Il redditometro è nullo se non basato su dati reali

La sentenza n. 462/02/14 della CTP di Reggio Emilia ha previsto che è illegittimo l’accertamento del redditometro qualora sia privo di ragionevolezza e basato su dati che non siano effettivamente riscontrabili nella realtà.

La sentenza riguardava un accertamento sintetico emesso dall’Agenzia delle Entrate e basato su alcuni parametri previsti dal vecchio redditometro. L’avviso di accertamento è stato impugnato dal contribuente il quale ha eccepito diversi vizi di legittimità, infondatezza e abnormità del reddito presunto rispetto a quanto effettivamente previsto nella realtà. Questo perché, in base alla ricostruzione dell’Ufficio, il contribuente avrebbe dovuto dichiarare un reddito minimo, solo per quanto concerne il mantenimento dell’autovettura, al finanziamento che è stato chiesto per acquistare la vettura stessa.

 

Redditometro nulloUna situazione che, secondo la tesi difensiva, non poteva essere sostenuta e che inoltre non teneva conto che alle spese contribuivano anche gli altri componenti del nucleo famigliare. L’agenzia ha difeso la propria tesi affermando che l’operato era corretto in quanto erano stati utilizzati i parametri previsti dai decreti ministeriali del 1992.

In primo grado è stato disposto che le spese rilevate dall’Ufficio costituiscono comunque il presupposto del redditometro in quanto, verosimilmente, alle stesse corrisponde un reddito o un disponibilità economica. L’art. 38 del DPR 600/73 prevedeva che l’amministrazione avesse la possibilità di determinare in maniera sintetica il reddito complessivo netto in base a circostanze ed elementi certi, e la ricostruzione fatta dall’ufficio potesse essere effettuata induttivamente.

 

Tuttavia, in base a quanto disposto dalla norma, l’Ufficio non ha la possibilità di effettuare una rettifica automatica in quanto l’applicazione del redditometro è solo uno spunto di indagine, che richiede ulteriori riscontri prima dell’effettuazione della rettifica. Pertanto occorre prescindere dal metodo sintetico qualora questo non effettui una ricognizione completa della capacità contributiva del contribuente e la pretesa tributaria sia avulsa dalla realtà.

 

Pertanto nel caso in esame il collegio ha concluso che l’ufficio non può prescindere dalla verifica della concreta situazione del contribuente in modo da quantificare il reddito nella maniera più attendibile.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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