Separazione Giudiziale: Tempi, Costi, Ricorso e Procedura

Come funziona la separazione giudiziale? Di che cosa si tratta esattamente? Quali sono i costi collegati a questa procedura? Quali sono i tempi? Quale procedura bisogna seguire per la separazione giudiziale?

In Italia, la separazione, che sia consensuale o giudiziale, è uno step necessario per poter richiedere il divorzio. Se stai cercando informazioni a riguardo, questo è l’articolo che fa al caso tuo, perché oggi ti fornirò una guida dettagliata sull’argomento.

Che cos’è la separazione e quando può essere richiesta

Per rendere l’argomento più chiaro e comprensibile è necessario capire insieme che cosa si intende innanzitutto per separazione, per poi andare a parlare nel dettaglio della separazione giudiziale.

Per separazione si vuole intendere che i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio.

Infatti con la separazione cessa il dovere di fedeltà, di convivenza e di sostegno morale, ma resta comunque l’obbligo del sostegno materiale da parte del coniuge ritenuto, economicamente parlando, più forte rispetto al coniuge più debole. In questo senso, la separazione può essere considerata lo step necessario che precede il divorzio.

In base all’articolo 151 del codice civile, recentemente modificato e aggiornato, la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la convivenza.

Previsione assai diversa rispetto al vecchio testo del suddetto articolo, il quale prevedeva che la separazione giudiziale potesse essere ottenuta da un coniuge solo in presenza  di una colpa dell’altro coniuge, che doveva consistere in una delle cause citate in seguito:

  • adulterio;
  • minacce;
  • mancata fissazione della residenza o fissazione di una residenza con convivente;
  • sevizie;
  • ingiurie gravi;
  • condanna a pena per reati gravi;
  • volontario abbandono;
  • violenze.

Quindi, in parole povere, in passato non era ammessa una domanda di separazione fondata sul solo fatto di non voler più continuare la vita in comune cosa che invece, come  abbiamo detto, attualmente è possibile fare.

Che differenza c’è tra la separazione giudiziale e la separazione consensuale?

Ora andiamo a vedere nel  dettaglio le due forme di separazione previste dal nostro ordinamento giuridico, soffermandoci sulle rispettive differenze fondamentali.

Bisogna infatti fare una distinzione tra la separazione giudiziale e la separazione consensuale. Si ricorre alla prima quando non vi è un accordo tra i coniugi relativi ai seguenti aspetti da regolarizzare:

  • la regolazione dei rapporti riguardo i figli;
  • l’avvio della pratica di separazione al tribunale;
  • le questioni riguardante le situazioni economiche e patrimoniali;
  • l’assegnazione della casa coniugale.

Nella separazione consensuale, al contrario della precedente, i coniugi sono d’accordo sia nell’avviare la pratica di separazione al tribunale, sia su come regolare i loro rapporti circa l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale e le questioni di natura economiche e patrimoniali.

Di conseguenza il Tribunale si limiterà ad omologare tale accordo, nel senso che avrà il compito di assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole, attraverso l’emissione di un decreto.

Quali sono gli aspetti procedurali da seguire per la separazione giudiziale?

In merito agli aspetti procedurali, l’avvio della causa per la separazione giudiziale, si propone attraverso  un atto introduttivo di giudizio, meglio conosciuto come ricorso. Quest’ultimo può essere effettuato anche da uno solo dei due coniugi e deve contenere:

  • l’esposizione dei fatti sul quale si basa la domanda di separazione;
  • una dichiarazione che attesti l’esistenza di figli;
  • l’estratto dell’atto di matrimonio;
  • il certificato di famiglia e di residenza;
  • le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni.

Occorre sottolineare che l’organo competente è il Tribunale nel luogo dove i due coniugi hanno la loro residenza o, in mancanza, il luogo dove il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio.

Qualora quest’ultimo abbia la residenza all’estero o risulti irreperibile, la competenza è del Tribunale nel luogo di residenza o domicilio del ricorrente o, se anche questo si trovi all’estero, di qualsiasi Tribunale della Repubblica.

Una volta individuato l’organo di competenza, il ruolo dei coniugi, per portare avanti il ricorso relativo alla separazione giudiziale, è quello di comparire  personalmente, con l’assistenza del difensore, davanti al Presidente del Tribunale.

La mancata comparizione comporta conseguenze differenti a seconda che essa riguardi il coniuge ricorrente o quello convenuto:

  • nel caso del ricorrente, vale a dire del coniuge che ha promosso l’azione, la domanda non ha effetto dal momento che si presume che egli vi abbia rinunciato;
  • nel caso del convenuto, può essere fissata una nuova udienza per la comparizione, con rinnovo della notificazione del ricorso e del decreto.

Durante l’udienza di comparizione, se entrambe i coniugi si sono presentati, il Presidente ha come obiettivo quello di sentire entrambe le parti, prima separatamente, poi congiuntamente, e in seguito tenta la loro conciliazione.

Se la conciliazione non va a buon fine, il giudice valuta l’opportunità di adottare provvedimenti necessari ed urgenti per tutelare il coniuge debole e i figli inoltre, nomina il giudice istruttore fissando una nuova udienza di comparizione delle parti in modo che la questione possa essere ritrattata davanti a questo.

Arrivati a questo punto, il procedimento si svolge secondo le forme del rito ordinario e il provvedimento che verrà emesso a conclusione avrà la forma di una vera e propria sentenza.

Bisogna ricordare che attualmente il giudice, già a seguito della prima udienza può dichiarare in via immediata la separazione anche se la sentenza non risulterà definitiva.

In questo modo gli aspetti controversi potranno essere definiti in un secondo momento. Così facendo, il sistema di cui abbiamo parlato fin ad ora ci  porta ad accelerare la procedura per arrivare al divorzio, anche prima dell’emissione della sentenza definitiva.

Come ultima cosa, ma non per questo ultima per ordine di importanza, bisogna precisare che la separazione giudiziale può essere trasformata in separazione consensuale anche dopo che il giudizio è stato avviato. Lo stesso, tuttavia, non può dirsi nel caso inverso.

Quali sono in genere i tempi?

Per quanto riguarda la tempistica inerente alla separazione giudiziale, con  la nuova riforma sul divorzio breve,  che è stata introdotta in Italia dalla legge numero 55 maggio 2015, abbiamo assistito ad una netta riduzione dei tempi necessari alla separazione definitiva.

Infatti, prima che entrasse in vigore questa riforma, erano necessari almeno tre anni di separazione ininterrotta tra i coniugi, indipendentemente dal fatto che questa sia stata consensuale o giudiziale, per poter ottenere il divorzio.

Attualmente, invece, il tempo massimo di separazione è di un anno per quanto concerne quella giudiziale, quindi quando non vi è un accordo tra i coniugi, e di sei mesi per quella consensuale.

Un discorso più complesso va invece fatto per ciò che riguarda le spese della separazione giudiziale, di cui ci occuperemo nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

E i costi?

Prima di tutto bisogna tener conto del fatto che i costi della separazione dipendono perlopiù dalla parcella più o meno alta degli avvocati che seguono la causa di separazione e successivamente di divorzio.

Purtroppo, al contrario di quanto accade con la separazione consensuale, nella separazione giudiziale è necessario l’intervento di un legale in quanto sussiste un disaccordo vero e proprio tra i due coniugi sui capitoli fondamentali della separazione.

Proprio per questa ragione, il nostro ordinamento giuridico ha emanato un decreto per  semplificare la procedura di divorzio tra due persone, dando loro la possibilità di divorziare anche senza la presenza di un avvocato, a patto che ci sia un accordo privato tra i coniugi.

Oltre all’accordo privato tra i coniugi, sono necessari dei requisiti fondamentali ben precisi, ossia:

  • i coniugi non devono avere dei figli con età inferiore ai 18 anni;
  • i coniugi non devono avere figli portatori di handicap;
  • i coniugi non devono avere figli che non possano permettersi di mantenere dal punto di vista economico;
  • i coniugi non devono aver formulato, nell’accordo di divorzio, atti con cui si dispone il trasferimento di diritti patrimoniali.

Una volta accertato il possesso di questi requisiti e in presenza dell’accordo privato tra i coniugi, ci si può rivolgere al Sindaco del comune di residenza di uno dei due coniugi o di quello in cui è stato celebrato il matrimonio per presentare le dichiarazioni di intenti al Sindaco.

In secondo luogo, in base alle condizioni concordate, verrà compilato e sottoscritto un accordo di divorzio non ancora operativo.

Infatti, per la sua applicazione definitiva, bisognerà aspettare 30 giorni dalla ricezione, quando il Sindaco inviterà i coniugi a comparire davanti a lui per la conferma definitiva.

Quando è possibile non affidarsi all’avvocato?

Come già è stato detto poc’anzi, il nostro ordinamento da la possibilità, nel caso di una separazione consensuale, di non avvalersi di un legale  per seguire la pratica, riducendo così quelli che possono essere gli alti costi legati a questa circostanza.

Di conseguenza, quando la coppia ha trovato un accordo sulle questioni più importanti della vita coniugale e vuole divorziare in fretta, può farlo autonomamente o depositando un ricorso in Tribunale o presentando una dichiarazione di accordo di separazione in Comune.

In entrambi i casi è possibile agire senza la presenza di un avvocato. Tuttavia bisogna sempre tenere a mente che chi decide di intraprendere questa strada ha sempre un margine di rischio.

Effettivamente, nonostante l’esistenza di formulari pre-impostati per la corretta compilazione di ordinanze e quant’altro, c’è sempre il rischio di presentare documenti incompleti o errati senza considerare poi la scarsa praticità con le cancellerie e le aule dei tribunali di chi non è del mestiere.

Quindi, in tale senso, c’è sempre il pericolo di una prevaricazione della parte più forte ai danni di quella emotivamente più debole. Di conseguenza, la presenza del legale è invece una garanzia di equidistanza dal problema.

Per ovviare, almeno in parte al problema, c’è da tenere conto del fatto che molti avvocati offrono anche procedure standard con contratti prefabbricati che permettono di avere prezzi più contenuti, a patto che non ci siano questioni particolari da risolvere prima di procedere con il divorzio, soprattutto se di carattere patrimoniale o che riguardano l’affido dei figli.

Che cosa si intende per separazione giudiziale con addebito?

Quando parliamo della separazione giudiziale è importante mettere in evidenza il fatto che un coniuge ha la possibilità di far addebitare la separazione in capo all’altro coniuge, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto.

Nello specifico, uno dei due coniugi ha la facoltà di chiedere al giudice di accertare che la crisi è stata determinata dal comportamento contrario dell’altro coniuge, ai doveri nascenti dal matrimonio.

Infatti, nel caso in cui l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 del codice civile, come ad esempio:

  • assenza di assistenza morale e materiale;
  • mancanza di fedeltà reciproca;
  • mancanza di coabitazione;
  • assenza di collaborazione nell’interesse della famiglia e, soprattutto ove sussiste una specifica richiesta in tal senso, il giudice  potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito e gli effetti di quest’ultimo si ripercuoteranno esclusivamente sul piano patrimoniale.

La sussistenza di questa circostanza determinerà la perdita del diritto all‘assegno di mantenimento e dei diritti successori in capo al coniuge al quale viene addebitata la separazione ad esclusione però del diritto agli alimenti nel caso in cui quest’ultimo  si trovi in una situazione di bisogno.

Secondo quanto affermato da costante giurisprudenza, tuttavia, per ottenere una pronuncia di separazione con addebito è necessario che la violazione sia antecedente alla presentazione della domanda di separazione.

Inoltre deve esistere un nesso causale tra la condotta contraria ai doveri nascenti dal matrimonio e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, oppure nel caso in cui sussista un grave pregiudizio all’educazione della prole.

In parole povere, se prendiamo come esempio il tradimento, l’addebito della separazione è possibile solo se l’infedeltà è stata la causa della crisi coniugale e non il suo effetto. In ogni caso il comportamento di ciascun coniuge deve essere valutato confrontandolo con quello dell’altro.

Nel caso in cui non si riesca a raggiungere la piena prova che la condotta contraria ai doveri del matrimonio posta in essere da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stata la causa diretta del fallimento della convivenza, il giudice dovrà necessariamente astenersi dal pronunciare la separazione con addebito.

Per una maggiore chiarezza, occorre sottolineare che l’onere di fornire in giudizio la prova che la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio sia stata la causa dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza fino a determinare la separazione , sarà compito della parte richiedente l’addebito.

Ulteriori risorse utili

Prima di salutarti vorrei proporti la lettura di alcune guide di Affari Miei legate al tema della separazione e del divorzio: si tratta di un tema complesso, per questo potresti aver bisogno di altre informazioni. Eccole:

Buon proseguimento su Affari Miei!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
Affari-Miei
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