Indennità di Trasferta: Diaria Giornaliera e Tassazione Irpef

Capita, sempre più spesso, che ci sia il bisogno di inviare i propri lavoratori in trasferta al di fuori del territorio comunale dove l’azienda ha la sede o è definito il luogo di lavoro. Queste trasferte generano non solo dei rimborsi spese nei confronti del dipendente che effettua la trasferta ma anche delle vere e proprie indennità, di trasferta, appunto.

L’obiettivo del seguente articolo è quello di spiegare non solo i metodi di rimborso con le relative condizioni e limiti ma anche i casi in cui vi è deducibilità da parte delle aziende ai fini Ires e non imponibilità da parte dei lavoratori ai fini Irpef.

Cosa si intende per diaria giornaliera?

La diaria giornaliera altro non è che l’indennità di trasferta. Questa può riguardare compensi o rimborsi spese e di norma il tutto viene regolamento dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

E’ importante fare una distinzione tra i rimborsi e i compensi in quanto i primi sono erogati dal datore di lavoro ai dipendenti con lo scopo di restituire quanto questi hanno anticipato in nome e per conto dell’azienda.

L’indennità può anche assumere la valenza di compenso integrativo in particolar modo nel caso di trasferte all’estero in quanto possono risultare particolarmente onerose per il dipendente.

Concretamente, l’indennità di trasferta viene riconosciuta dall’azienda al lavoratore o al collaboratore che, per effettuare la propria prestazione di lavoro, viene inviato temporaneamente in un luogo diverso dalla propria sede di lavoro e viene riconosciuta per le maggiori spese sostenute dal lavoratore stesso.

Il legislatore ha previsto per queste spese, pur facendo parte dei redditi da lavoro dipendente, un particolare regime di esenzione e in più la possibilità di poter ottenere delle indennità.

Indennità e rimborsi spese per trasferte fuori il territorio comunale: tipologie e caratteristiche

Quando una trasferta viene fatta al di fuori del territorio comunale dove il lavoratore dipendente svolge la propria attività lavorativa, questa può essere rimborsata attraverso tre tipologie diverse di rimborso.

Rimborso analitico

Il rimborso analitico o a piè di lista è il primo metodo. In questo caso, i costi opportunamente documentati e sostenuti dall’azienda possono essere dedotti al 100% del loro ammontare. Inoltre non saranno neanche inseriti nella busta paga del dipendente evitando quindi la tassazione ai fini Irpef.

L’importante è che vengano rispettate alcune condizioni. Prima di tutto non possono essere superati certi limiti, in caso contrario la parte eccedente sarà indeducibile. Tali limiti sono:

  • 180,76 euro per le trasferte nel territorio nazionale tranne quello comunale;
  • 258,23 euro per le trasferte all’estero.

Per le spese che invece esulano da vitto e alloggio, come ad esempio le spese per la lavanderia, le mance al ristorante o le telefonate in albergo,  il limite si abbassa a 15,49 o 25,82 euro, sempre se documentate.

Il discorso è diverso invece per gli amministratori o soci delle società di persone in quanto, per i primi è possibile una deduzione dal reddito del 75% del costo sostenuto e opportunamente documentato per trasferte nel luogo al di fuori del comune dova ha la sede il lavoro mentre ai soci vengono applicate le stesse regole valide per i lavoratori dipendenti.

Altra condizione importante da rispettare è che queste spese, devono riguardare solo ed esclusivamente trasferte o missioni da parte dei dipendenti indipendentemente dal soggetto a cui siano intestate.

Infine, ma non per questo meno importante, tutte le spese devono essere documentate attraverso:

  • le fatture;
  • la nota spese che riepiloga tutte le spese sostenute, accompagnata da ricevute, scontrini fiscali e biglietti di trasporto;
  • le ricevute fiscali con i dati identificativi del cliente;
  • gli scontrini fiscali, a condizione che contengano però la specificazione degli elementi attinenti la natura, la qualità e la quantità dell’operazione e l’indicazione del numero di codice fiscale dell’acquirente;
  • la documentazione relativa al costo per la carta di credito professionale.

Se tutte queste condizioni vengono rispettate, l’azienda, a seguito di un controllo dettagliato ed analitico di tutte le spese sostenute, provvederà al rimborso con la possibilità di portare i costi in deduzione ai fini Ires e la non imponibilità in capo al lavoratori ai fini Irpef in busta paga.

Rimborso forfettario

Questo tipo di rimborso non prevede che le spese debbano essere documentate essendo erogate nella busta paga del dipendente a prescindere dalla presenza o dal sostenimento di spese.

Ovviamente anche in questo caso, ai fini della non imponibilità e della deduzione pari al 100%, è necessario rispettare i limiti che sono di:

  • 46,48 euro al giorno per le trasferte in Italia;
  • 77,47 euro al giorno per le trasferte all’estero.

Rimborso misto

Infine vi è l’ultima tipologia: il rimborso misto. In questo caso al dipendente o collaboratore può  essere riconosciuto in modo alternato un rimborso spese a piè di lista per il vitto e l’alloggio, oltre ad una indennità di trasferta ridotta. La legge stabilisce che:

  • in caso di rimborso delle spese di alloggio, ovvero di quelle di vitto o di alloggio o di vitto fornito gratuitamente, il limite è ridotto di un terzo. Questo comporta un’esenzione fino a 30,98 euro al giorno per trasferte nel territorio nazionale e 51,64 euro per trasferte all’estero;
  • il limite è ridotto di due terzi in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto. Quindi un’esenzione fino a 15,49 euro giornalieri per trasferte in Italia e 25,82 euro per trasferte all’estero.

Mentre le spese di viaggio e di trasporto saranno rimborsate a parte.

Indennità e rimborsi spese per trasferte nel territorio comunale

Per le trasferte all’interno del comune dove ha sede il luogo di lavoro i rimborsi non sono validi in quanto prevale un regime generale di imponibilità delle spese in capo al dipendente.

Inoltre al lavoratore converrà utilizzare i buoni pasto, se ne è in possesso, e non farsi rimborsare le eventuali spese dal datore di lavoro perché altrimenti queste saranno poi tassate in busta paga.

Il legislatore fiscale ha previsto l’imposizione totale in capo al dipendente anche nel caso di utilizzo di auto e o mezzi privati. Misura che per quanto possa sembrare ingiusta è necessaria per evitare di dover elargire indennità praticamente a tutti i dipendenti.

Il lavoratore trasfertista

C’è una categoria di lavoratori che vengono definiti trasfertisti in quanto questi sono tenuti proprio per contratto a svolgere la propria attività lavorativa in luoghi sempre diversi.

Capiamo bene quindi che non vi è più il carattere della temporaneità in quanto la trasferta non è più un momentaneo cambiamento della sede di lavoro ma è una caratteristica propria del lavoro. Per individuare questa categoria di lavoratori devono sussistere contestualmente i seguenti elementi:

  • lo svolgimento di una attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;
  • la mancata indicazione della sede di lavoro nel contratto di lavoro o nella lettera di assunzione volendo intendere per tale luogo quello di assunzione e non di svolgimento dell’attività lavorativa in quanto il luogo di assunzione può non coincidere con quello di svolgimento del lavoro;
  • la corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di una indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa vale a dire non strettamente legata alla trasferta, poiché attribuita senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove si è svolta la trasferta.

Il fisco per loro ovviamente ha previsto una disciplina diversa per il concorso alla formazione del reddito delle indennità e le maggiorazioni ricevute dal datore di lavoro per lo svolgimento di tale particolare attività in diversi luoghi di lavoro.

Il TUIR, testo unico delle imposte sul reddito, all’articolo 51 stabilisce che concorrono alla formazione del reddito nella misura del 50% del loro ammontare:

  • le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all’espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità;
  • le indennità di trasferta spettanti agli ufficiali giudiziali;
  • le indennità di navigazione e di volo previste dalla legge o dal contratto collettivo.

Le indennità di trasferta in alcuni contratti collettivi

In base al tipo di Ccnl ovvero contratto collettivo nazionale del lavoro, possono aversi quantitativi di rimborsi differenti, infatti:

  • commercio – confesercenti: l’indennità di trasferta non è inferiore al doppio della quota giornaliera della retribuzione di fatto. Qualora non vi sia pernottamento fuori sede, la diaria verrà ridotta di un terzo. Per le missioni di durata superiore al mese verrà corrisposta una diaria ridotta del 10%;
  • metalmeccanica- artigianato: ai lavoratori che devono  prestare la propria opera fuori dalla sede, dallo stabilimento, dal laboratorio o cantiere per il quale sono stati assunti o nel quale fossero stati effettivamente trasferiti è previsto a partire dal 1° gennaio 2000 un rimborso di € 30,98 comprensivo di due pasti ed il pernottamento;
  • metalmeccanica-industria: ai lavoratori che devono  prestare la propria opera fuori dalla sede, dallo stabilimento, dal laboratorio o cantiere per il quale sono stati assunti o nel quale fossero stati effettivamente trasferiti dal 1° gennaio 2009 sono previste 40 euro per l’intera trasferta, 11,30 euro per il pasto serale o meridiano e 17,40 euro per il pernottamento;
  • edili industria: l’operaio in servizio, comandato a prestare la propria opera in un cantiere diverso da quello per il quale è stato assunto ha diritto a percepire una diaria del 10% da calcolarsi sugli elementi della retribuzione.
  • chimici farmaceutici industria: I dipendenti hanno diritto ad un’indennità di trasferta pari al 50% della retribuzione giornaliera a condizione che la trasferta duri oltre le 12 e sino alle 24 ore. Tale indennità viene ridotta al 20% quando l’invio in trasferta del lavoratore sia particolarmente frequente;
  • trasporto e spedizione merci – Confetra: Prevede per le trasferte nazionali 20,60 euro se queste durano dalle 6 alle 12 ore, 31,82 euro se durano dalle 12 alle 18 ore e 39,96 euro se durano dalle 18 alle 24 ore;
  • studi professionali: la diaria in questo casi è di 15 euro giornaliere per missioni eccedenti le 8 ore e fino alle 24 ore e di 30 euro giornaliere per missioni eccedenti le 24 ore. Per missioni di durata superiore al mese verrà corrisposta una diaria ridotta del 10%.
mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

Affari-Miei

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

LASCIA UN COMMENTO