvisi e formare un deposito più grande di 525,89 euro ?
    In breve, se la mia piccola pensione (è un assegno sociale in realtà) di 450.75 euro col tempo riesce ad aiumentare il deposito fino a sorpassare quella cifra “minima”, cioò che la oltrepassa sarà soggetta a pignoramento oppure no..?
    Grazie

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