Assegno Divorzile: Presupposti dell’Assegno di Mantenimento – Guida 2018

In una realtà, dove è sempre più semplice accedere al divorzio, soprattutto grazie alle recenti riforme entrate in vigore, è necessario tenersi informati sugli aspetti che caratterizzano questa disciplina.

Proprio per questo motivo oggi verrà trattato un argomento molto spinoso, vale a dire l’assegno divorzile.

Che cosa si intende per assegno divorzile?

Dopo che i coniugi avranno affrontato tutti i passaggi necessari per mettere fine al loro matrimonio, si troveranno davanti alla sentenza che scioglierà il loro vincolo matrimoniale in via definitiva.

Tale sentenza, può benissimo prevedere che uno dei due coniugi, debba versare all’altro un determinato importo necessario al sostentamento dell’ex coniuge ed eventualmente dei figli, se essi ci sono.

Quindi stiamo parlando sostanzialmente di una contribuzione economica che ha come obbiettivo principale quello di dare un sostegno al coniuge che può essere considerato, economicamente parlando, più debole.

L’assegno divorzile, di regola viene versato mensilmente. In via eccezionale però, in base a quanto viene deciso dal tribunale, l’assegno può essere corrisposto in un’unica soluzione, vale a dire una tantum.

Ovviamente tale decisione può essere presa solo dopo che il tribunale stesso si sia accertato della conformità della somma dovuta.

Qualora l’assegno venga liquidato in un’unica soluzione, la parte che lo ha ricevuto, non solo perderà il diritto ad ulteriori richieste di natura economia, in quanto ritenute improponibili dalla legge stessa, ma non potrà neanche vantare alcun diritto in ambito successorio, vale a dire alla successione in caso di morte.

Inoltre, nel caso in cui, in un momento successivo alla pronuncia della sentenza di divorzio, dovessero cambiare le condizioni economiche di uno degli ex coniugi, quest’ultimi hanno il diritto, attraverso un ricorso, di chiedere al tribunale di modificare la quantità o la modalità di versamento dell’assegno.

Quali differenze ci sono tra l’assegno divorzile e l’assegno di mantenimento coniuge?

Dal momento che è molto semplice fare confusione tra assegno di mantenimento ed assegno di divorzio penso che sia importante spendere due parole per mettere in evidenza le differenze tra i due istituti.

Quando si parla di assegno di mantenimento, si fa riferimento a quella somma di denaro che viene versata durante la separazione, vale a dire quella fase che precede obbligatoriamente la sentenza di divorzio, fino a quando non si ottiene il divorzio vero e proprio.

Inoltre l’assegno di mantenimento si differisce dal quello di divorzio, in quanto il suo scopo è quello di mantenere, in favore del coniuge più debole economicamente, lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

L’assegno di divorzio invece, fa riferimento alla somma da versare a seguito della pronuncia della sentenza di divorzio. Questo viene dato con l’unico scopo di garantire all’ex coniuge più debole, la possibilità di vivere in modo autosufficiente.

Tirando le somme quindi, la differenza sostanziale tra l’assegno di mantenimento e l’assegno di divorzio, sta nel fatto che il primo è misurato in modo da garantire lo stesso tenore di vita che la coppia aveva quando stava ancora  insieme, mentre il secondo, si basa sul criterio di autosufficienza economica.

Quali sono i parametri di riferimento ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile?

Sulla base di quanto detto nel paragrafo precedente, è possibile individuare quelli che sono i parametri di riferimento ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile, soprattutto alla luce delle due recenti sentenza da parte della Cassazione Civile che hanno  portato a delle modifiche di non poco conto.

Infatti, fino al 2017, la Corte di Cassazione ha sempre ritenuto giusto che il parametro di riferimento da prendere in considerazione per scegliere la somma più adeguata da destinare dell’assegno di divorzio, dovesse essere rappresentato dal tenore di vita simile a quello avuto durante il matrimonio.

Con le due sentenze invece, le condizioni sono completamente mutate. Adesso, il criterio del tenore di vita avuto durante il matrimonio vale solo ed esclusivamente per quantificare l’assegno di mantenimento del coniuge separato e non anche divorziato.

Mentre, per i coniugi divorziati, ora vige solo il criterio dell’autoresponsabilità e autosufficienza economica. Questo perché, in base a quanto previsto dalla Corte di Cassazione, ciascun cittadino adulto deve provvedere autonomamente al proprio sostentamento, salvo quando ciò non sia oggettivamente possibile.

Infatti, ad esempio, se il coniuge economicamente più debole gode di un proprio reddito perché magari ha un lavoro, ma all’atto pratico, lo stipendio percepito non è sufficiente per il suo sostentamento, tale coniuge avrà comunque diritto all’assegno.

La Corte di cassazione motiva il cambiamento dei criteri di riferimento in modo semplice ed esaustivo. Spiega, che il divorzio, estingue il rapporto matrimoniale sia sul piano personale che su quello patrimoniale, estinguendo di conseguenza anche il tenore di vita che si aveva durante il matrimonio stesso.

Di conseguenza, alla luce di ciò, sarebbe incoerente far dipendere la determinazione dell’assegno di divorzio proprio da quel tenore di vita che ormai ha cessato di esistere.

Come si calcola l’importo dell’assegno divorzile?

Per stabilire l’importo dell’assegno divorzile, il tribunale, a sua discrezione effettua una valutazione e tiene conto:

  • della circostanza che l’ex coniuge sia economicamente indipendente;
  • del reddito di entrambe i coniugi;
  • del contributo apportato da entrambe sia sul piano umano che sul piano economico alla vita familiare ed anche della costruzione del patrimonio;
  • della durata del matrimonio. Inoltre, il tribunale, per entrare in possesso di più sicuri mezzi di prova e nel caso in cui emergano dei dubbi circa l’effettiva consistenza del patrimonio, può chiedere alla polizia tributaria di effettuare delle indagini patrimoniali.

In quali circostanze cessa il diritto all’assegno divorzile?

Ci sono dei casi in cui Il diritto a percepire l’assegno di divorzio si perde. Innanzitutto questo accade quando il beneficiare dell’assegno decide di risposarsi.

Ma nel caso in cui a risposarsi sia l’ex coniuge che versa l’assegno, l’obbligo di versamento non viene meno automaticamente, al massimo può essere un valido motivo per chiedere la revisione dell’importo.

Ulteriore circostanza che comporta la perdita dell’assegno è la morte del coniuge tenuto al versamento. In questo caso però, il coniuge beneficiario, ha comunque la possibilità di godere di altre forme di tutela.

Effettivamente, il coniuge divorziato che riceve l’assegno, ha il diritto di avvalersi sull’eredità dell’ex marito deceduto. La legge ha riconosciuto in capo al coniuge superstite il diritto a ricevere una somma di denaro periodica a carico dell’eredità del defunto.

Per ottenerlo però devono sussistere dei presupposti che elencherò di seguito:

  • essere titolari del diritto all’assegno di divorzio;
  • l’incapacità di soddisfare i propri bisogni primari.Tale valutazione spetta al giudice, il quale, terrà conto oltre che all’entità del bisogno anche della consistenza dell’eredità e del numero degli eredi e delle loro condizioni economiche;
  • infine, il diritto all’assegno potrà essere perso quando, a seguito della sentenza di divorzio, venga dimostrato che il coniuge beneficiario abbia i mezzi per provvedere autonomamente al proprio sostentamento e non si trova più in uno stato di bisogno.

Come viene regolato l’assegno divorzile in presenza di figli?

Nel caso in cui ci sia la presenza di figli, l’obbligo di mantenimento da parte dei genitori rimane fino a quando non raggiungono la piena e totale indipendenza economica.

Solo in questo specifico caso e quando si parla di separazione, i parametri di riferimento per il calcolo dell’importo dell’assegno,  si basano ancora sul tenore di vita che questi avevano quando ancora i genitori erano sposati.

Tale regola, come già è stato detto nei precedenti paragrafi, non vale più nel calcolo dell’importo dell’ex coniuge. Possiamo notare quindi una maggiore attenzione e tutela nei confronti dei figli.

Da ciò si evince che se a seguito del divorzio il coniuge obbligato, per ipotesi, non dovrà versare alcuna somma all’altro coniuge, resterà comunque obbligato a versare il mantenimento ai figli.

Ulteriori risorse utili

Prima di salutarti vorrei proporti la lettura di alcune guide di Affari Miei legate al tema della separazione e del divorzio: si tratta di un tema complesso, per questo potresti aver bisogno di altre informazioni. Eccole:

Buon proseguimento su Affari Miei!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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