Accertamento Induttivo: requisiti, tipologie e normativa

L’accertamento induttivo presuppone l’attendibilità complessiva della contabilità e consiste nella rettifica di singoli componenti reddituali operata dall’amministrazione finanziaria.

L’ufficio può procedere all’accertamento induttivo extracontabile soltanto in quattro casi ben definiti che elenchiamo di seguito:

  • Quando il reddito di impresa non è stato indicato nella dichiarazione
  • Quando dal verbale di ispezione emerge che il contribuente non ha tenuto oppure ha sottratto all’ispezione una o più scritture contabili prescritte ai fini fiscali
  • Quando le false dichiarazioni o le omissioni accertate dall’ispezione sono gravi, numerose e ripetute tanto da rendere inattendibili le scritture stesse per mancanza di garanzie proprie di una contabilità sistematica
  • Quando il contribuente non ha dato seguito all’invito a trasmettere o esibire atti e documenti o non ha risposto al questionario sottopostogli.

Che cos’è nello specifico l’accertamento induttivo

L’accertamento induttivo, definito anche extracontabile, è un metodo di accertamento differente rispetto a quello analitico e da quello con adesione: esso, infatti, può essere adottato soltanto in presenza di determinate circostanze o fattispecie, le quali sono espressamente indicate all’articolo 39 del Decreto del Presidente della Repubblica 600/1973.

Accertamento InduttivoIn altre parole, il reddito di impresa della persone fisiche e delle società commerciali, e il reddito di lavoro autonomo degli artisti e dei professionisti, in deroga al criterio dell’accertamento analitico, può essere determinato in via induttiva (o extracontabilmente).

Presunzioni su cui fondare l’accertamento

L’accertamento induttivo deve essere supportato da presunzioni gravi, precise e concordanti quando siamo nella fattispecie di cui all’articolo 39 sopra richiamato, comma 1 lettera D: la normativa prevede che, qualora l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli elementi indicanti nella dichiarazione o nei suoi allegati risulti dalle ispezioni o verifiche compiute nei confronti del contribuente, e da dati e notizie raccolte dell’ufficio mediante l’esercizio dei suoi poteri ai sensi dell’articolo 32 del DPR n. 600/1973, allora è prevista la possibilità per l’amministrazione di desumere l’esistenza di attività non dichiarate o l’inesistenza di passività dichiarate sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti.

Tipologie di accertamento induttivo

L’accertamento induttivo è regolato dal comma 2 dell’articolo 39 del DPR n. 600/1973, normativa che prevede che, in presenza di contabilità inattendibile, l’ufficio può prescindere in tutto ed in parte dalle risultanze contabili e determinare il reddito mediante presunzioni anche non dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

Dunque in cosa si differenzia l’accertamento induttivo? Esso si distingue in accertamento induttivo vero e proprio (articolo 39, comma 2 del Dpr n. 600/73) e in accertamento analitico induttivo (articolo 39, comma 1 lettera D).

Nel primo caso l’ufficio, in presenza di contabilità inattendibile, può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze delle scritture contabili e accertare induttivamente il maggior reddito utilizzando presunzioni anche non dotate dei requisiti di precisione gravita e concordanza di cui all’articolo 2729 del codice civile.

Nel secondo caso, invece, l’ufficio può fondare l’accertamento solo in presenza di presunzioni gravi precise e concordanti.

Quindi l’ufficio può procedere all’accertamento induttivo nel caso in cui il contribuente abbia tenuto una contabilità formalmente e sostanzialmente regolare. L’attività di accertamento dell’ufficio si può fondare anche su presunzioni peraltro dotate dei requisiti di precisione, gravità e concordanza, e non su semplici illazioni, o comunque elementi indiziari sprovvisti dei requisiti elencati.

Accertamento analitico induttivo: dati su cui fondarlo

Su quali dati l’ufficio fonda l’accertamento analitico induttivo? Questo tipo di accertamento di basa su dati medi di settore, come percentuali di ricarico medio, prezzi medi di settore ecc, dati che si qualificano come elementi indiziari che non sono in grado di supportare da soli un accertamento induttivo, in quanto lo scostamento dalle medie di settore non può qualificarsi automaticamente come presunzione quale presunzione dotata dei requisiti di gravità, precisione e concordanza di cui all’art. 2729 del codice civile.

Per questo lo scostamento dalle medie di settore potrà produrre effetti se supportato da altri elementi critici, in grado di contribuire alla costruzione di una accusa motivata.

Queste affermazioni sono state consolidate dalla sentenza n. 252000 della Corte di Cassazione del 15/10/2008.

Tale sentenza ha stabilito che le percentuali di ricarico elaborate dall’Amministrazione non costituiscono un fatto noto da cui si possa dedurre il “fatto ignoto” costituito dal reddito dell’impresa, con prova contraria a carico del contribuente.

Le percentuali a ricarico devono essere ancorate a specifiche circostanze che possono far presumere l’omessa dichiarazione di corrispettivi. Dunque, in presenza di una contabilità attendibile, la possibilità per l’ufficio di emettere un avviso di accertamento induttivo è sottoposta a condizioni molto precise e rigorose.

Tali affermazioni sono state rimarcate dalla Corte Suprema con le sentenze n. 12956 e 13915 del 2009.

La sentenza in esame la Corte di Cassazione ha nuovamente ribadito che nell’accertamento dei ricavi non contabilizzati basato sulle percentuali di ricarico è illegittimo l’utilizzo del criterio della media aritmetica semplice, basato sul semplice confronto tra i prezzi di vendita ed i prezzi dei listini delle case fornitrici: ciò perché tale calcolo viene effettuato senza considerare la disomogeneità degli articoli venduti, la quale richiede un’analisi quantitativa secondo il criterio della media ponderata, in relazione al volume delle vendite relative all’uno o all’altro tipo prodotto e ai dati relativi al mercato nel quale il contribuente si trova ad operare.

In altre parole, non è legittima la presunzione di ricavi maggiori di quelli denunciati fondata sul raffronto tra prezzi di acquisto e di rivendita operato su alcuni articoli, invece che su un inventario generale delle merci da porre a base dell’accertamento.

Non è considerato legittimo nemmeno ricorso al criterio della media aritmetica semplice quando fra i vari tipi di merce esiste una notevole varietà di valore ed i tipi di oggetti più venduti presentano una percentuale di ricarico inferiore a quella risultante dal ricarico medio: il metodo di calcolo è anche in questo caso quello della media ponderata.

Infatti la Corte di Cassazione ha voluto ribadire con tale sentenza che nel caso in cui l’accertamento sia riferito ad un’impresa che vende diverse categorie di beni e la cui attività è caratterizzata da andamenti variabili dei prezzi nel corso del tempo l’utilizzo della media aritmetica semplice nel calcolo della percentuale di ricarico è inidoneo a costituire una presunzione dotata dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, essendo necessario basarsi sul criterio della media ponderata, la quale va stabilita tenendo conto della differente quantità degli articoli oggetto di vendita, a cui si applicano diverse percentuali di ricarico.

In conclusione, possiamo affermare che è necessario procedere ad inserire i beni oggetto di vendita in diverse categorie conformi, perché aventi la stessa percentuale di ricarico, oppure determinando un’unica percentuale di ricarico, calcolata però tenendo conto del diverso peso dei singoli beni, cui si applicano le diverse percentuali di ricarico.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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