IRI – Imposta sul Reddito Imprenditoriale al 24%, Guida 2018

L’IRI (imposta sul reddito imprenditoriale) è il prelievo che unifica la tassazione tra società di capitali e società di persone, dando fine a quella che era una particolarità tutta italiana e che così sparisce anche dal nostro ordinamento, uno dei pochi d’Europa rimasto con due tipi di regimi per le società di persone e le società di capitali, almeno sotto il profilo fiscale.

Si tratta di un prelievo che riguarda dunque le ditte individuali e le società di persone (società nome collettivo, accomandita semplice), anche se non per tutto il reddito (almeno secondo quanto indicato dalla legge delega) ma soltanto per la parte che verrà lasciata in azienda o comunque re-investita.

La norma arriva a dare una grossa mano a quei professionisti e a quelle società che non vogliono in alcun modo andare a pagare le ben più salate aliquote IRPEF pur producendo reddito d’impresa che non finisce nelle tasche dei soci.

Le società di persone vengono dunque riportate a livelli di competitività fiscale con quelle che sono le società di capitali e che, almeno nel quadro complessivo, godevano di un trattamento di favore rispetto alle società di persone.

Come funziona l’IRI? Quanto si deve pagare? Quali sono le differenze rispetto alla situazione attuale? Ci sarà da pagare di più o di meno?

Ora lo vediamo insieme, ma considera che con la Legge di Stabilità ha procrastina al 2018 il nuovo meccanismo di tassazione, e quindi gli effetti dell’IRI 2018 si sentiranno a partire solo dalla dichiarazione dei redditi 2019.

Come funziona il sistema attuale

Se stai pensando di metterti in proprio, per meglio approfondire ti consiglio di leggere la mia guida dedicata proprio a chi vuole Aprire Partita Iva: troverai la spiegazione analitica dei regimi con la normativa pre -Iri.

Il sistema attuale prevede la tassazione dei redditi societari per le società di capitali tramite IRES con aliquota del 24% (fino al 2016 era invece al 27,5%).

Per le società invece di persone, le ditte individuali e i liberi professionisti si deve fare riferimento a quelli che sono gli scaglioni Irpef e che sono dunque gli stessi che riguardano anche i lavoratori dipendenti.

Nello specifico:

  • per chi dichiara tra 0 e 15.000 euro l’anno si paga il 23%;
  • per chi invece dichiara tra 15.000 e i 28.000 euro annui si paga il 27% per la parte che supera i 15.000 euro;
  • per chi appartiene invece allo scaglione tra i 28.001 e 55.000 euro annui, l’aliquota oltre i 28.000 euro è del 38%;
  • per lo scaglione tra i 55.001 e i 75.000 euro invece, si pagherà il 41% per la per la parte eccedente i 55.000 euro;
  • per chi invece supera i 75.000 euro si pagherà il 43% sulla parte residuale.

Questo è il sistema IRPEF attualmente in vigore, che interessa i redditi percepiti dalle persone fisiche.

IRI 2018: cos’è?

Cosa cambia con l’IRI 2018? Il cambiamento porta a:

  • il reddito d’impresa soggetto prima soggetto all’ IRES è ora assoggettato a IRI;
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo soggetto all’IRPEF è anch’esso soggetto  a IRI;
  • il reddito personale dell’imprenditore o del lavoratore autonomo è soggetto a IRPEF.

Dunque, con IRI ci riferiamo a un’imposta sul Reddito Imprenditoriale che va a colpire il reddito delle ditte individuali (con un risparmio importante, dato che si pagherà circa il 3,5% in meno) sia il reddito di società di persone che non verrà distribuito sotto forma di utili, ovvero quello che rimane in azienda.

In questo caso il risparmio per le società di persone esiste soltanto per gli scaglioni IRPEF più alti, perché per i soggetti che si trovano a dichiarare tra 0 e i 15.000 euro l’IRI costerà 1 punto percentuale in più rispetto alla vecchia IRPEF.

Quanto si paga?

Si paga un’aliquota fissa, pari al 24% che non prevede scaglioni di alcun tipo, trattandosi di fatto di un’imposizione sui redditi di impresa e non personali, di scaglione o di differenziazione tra le aziende che guadagnano molto e quelle che guadagnano molto poco.

Non si tratta però in alcun modo di un’anomalia, dato che comunque la progressività della tassazione, così come voluta dalla nostra Costituzione, verrà garantita quando si andranno a pagare le tasse sui redditi personali, per i quali permarrà l’IRPEF con i suoi scaglioni (che dovrebbero essere rivisti leggermente al rialzo entro il 2018).

In quale caso si continua a pagare l’IRPEF?

La norma, come è un po’ tradizione consolidata del nostro fisco, appare piuttosto confusa e si spera che una volta approvata all’interno del pacchetto di norme che costituiscono la Legge di Stabilità 2017, alcuni dei punti che al momento sono oscuri verranno chiarificati. Vediamo cosa è accaduto in seguito alla legge di stabilità 2017.

La Legge di bilancio 2017 ha introdotto l’art.55-bis TUI: esso disciplina il regime dell’IRI, applicabile dagli imprenditori individuali e dalle Snc e Sas in regime di contabilità ordinaria.

Teniamo conto del fatto che adottare tale regime prevede le seguenti condizioni:

  • adottare questo regime è facoltativo e l’adozione va esercitata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione (ossia, per il 2017 nel modello Unico 2018);
  • l’adozione di questo regime è valida per 5 anni ed è rinnovabile.

Teniamo conto che chi decide di usufruire di questo regime deve tenete a mente che il reddito prodotto dall’impresa non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF dell’imprenditore, bensì è assoggettato a tassazione separata con l’aliquota del 24%.

Infatti, in questo caso specifico, non viene applicato l’articolo 5 del TUIR, il quale prevede la tassazione per trasparenza del reddito prodotto dalle società di persone.

In altre parole, nel momento in cui l’imprenditore o i propri soci prelevano somme già assoggettate ad IRI dai conti bancari dell’impresa, queste cifre sono da considerarsi ancora con la natura  di reddito di impresa e quindi concorrono a formare integralmente il reddito dell’imprenditore e dei suoi soci o collaboratori.

Tuttaviasomme prelevate non seguono le regole del reddito di capitale tassabili al 49,72%, ma vengono tassate per intero.

Una novità considerevole è da imputarsi al settore legato alle perdite: grazie al nuovo art.55-bis c. 2 TUIR, le perdite maturate durante l’applicazione del regime sono computate in diminuzione del reddito dei periodi successivi:

  • per l’intero importo che trova capienza in essi;
  • senza la limitazione temporale del quinquennio (articolo 8 c. 3 TUIR).

Con riferimento all’ACE, la legge di Bilancio 2017 ha anche disposto che  le società che scelgono l’IRI vedono applicarsi la disciplina prevista per i soggetti IRES.

A partire dall’anno 2016, quindi, questi soggetti vedranno calcolarsi il beneficio sulla base della misurazione degli incrementi e dei decrementi del capitale proprio, così per i soggetti IRES.

A chi conviene il nuovo regime IRI?

Il vantaggio pratico per chi ha una società di persone è che si possono finalmente separare i redditi di impresa da quelli personali anche nel caso di società di persone, cosa che fino ad oggi non era possibile e che causava problemi soprattutto a quei soggetti che fatturavano molto e spendevano, contestualmente, molto per la propria impresa.

Facciamo l’esempio di un libero professionista che fattura molto (56.000 euro l’anno nel nostro esempio) e che però si trova a spendere molto per l’esercizio della propria attività.

In questo specifico caso si troverebbe a pagare delle tasse molto elevate (si trova dopotutto nello scaglione dei redditi superiori ai 56.000) nonostante buona parte del reddito vada poi ad essere speso per necessità dell’attività lavorativa. Certo, parte delle spese si possono scaricare (e lo si potrà fare anche dopo), ma lo svantaggio competitivo con le imprese che invece possono tenere separati i due redditi è importante.

Con la nuova norma le diverse situazioni, quella delle società di capitali e quella della società di persone, sono di fatto uniformate.

La convenienza per le società di capitali

Inoltre l’IRI sarà anche conveniente per le società di capitali, dato che lo scarto tra l’aliquota vecchia dell’IRES (27,5%) e la nuova dell’IRI (24%) c’è uno scarto del 3,5%, qualcosa di sostanziale soprattutto per le medie e grandi imprese, che possono inoltre avvicinarsi ad un livello di tassazione d’impresa che è molto vicino a quello delle controparti europee.

Chi ci rimette?

Ci rimetterà chi ha una partita IVA e fattura meno di 15.000 euro l’anno, anche se il punto percentuale di differenza può essere in parte annullato semplicemente trasferendo gli emolumenti aziendali in toto ai soci.

Ci sarà comunque da pagare quello’1% sui redditi che verranno spesi all’interno dell’azienda.

Si tratta di un’aumento che colpirà, dati in mano, il grosso delle partite IVA dei liberi professionisti ma al tempo stesso pochissime società.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

Affari-Miei

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