Contratto di Rete di Imprese: Normativa e Incentivi

Le parti del contratto di rete tra imprese

Come ogni analisi di tipologie contrattuale che si rispetti, è assolutamente necessario cominciare dalle parti.

È già intuibile dal nome che oggetto della rete di imprese possono essere, appunto, imprese. La legge richiama la figura di imprenditore e la lettera della legge pare essere chiara abbastanza dall’escludere i soggetti che non rivestano questa posizione secondo l’articolo 2082.

Le parti devono essere almeno due, anche se l’impianto normativo sembrerebbe implicare come situazione ideale la compresenza di un numero più alto di imprenditori.

Possono parteciparvi le imprese individuali, artigiane, ma anche quelle strutturate come società di capitali (SRL e SPA su tutte). È necessaria la registrazione presso il registro delle imprese.

I soggetti che non sono imprenditori, e dunque i liberi professionisti, le università, le associazioni di ricerca, sono escluse dalla possibilità di sottoscrivere un contratto di rete tra imprese.

La causa giuridica

La causa è quella di tentare l’accrescimento sia del potenziale innovativo, sia della competitività.

Per un giurista del secolo scorso un ingresso così prepotente di concetti tipici della disciplina economica nel campo giuridico avrebbe forse fatto una certa impressione, ma gli interventi legislativi degli ultimi anni, quantomeno in materia societaria e commerciale, sembrano tutti seguire quello che è un trend partito dai paesi di lingua e diritto anglosassone.

Rimangono, almeno sotto il profilo giuridico, delle resistenze da parte di chi, esperto di diritto, sottolinea come in questo caso la causa giuridica vada a confondersi con le finalità soggettive delle parti, dimenticandone un po’ la funzione economico-sociale.

In molti hanno però sottolineato come l’innovazione e la competitività debbano essere ritenute delle esternalità importanti per l’intero sistema economia, con ovvie ripercussioni positive su tutto l’impianto nazionale.

L’unica causa giuridica e dunque distintiva rimane comunque questa, di carattere sì economico, ma unico punto d’appiglio per il giurista per distinguere questa forma contrattuale dalle altre.

L’oggetto del contratto di rete imprese

La legge fa dei richiami importanti a quello che deve essere l’oggetto del contratto in questione.

Le norme che regolano la tipologia contrattuale indicano infatti un programma comune di rete, che impegna le aziende a collaborare in ambiti predeterminati, a scambiarsi informazioni e anche prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica, tecnologica, o anche ad esercitare in comune una o più attività che rientrano nell’oggetto della propria impresa.

La legge dunque individua la presenza necessaria di un programma di azione, che abbia come scopo quello di accrescere le potenzialità innovative delle imprese che si sono messe in rete.

La formulazione è abbastanza ampia e permette alle aziende di organizzarsi, in modo piuttosto libero.

Non da qui dunque che è possibile, per il giurista, individuare eventuali differenze tra la suddetta tipologia contrattuale e quelle analoghe, come il contratto d’opera, il comodato, la società, il consorzio, etc.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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