Liquidazione Iva Mensile, Trimestrale e Annuale: Guida ai Versamenti

Il regime fiscale nazionale prevede che i soggetti passivi di iva, periodicamente e in base al loro volume d’affari, debbano valutare la propria posizione nei confronti dell’erario ed effettuare di conseguenza dei versamenti all’amministrazione finanziaria.

Per capire il funzionamento dell’operazione di liquidazione IVA e saperne di più continuate a leggere l’articolo.

Cosa si intende per liquidazione periodica dell’iva?

E’ importantissimo capire prima di tutto cosa si intende per liquidazione dell’iva. I soggetti tenuti ad effettuare quest’operazione sono le aziende e i professionisti, ovvero i soggetti passivi dell’iva.

Questi, durante lo svolgimento della propria attività emettono e ricevono un certo numero di fatture e al loro interno sarà presente l’iva.

Qui occorre ricordare però che l’iva non sempre grava sulle aziende e i professionisti ma dipende dalla posizione assunta da questi soggetti al momento della transazione, tenendo sempre a mente che l’iva grava sul consumatore finale. Perciò è importante sapere che differenza c’è tra:

  • Iva a credito;
  • Iva a debito.

Si parla di iva a credito quando, al momento della transazione, è l’azienda o il professionista che si trova ad acquistare un bene o un servizio.

Questi, si ritroveranno a pagare la fattura emessa dal venditore contente sia il costo del bene che l’iva. Quindi l’azienda o il professionista si ritrova ad aver già pagato l’iva ed è per questo che si parla di iva a credito.

Nel caso di iva a debito invece, è l’azienda o il professionista a vendere un bene o un servizio e quindi ad emetterà la fattura che conterrà sia il costo del bene che l’iva.

Tale fattura, compresa di iva quindi,  sarà pagata dal cliente e incassata dall’azienda o dal professionista che successivamente dovranno provvedere a versarla allo Stato ed ecco perché nelle vendite si parla di iva a debito.

Faccio un’esempio pratico per capire meglio. Supponiamo che un commerciante abbia acquistato dei mobili per un valore di 6.000 euro.

Di conseguenza, la relativa fattura sarà composta da il costo dei mobili pari a 6.000 euro più il 22% di iva che corrisponde a 1.320 euro. Questo è l’importo dell’iva a credito in quanto già pagato.

Successivamente, il commerciante vende ai suoi clienti un quantitativo di mobili pari a 3.000 euro. Emetterà una fattura che conterrà il costo dei beni più l’iva al 22% che è pari a 660 euro.

Questo è l’importo dell’iva a debito perché è stato solo incassato ma non ancora versato allo Stato.

Dopo aver capito bene la differenza tra iva a credito e a debito, dobbiamo capire che il versamento che viene fatto allo Stato non si riferisce all’ammontare della sola iva a debito ma alla differenza tra l’iva a debito e l’iva a credito.

Inoltre, nel caso in cui l’iva a credito sia maggiore di quella a debito non bisognerà pagare nulla allo Stato. Al contrario l’importo potrà essere utilizzato nelle liquidazioni successive per compensare altri debiti fiscali.

Volendo riprendere l’esempio poc’anzi riportato, la formula da applicare sarebbe la seguente: 660 (iva a debito) – 1.320 (iva a credito) = -660 euro. In questo caso l’iva a credito è maggiore e quindi la parte restante pari a 660 euro verrà utilizzata per debiti fiscali futuri.

La detrazione dell’iva a credito

Bisogna prestare attenzione al fatto che quando si parla di iva a credito ci si riferisce solo a quella considerata detraibile. Infatti, il contribuente può portare in detrazione l’iva relativa agli acquisti che ha effettuato sempre a condizione che:

  • venga rispettato il principio di inerenza e quindi i beni e i servizi acquistati sia appropriati e importanti per l’esercizio dell’attività;
  • l’iva deve essere ben esposta sulla fattura che deve essere registrata nel registro iva acquisiti;
  • l’acquisto non deve rientrare nei casi di indetraibilità.

Liquidazione iva mensile e trimestrale

La liquidazione dell’iva, in base al volume d’affari che l’esercizio dell’attività genera, può essere fatta mensilmente oppure trimestralmente. Ci sono dei casi in cui è possibile optare per la liquidazione dell’iva trimestrale e non mensile. La legge prevede infatti che ciò è possibile se il volume d’affari generato da imprese e professionisti non sia superiore a:

  • 400.000 euro per prestazioni e servizi;
  • 700.000 euro per altri tipi di attività.

Al contrario invece, se il contribuente avesse optato, nell’anno di imposta precedente ad una liquidazione trimestrale ma si trova a superare uno di questi limiti, la liquidazione diventerebbe mensile e non più trimestrale.

Infine esiste anche una categoria di contribuenti che prende il nome di trimestrali speciali che possono optare sempre per le liquidazioni trimestrali a prescindere dal loro volume d’affari ed è il caso dei distributori di carburante, imprese di somministrazione di acqua, gas, luce ecc, autotrasportatori e così via.

A prescindere dai presupposti che si vengono a presentare, è sempre il contribuente che ha la facoltà di decidere che tipo di liquidazione adottare. Inoltre, è utile ricordare che la liquidazione iva trimestrale comporta, in fase di versamento, un aggravio di interessi pari all’1%.

Quando e come avviene il versamento dell’Iva?

Per quel che riguarda invece il periodo del versamento, questo, per la liquidazione mensile, deve essere fatto entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento.

Mentre il versamento trimestrale deve essere fatto entro il giorno 16 del secondo mese successivo a ciascuno dei tre trimestri solari con eccezione del quarto e ultimo trimestre che viene effettuato direttamente nella dichiarazione iva annuale e quindi i trimestri saranno:

  • primo trimestre: il versamento dell’iva del trimestre gennaio, febbraio, marzo deve essere fatto entro il 16 maggio;
  • secondo trimestre: il versamento del trimestre aprile, maggio, giugno deve essere fatto entro il 16 agosto;
  • terzo trimestre: il versamento del trimestre luglio, agosto, settembre deve essere fatto entro 16 novembre;
  • quarto trimestre: il versamento del trimestre ottobre, novembre, dicembre rientrerà direttamente nella dichiarazione iva annuale entro il 16 marzo.

Se il termine del versamento dovesse coincidere con un giorno di festa o di sabato, questo deve essere posticipato al primo giorno lavorativo utile. Inoltre, il versamento dell’iva, sia nel caso di liquidazione mensile che di liquidazione trimestrale non è dovuta se non è superiore a 25,82 euro.

Tale debito infatti verrà calcolato nelle liquidazioni successive. Lo stesso discorso vale anche per le liquidazioni annuali che non superano i 10,33 euro.

I versamenti vengono fatti attraverso l’utilizzo del modello F24 e con l’utilizzo dei relativi codici tributo che andranno dal 6001 al 6012 per i versamenti mensili e dal 6031 al 6034 per i versamenti trimestrali.

Per l’acconto iva, di cui parlerò a breve, invece viene utilizzato il codice tributo 6035 per i contribuenti trimestrali e il codice 6013 per i contribuenti mensili.

L’acconto iva

Alla fine dell’anno, entro il 27 di dicembre, data la chiusura dell’anno fiscale, lo Stato chiede un acconto  dei versamenti iva per l’ultimo mese o trimestre dell’anno in corso. Per fare ciò vengono utilizzati tre metodi:

  • storico;
  • previsionale;
  • analitico che prevede un’anticipazione al 20 dicembre.

Il primo metodo è quello maggiormente utilizzato e prevede che il versamento da effettuare sia pari all’88% dell’iva al lordo, versata il mese o il trimestre dell’anno precedente. Quindi si terrà conto:

  • per i contribuenti mensili, la liquidazione mensile di dicembre dell’anno precedente;
  • per i contribuenti trimestrali, la dichiarazione annuale dell’anno precedente;
  • per i contribuenti trimestrali speciali, la liquidazione periodica del quarto trimestre dell’anno precedente.

L’utilizzo del metodo previsionale invece prevede che venga fatta una stima delle operazioni che verranno effettuate fino al 31 dicembre dell’anno in corso. Anche in questo caso l’acconto corrisponderà all’88% della stima che si ipotizza:

  • per il mese di dicembre per i contribuenti mensili;
  • in sede di dichiarazione iva annuale per i contribuenti trimestrali;
  • per il quarto trimestre, per i contribuenti trimestrali speciali.

Infine, l’ultimo metodo utilizzato è quello analitico che si basa sulle operazioni che vengono effettuate entro il 20 dicembre dell’anno in corso e l’acconto però questa volta sarà del 100% dell’importo che comprende l’iva relativa alle seguenti operazioni:

  • se si tratta di contribuenti mensili si prendono in considerazione le operazioni inserite nel registro fatture emesse dal primo di dicembre al 20 di dicembre. Invece, per i contribuenti trimestrali, quelle operazioni inserite nel registro delle fatture dal primo di ottobre al 20 di dicembre;
  • tutte le operazioni che sono state effettuate ma ancora non registrate che vanno, per i contribuenti mensili e trimestrali dal primo di novembre fino al 20 dicembre;
  • tutte le operazioni presenti nel registro delle fatture relative agli acquisti che vanno per i contribuenti mensili dal primo di dicembre al 20 dello stesso mese e per i contribuenti trimestrali dal primo di ottobre al 20 di dicembre.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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